Compri un’auto eco? La Lombardia ti regala il bollo per tre anni

Non pagare il bollo, un sogno per la maggior parte degli automobilisti italiani. Ma, che almeno per quelli lombardi, può diventare realtà. Almeno per i possessori di auto particolarmente virtuosi. La Regione Lombardia ha, infatti, deciso l’esenzione triennale dal pagamento della tassa auto – dal 2018 al 2020 – per le persone fisiche che acquistano autovetture, nuove o usate, Euro 5 o 6, non alimentate a gasolio. Altra condizione per accedere a questo beneficio è demolire contestualmente un veicolo inquinante. Per la demolizione è stato fissato anche un contributo di 90 euro. Il veicolo oggetto di demolizione deve essere intestato al proprietario/locatario dell’auto nuova o a persona appartenente al suo stesso nucleo familiare. A ciascun veicolo demolito può essere associato l’acquisto di una sola autovettura. Per chi acquista veicoli ibridi con ricarica elettrica esterna tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2020 è inoltre prevista la riduzione del 50% per un triennio della tassa auto.

Cosa dice Regione Lombardia

Il sito di Regione Lombardia riporta: “L’iniziativa rientra nell’ambito delle politiche regionali per la difesa della qualità dell’aria e la lotta all’inquinamento atmosferico. Il benefit triennale dal pagamento della tassa auto è cumulabile con il contributo per la demolizione e, se più favorevole, ingloba anche il beneficio previsto per l’acquisto di veicoli dotati di strumentazione di ricarica esterna”.

Quali sono le auto da demolire

Le autovetture da demolire e che danno accesso al contributo e al bollo gratis per tre anni sono quelle che appartengono a una delle seguenti classi emissive (il dato è riportato sulla carta di circolazione): Euro 0 benzina o diesel, non omologati ai sensi delle direttive 91/441/CEE, 91/542/CEE o 93/59/CEE Euro 1 a benzina o diesel, omologati ai sensi delle direttive 91/441/CEE, 91/542/CEE riga A o 93/59/CEE; Euro 2 diesel, omologati ai sensi delle direttive 91/542/CEE riga B, 94/12/CE, 96/1/CE, 96/44/CE, 96/69/CE, o 98/77/CE; Euro 3 diesel, omologati ai sensi delle direttive 98/69/CE, 98/77/CE fase A, 99/96/CE, 99/102/CE fase A, 2001/1/CE fase A, 2001/27/CE, 2001/100/CE fase A, 2002/80/CE fase A, 2003/76/CE fase A; autoveicoli a doppia alimentazione benzina/metano o benzina/GPL, omologati all’origine nella classe emissiva Euro 0 oppure Euro 1 a benzina.

E quali le auto da acquistare

Per avere il vantaggio del bollo gratuito per tre anni, i mezzi acquistati o comprati in leasing, nuovi o usati, deve appartenere alla categoria M1 (destinata al trasporto di persone, avente non più di otto posti a sedere, oltre a quello del conducente), di cilindrata non superiore a 2.000 cc, e appartenente alla classe emissiva Euro 5 o Euro 6con alimentazione bifuel (benzina GPL o benzina/metano), ibrida (benzina/elettrica) o a benzina. L’acquisto deve avvenire, nel corso del 2018, da parte della medesima persona fisica, o di componenti dello stesso nucleo familiare anagrafico, che risulti proprietario di un veicolo demolito nel 2018. L’immatricolazione, o la trascrizione dell’acquisto in caso di usato, deve avvenire fra il 2 gennaio e il 31 dicembre 2018.

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I bambini e la verdura, una relazione complicata

Tra i bambini e la verdura il rapporto è complicato. Lo sanno bene i genitori: 2 genitori su 10 dichiarano di non riuscire a farne mangiare quotidianamente ai propri figli nemmeno una porzione. Sebbene la quantità consigliata da nutrizionisti ed esperti per una sana e corretta alimentazione corrisponda a cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, i bambini italiani sembrano affetti da una vera e propria ‘verdurofobia’. Broccoli, carote, spinaci faticano a entrare nella dieta dei più piccoli. Come fare per farli amare dai nostri figli?

Un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto delle verdure

L’Iias, Istituto italiano alimenti surgelati, ha stilato un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto delle verdure. Ad esempio, un modo divertente per convincere i bambini a relazionarsi con il cibo è quello di coinvolgerli nella preparazione dei piatti. In questo modo i piccoli chef saranno anche più motivati ad assaggiare ciò che hanno contribuito a portare in tavola. Analogamente, coinvolgere i bambini durante la spesa può essere di stimolo per un primo assaggio.

Anche presentare le verdure in modo divertente può rappresentare un incentivo al consumo da parte dei bambini. Anche l’occhio vuole la sua parte, e le verdure ben si prestano a preparazioni colorate e attraenti.

Dare il buon esempio e lasciare spazio alla fantasia

Dare vita a preparazioni più ‘allegre’ e invoglianti può infatti essere d’aiuto, senza dimenticare che mettere nel piatto grandi quantità di verdure potrebbe scoraggiare e demotivare l’assaggio. Tutta la famiglia poi dovrebbe cercare di adottare lo stesso tipo di alimentazione, perché non si può pretendere che i bimbi si rimpinzino di frutta e verdura se i genitori disconoscono l’universo di ortaggi presenti in natura.

L’Italia è tra i pochi paesi europei considerati virtuosi per il consumo di verdura

L’Italia è tra i pochi paesi europei considerati “virtuosi” da questo punto di vista: nel 2017, riferisce Adnkronos, in Italia sono stati consumati circa 8,5 milioni di tonnellate di frutta e verdura, un quantitativo superiore del 3% rispetto all’anno precedente.

Anche il ricorso alle verdure surgelate è aumentato notevolmente: nel 2016, tra retail e food service, ne sono state consumate complessivamente 395.500 tonnellate. E nel 2017, complice anche l’esplosione di nuove tendenze alimentari, come il biologico, o il forte incremento di vegetariani e vegani, la crescita del consumo di vegetali surgelati, come zuppe e minestroni (+7,8%), e vegetali preparati (+5%), nei primi 2 quadrimestri dell’anno ha toccato quota 408.200 tonnellate (+3,2%).

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Italiani auto-dipendenti? Ancora sì, ma cambiano modi e mode 

La quasi totalità della popolazione italiana è quattroruote-dipendente. I dati parlano chiaro: l’88% dei nostri connazionali utilizza l’auto (personale) almeno una volta alla settimana. A cui si aggiunge un altro 4% che vi ricorre 1-2 volte al mese. Ma pure le due ruote non se la cavano male. Il 35% degli italiani va in bicicletta almeno una volta alla settimana. Per lavoro o per passione che sia. E un altro 4% fa lo stesso, ma opta per una bici elettrica. Lo rivela Doxa, che ha creato la divisione Mobility proprio per analizzare usi e costumi degli italiani in fatto di mobilità e capire come scelgono, come “vivono” e come cambiano i propri mezzi di trasporto.

L’auto ha un ruolo centrale nella vita di tutti noi

“Perché l’auto (ma non solo) riveste un ruolo centrale nella vita di tutti noi” spiega Barbara Galli, Mobility Director di Doxa e a capo dell’Osservatorio ‘On the Move’ avviato nei mesi scorsi e che ora può fornire un identikit a tutto tondo del modo di muoversi degli italiani.

Alla base dell’Osservatorio On the Move ci sono 7 mila interviste fatte in Italia al target consumer, combinate con tecniche di web listening e domande proiettive analizzate con metodologie di text analytics. Ma l’analisi potrà essere replicata anche a livello internazionale. Tanti numeri, quindi, ma anche vita vera e vissuta. “L’obiettivo dell’Osservatorio On the Move è misurare anche ‘la pancia’ degli utenti, carpirne gli umori e, soprattutto, le aspettative. Si scopre così per esempio che oggi la mobilità ha un percepito dicotomico: sta per indipendenza, libertà e scoperta, da un lato; ma anche per caos, stress, inquinamento e, in definitiva, fatica dall’altro” spiega una nota di Doxa. “La buona notizia è che domani sarà un altro giorno. La mobilità di domani è sostenibile, ecologica e condivisa” precisa Galli.

Cambiano i consumi, anche su strada

Fondamentale nel processo di cambiamento è il passaggio, progressivo, dal possesso all’uso del mezzo. Il fenomeno car sharing è però al momento prerogativa di poche grandi città. Milano in primis. E ha ancora molto spazio di crescita. “Questo non significa che in futuro rinunceremo in toto all’acquisto di una auto, una bici o un qualsiasi altro mezzo di trasporto” specifica Galli. “Ne acquisteremo meno, questo sì. Ma quelle/i che acquisteremo avranno una valenza anche emotiva molto superiore a quella attuale”. Le auto, quindi, saranno degli spazi sempre più nostri e personali. “Con tutto ciò che ne deriva in fatto di design, per esempio. Con auto ‘tutte vetri’, con interni realizzati in materiali naturali, con accessori capaci di coinvolgere i nostri sensi…” conclude Galli.

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E tu che app usi? La hit delle applicazioni a pagamento preferite dagli italiani

Gli italiani amano le app. E non si fanno scoraggiare nemmeno da quelle a pagamento, anzi: i nostri connazionali sono particolarmente motivati a spendere per accedere alle app di incontri, che da sole occupano quattro delle prime dieci posizioni della top ten delle app più scaricate. La classifica delle applicazioni su cui si concentra la spesa degli italiani nel 2017 è un rapporto degli analisti di App Annie, che prende in esame il mercato globale delle applicazioni disponibili per tutti i sistemi operativi. Ecco nel dettaglio le scelte fatte dai cybernauti tricolori: e non manca qualche sorpresa.

Netflix, Corriere e Tinder in pole position tra le app a pagamento

E’ abbastanza curiosa la composizione della pole position delle prime tre applicazioni preferite dai nostri connazionali. Al primo posto si piazza saldamente la tv in abbonamento di Netflix. Sul secondo gradino del podio si colloca la app del Corriere della Sera, a testimonianza che gli abitanti dello Stivale continuano a volersi informare attraverso fonti autorevoli. Cambio di direzione per la terza posizione, occupata dalla app di incontri Tinder.

Quanti incontri, più in basso la colonna sonora

Nei posti successivi di questa classifica si piazzano La Repubblica e altre due app per appuntamenti, Badoo e Loovo. Scendendo ulteriormente, al settimo posto si incontra Google Drive, all’ottavo la app di incontri Once, al nono le canzoni di Spotify e al decimo i corsi di lingue di Babbel.

La classifica delle app più utilizzate

Il panorama cambia analizzando invece la classifica delle applicazioni più usate dagli italiani, cioè comprese anche quelle gratuite. Nelle prime quattro posizioni, Mark Zuckerberg prende tutto: nel 2017 le app più utilizzate nel nostro paese sono tutte sue. Al primo posto c’è salda la chat WhatsApp, di proprietà di Facebook, seguita dalla stessa Facebook e da altre due che fanno capo alla medesima società:  Messenger e Instagram. Scendendo nella classifica delle app più usate nel Belpaese, al quinto posto si incontra quella di  Amazon. La top ten prosegue con la app musicale Shazam, le previsioni del tempo de Il Meteo, le canzoni di Spotify, le recensioni di TripAdvisor e la chat di Telegram.

Piacciono anche le app di giochi

Insieme alle informazioni, ai social, alla musica e agli incontri gli italiani dimostrano di apprezzare anche i giochi. La classifica di quelli più usati vede le tre prime posizioni occupate, nell’ordine, da Clash Royale, Candy Crush Saga e Clash of Clans. Buon divertimento.

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Autostrade, la mappa dei rincari

Anno nuovo, aumenti nuovi, pure per la mobilità. Oltre a luce e gas, infatti, arrivano dei bei salassi anche per quanto riguarda i pedaggi autostradali. Si tratta di aumenti percentuali non indifferenti: l’incremento medio per i veicoli sull’intera rete autostradale, calcolato sulla base delle percorrenze 2016, sarà di 2,74%. Lo afferma il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti precisando che l’aggiornamento annuale delle tariffe deriva dall’applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle Convenzioni Uniche stipulate dal 2007 in attuazione della legge di riforma del settore n. 296/2006 unitamente alle Delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e criteri di calcolo.

Da Autostrade per l’Italia gli aumenti più contenuti

Con un aumento dell’1,51%, l’adeguamento tariffario di Autostrade per l’Italia risulta essere il più basso. Il dato è stato diffuso da Autostrade per l’Italia in un comunicato precisando che tale incremento, in conformità alla Convenzione Unica, include il recupero del 70% dell’inflazione reale e la remunerazione dei nuovi investimenti effettuati.

Chi sale e chi scende: gli incrementi sulle varie tratte

Ecco qualche dato di pedaggio, e le relative variazioni, sulle autostrade di maggior percorrenza, così come ripreso da AdnKronos. Prato Est – Firenze Ovest: invariato; San Cesareo – Roma Sud: da 1,10 a 1,20 euro; Binasco – Milano Ovest: da 1,30 a 1,40 euro; Lodi – Milano Sud: da 2,30 a 2,40 euro; Gallarate Ovest- Vergiate-S.C.: invariato ; Padova Est – Venezia Mestre: invariato ; Milano Est – Bergamo: da 3,40 a 3,50 euro; Roma Nord – Orte: da 4,40 a 4,50 euro; Milano Ghisolfa – Rondissone: da 15,60 a 16,80 euro; Firenze Sud – Firenze Scandicci: da 1,10 a 1,20 euro. I rincari si fanno sentire molto di più per le concessionarie Rav (+52,69% Tratta Aosta Ovest – Morgex km 31,4 da euro 5,60 ad euro 8,40), Strada dei Parchi (+12,89%) e Autostrade Meridionali (+5,98%) a seguito del riconoscimento di pronunce giudiziarie su ricorsi attivati dalle società.

Per le Società Torino-Milano (8,34%) e Milano Serravalle (+13,91%) gli incrementi tariffari remunerano in particolar modo gli investimenti di adeguamento e potenziamento della rete eseguiti.

Le proteste dell’Unione Nazionale Consumatori

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, alza la voce: “Si tratta di aumenti inaccettabili. Anche se il rialzo medio dei pedaggi sulla rete autostradale è del 2,74%, ci sono incrementi bulgari. Avere rincari del 13,91%, come per la Milano Serravalle, vuol dire mandare in tilt i bilanci di quei pendolari costretti a prendere quella tratta”.

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Vivere, dormire, incontrare e lavorare. La casa è a “ciclo continuo”

La casa vissuta soltanto come rifugio, come “nido” dove ricaricare le batterie dopo una lunga giornata e ritrovarsi con i propri cari? Sì, ma non solo. Lo rivela la società di ricerche di mercato Doxa, con un’indagine che spiega che, oggi, un italiano su 3 è intento a svolgere con cadenza regolare o giornaliera un’attività lavorativa nella propria casa. Quindi l’abitazione non è più semplicemente il luogo del relax e dello ‘stacco’, ma anche un ambiente lavorativo a tutti gli effetti.

Un trend in forte crescita

In occasione di una delle principali fiere del settore della casa – HOMI, Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano, in programma dal 26 al 29 gennaio 2018 – Doxa presenterà ufficialmente l’osservatorio permanente sugli stili di vita abitativi degli italiani. E anticipa alcuni trend destinati a rivoluzionare la vita (e le case) di tutti noi. A cominciare dalla fruizione stessa dellabitazione, sempre più polifunzionale e modulabile. “È la casa a ciclo continuo che affianca alla funzione classica di cura e riposo quella produttiva e lavorativa sempre più diffusa tra tutte le classi d’età” spiega Paola Caniglia, Retail & Crowdsourcing Head of Department di Doxa. Che aggiunge: “Oggi le nostre case sono sempre più ‘vissute’ e presidiate durante l’intero arco della giornata. Anche da una percentuale crescente di popolazione attiva. E la tendenza è in forte crescita”.

Come si lavora nelle quattro mura

Ma chi sono i nostri connazionali, ben un terzo della popolazione, impegnati anche professionalmente a casa? “Si tratta perlopiù di persone che utilizzano il pc portatile per lavorare in vari ambienti, spostandosi a seconda della fascia oraria e delle esigenze degli altri componenti del nucleo familiare” spiega Caniglia. “Innescando così una serie di conseguenze a cascata sia nell’organizzazione degli spazi abitativi sia nella scelta degli arredi stessi della casa”.

Un modo di abitare che cambia nel tempo

Era il 1949 quando Doxa lanciò la prima ricerca di mercato sulla casa degli italiani. Scoprendo che il 96,8% delle famiglie non possedeva la ghiacciaia elettrica (ossia il frigorifero!), l’88,8% non aveva i termosifoni e, ancora, il 73,4% era senza il bagno in casa. Certo, era il Dopoguerra, e il nostro paese era molto diverso da come è adesso. Eppure la casa, già allora, era il rifugio per eccellenza. “E lo è ancora oggi” conferma Caniglia. Infatti “Il 75% degli italiani la considera ‘in cima alle priorità’ o comunque ‘molto importante'”.

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La gelosia? Non è comandata dal cuore, ma dal cervello

Alzi la mano chi non ha mai sofferto di gelosia, spesso ingiustificata. La colpa di questo sentimento così doloroso, capace anche di far compiere degli atti insensati, è stata per lungo tempo attribuita alla debolezza del cuore e a una sensibilità forse un po’ traballante. Niente di più falso. Se le cose sono state rimesse nel giusto ordine e se probabilmente in futuro potremo “curarci” dai morsi di questa scomoda emozione, dobbiamo dire grazie a delle… scimmiette.

Le scimmie Tili hanno rivelato come funziona il cervello

Una squadra di  di ricercatori del California National Primate Research Center ha infatti studiato una particolare specie di primati monogami, rilevando dati preziosi anche per “leggere” le emozioni umane e le loro relative conseguenze. Gli scienziati hanno infatti  mappato l’area della gelosia e della monogamia nel cervello, per ora in quello delle scimmie Titi. Questa simpatica specie di scimmie fa parte del 3-5% di animali caratterizzate da legami monogami e permanenti. Un po’ come nel caso degli esseri umani, le Titi sanno creare legami duraturi con il proprio partner, mostrando una serie di comportamenti decisamente umani. Ad esempio, si stressano se vengono separate dal loro compagno.

La gelosia coinvolge tutti 

“Hanno atteggiamenti ed emozioni che riconosciamo come vicine a come ci sentiamo noi”, afferma Karen Bales, scienziata che ha condotto lo studio insieme a Nicole Maninger. “L’idea alla base di tutto questo è che dobbiamo capire come funziona normalmente la neurobiologia del legame sociale, prima di capire cosa succede in situazioni in cui questo è compromesso. Ad esempio, nei disordini come l’autismo o la schizofrenia”. Gli scienziati hanno provocato nei maschi delle scimmie uno stato di gelosia, allontanandoli dalle loro compagne. Alle signore scimmiette è stato poi affiancato un maschio sconosciuto, facendo in modo che il partner assistesse alla scena. E per 30 minuti hanno filmato tutto.

Uno stato di alterazione fisico

I poveri maschi messi a dura prova hanno subito mostrato segni endocrini di stress sociale, con un deciso aumento di testosterone e cortisolo nell’organismo. Soprattutto, le scansioni del cervello delle scimmie che hanno dovuto vedere la loro partner con un altro maschio hanno rivelato una maggiore attività nella corteccia cingolata, una zona del cervello associata all’esclusione sociale negli esseri umani. Allo stesso tempo, gli studiosi hanno notato che nel cervello si attivavano anche alcune aree legate all’aggressività. E lo stesso processo cerebrale si produrrebbe nella mente degli esseri umani in preda a un attacco di gelosia.

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L’ufficio? Disegnalo con le pareti modulari

Coniugare funzionalità ed estetica, desiderio di privacy e necessità di collaborazione sono le principali tematiche che bisogna affrontare quanto si deve allestire un nuovo ufficio o ristrutturarne uno. Gli ambienti open space, tanto amati negli anni passati, hanno un po’ segnato il passo a favore di soluzioni allo stesso tempo ariose ma anche confortevoli e idonee alla migliore produttività.

Le pareti divisorie

La soluzione a ogni esigenza progettuale, quando si parla di spazi di lavoro, è rappresentata dalle pareti divisorie modulari. Decisamente meno statistiche e definitive dei “classici” muri in mattone, tali pareti garantiscono la migliore estetica e soprattutto, non essendo strutture permanenti, possono essere modificate o smontate anche in momenti successivi. In questo modo si potrà cambiare velocemente l’assetto dello spazio lavorativo con il mutare delle esigenze professionali. Ancora, possono essere montate in ambienti ridotti.

Velocità nell’installazione

L’installazione di questi elementi, purché fatta da professionisti esperti, richiede poco tempo e soprattutto prevede costi decisamente interessanti. Ancora, pur trattandosi di strutture modulari e flessibili, sotto il profilo della sicurezza tali pareti non hanno nulla in meno rispetto a soluzioni più tradizionali. Anzi, rispettano normative di legge ancora più severe e sono sottoposte a controlli accuratissimi.

Comfort in bellezza

Oltre alla praticità, spesso negli uffici e nelle aziende va rispettato anche il principio dell’estetica, specie se si tratta di luoghi in cui si ricevono i clienti, i partner e servano da spazi di rappresentanza. Anche in questo caso, nessun problema: esistono pareti modulari capaci di soddisfare le più varie esigenze estetiche e progettuali per forma, materiale e colore.

Pareti divisorie in vetro, largo alla luce

Tra le soluzioni che stanno sempre più prendendo piede in questo settore, spiccano in particolare modo le pareti divisorie in vetro. Per le loro intrinseche caratteristiche, sono la  soluzione ideale per organizzare open space e ambienti di lavoro, creando scenografiche sale riunioni o confortevoli uffici. La loro peculiarità e aspetto distintivo è quello di caratterizzare l’ambiente con una forte luminosità e trasparenza, donando ampiezza e respiro allo spazio di lavoro. Per avere un’idea più completa di quello che offre il mercato, un ottimo suggerimento è visitare la sezione Realizzazioni sul sito di R&T, uno dei principali brand italiani specializzati in pareti divisorie per ufficio. Direttamente on line si possono visionare le  opere realizzate in ambito sia industriale sia commerciale.

Prodotti su misura

Un altro aspetto da non sottovalutare è che anche le pareti divisorie in vetro, se realizzate da un’azienda esperta, possono essere di vario tipo e soprattutto di diverse dimensioni. Vengono infatti prodotte su misura per ogni singolo cliente a adattate agli spazi preesistenti. Le porte possono essere scorrevoli o a battente, intelaiate o a spigolo vivo in vetro. In uffici o aziende particolarmente “affollati”, le pareti possono essere dotate di appositi vetri per l’abbattimento del rumore.

Gestione facile

Semplici da mantenere e anche da pulire, dettaglio non da poco negli ambienti lavorativi, le pareti divisorie in vetro possono essere personalizzate con profili in diversi tinte, per dare all’ambiente un tocco creativo e in linea con il mood e i colori aziendali.

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Aiuto: nel mondo ci sono più Sim telefoniche che persone

I cellulari hanno preso il sopravvento, anche sulla popolazione. Stiamo parlando ovviamente di numeri, ma si tratta di dati davvero impressionanti. Oggi nel mondo ci sono più Sim attive che esseri umani. Le cifre parlano chiaro: il tasso di penetrazione della telefonia mobile ha toccato quota 103% nel corso del secondo trimestre 2017. Una percentuale che dice, forte e chiaro, che sul nostro pianeta ci sono più Sim che persone in carne e ossa.

I numeri del mobile

Complessivamente, nel mondo ci sarebbero 7,7 miliardi di abbonamenti alla telefonia mobile (+92 milioni nel secondo trimestre 2017), con una aumento intorno al 6% anno su anno. I dati sono il frutto dell’ultimo aggiornamento del Mobility Report di Ericsson. Incrementi così significativi si devono in particolare modo ai paesi a più alto tasso di crescita: la Cina in primis, con 19 milioni di nuovi abbonamenti, seguita dall’India (+17 milioni), dall’Indonesia (+7 milioni) e dal Ghana (+4 milioni).

Utenti e Sim: c’è chi ne possiede più di una

Alcuni numeri del report potrebbero apparire in contraddizione, se si considera che gli utenti ai servizi mobile hanno raggiunto quota 5,3 miliardi. L’apparente discrepanza tra il numero totale delle sottoscrizioni-abbonamenti (7,7 miliardi) e quello degli abbonati unici è spiegata dal fatto che alcuni utenti hanno più di una Sim attiva.

Il traffico dati aumenta, grazie alla banda larga

In base alle ultime rilevazioni, il traffico dati effettuato attraverso dispositivi mobili ha registrato un balzo del +67% nel corso dell’ultimo anno, considerato il periodo secondo trimestre 2016-secondo trimestre 2017.  Incrementi anche dall’inizio dell’anno: il secondo trimestre del 2017 segna un +10% sul primo trimestre. Questo vero e proprio boom è da attribuirsi al costante e veloce aumento degli abbonati alla banda larga mobile, nonché alla crescita del volume medio di dati per sottoscrizione, grazie soprattutto alla crescita di social network e condivisione di video.

Venduti 370 milioni di smartphone in un trimestre

Un altra cifra che fa rimanere a bocca aperta è il numero di smartphone venduti nel secondo trimestre 2017: si parla di 370 milioni di apparecchi, più o meno l’80% del totale dei cellulari venduti nel trimestre (il restante 20% è costituito dai vecchi cellulari che non hanno la connessione a Internet) rispetto al 75% del quarto trimestre 2015. Sul totale delle sottoscrizioni ai telefoni cellulari, il 56% è associato a smartphone. E per il prossimo futuro le previsioni sono tutte nelle direzione di un’ulteriore crescita.

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Advertising mirato, ecco il decoder intelligente

I vantaggi di uno spot televisivo, che proprio grazie alla sua potenza ed efficacia sul pubblico è un mezzo non alla portata di tutti gli inserzionisti, sono numerosi. Si può citare il fatto che il target di riferimento viene coinvolto direttamente a casa propria, in un contesto cioè intimo, dove si può essere ben disposti all’ascolto. Qualcuno cambierà canale e qualcun altro si alzerà dal divano, d’accordo, ma in tanti si lasceranno catturare da suoni, immagini, luci e altri elementi altamente spettacolari, che danno vita a storie spesso originali, in grado, in soli trenta secondi, di suscitare emozioni oppure informare. Ci pensa, poi, l’effetto ripetizione a stimolare meccanismi psicologici di riconoscimento e ricordo, e tutto questo secondo un patto ormai tacito con il pubblico, che non si sente manipolato e ha le conoscenze critiche per giocare con le figure retoriche inscenate: ironia, iperbole, contrapposizione e via seguendo.

Ciò che mancava allo spot televisivo, rispetto all’advertising sul web, è la capacita di campionare, profilare e targhettizzare il pubblico in base a quelli che sono i suoi reali interessi. Grazie agli algoritmi utilizzati nei più diffusi motori di ricerca e ai cookies dei siti web, infatti, su internet il pubblico riceve degli annunci pubblicitari assai mirati, legati ai propri interessi. Se si è visionato un sito di giocattoli per scegliere un regalo, si può star certi che su internet e i social network compariranno presto banner, mini-video e pop-up inerenti al prodotto ricercato o ai suoi competitor.

Seguendo questo stesso meccanismo, Sky ha attivato dal 2003 in Gran Bretagna una forma di targeting che consente di ricevere pubblicità meglio indirizzata anche in televisione, e ha da poco lanciato in Italia una sorta di decoder intelligente capace di selezionare la pubblicità in base ai gusti dello spettatore, in modo molto raffinato. Il servizio è attivo su chi ha ricevuto un decoder Hd MySky, che in Italia sono circa 3,3 milioni di utenti su 4,7 abbonati Sky totali. La pubblicità profilata è un vantaggio un po’ per tutte le parti in causa: Sky è in grado di fornire un servizio che offre la stessa misurabilità di un annuncio web anche in televisione. L’inserzionista può indirizzare la comunicazione pubblicitaria verso un target ricettivo, ottenuto studiando i dati socio-demografici degli abbonati, generando maggiori ritorni. Il pubblico, infine, assiste a spot televisivi che riescono a suscitare il suo interesse. Il decoder intelligente è uno strumento assai promettente, tanto che si attende una rapida adozione di un’analoga tecnologia da parte dei concorrenti di Sky.

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