Quattro italiani su dieci favorevoli al possesso di armi

Il nostro Paese si sta avvicinando sempre di più agli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda il “grilletto facile”? Sembrerebbe proprio di sì. In Italia, infatti, cresce la voglia di garantirsi la sicurezza personale da soli. Lo evidenzia il 1° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato dal Censis con Federsicurezza.

I dati sulla possibilità dell’uso di armi

In base ai dati del rapporto, emerge che il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. Il dato è in netto aumento rispetto al 26% rilevato nel 2015. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni).

Cresce il numero di chi può sparare

Il rapporto segnala poi che nel nostro paese è in aumento il numero delle persone che possono sparare. In Italia, nel 2017, si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno. La crescita più forte si è avuta per le licenze per il tiro a volo (sono quasi 585.000: +21,1% in un anno), più facili da ottenere, riporta AdnKronos. Si può ritenere che oggi complessivamente c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700.000 minori).

Cresce la paura e l’insicurezza. Perché?

Aumenta anche la sensazione, da parte dei nostri connazionali, di insicurezza. Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%), dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l’autodifesa: per loro la criminalità diventa il secondo problema più grave del Paese (segnalato dal 27,1%), dopo la mancanza di lavoro.

Protezione a casa, porta blindata la prima soluzione

Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori. Il più utilizzato è la porta blindata, che protegge dalle intrusioni le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% della popolazione adulta), 21 milioni di cittadini (il 42%) si è dotato di un sistema d’allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) hanno optato per vetri e infissi blindati, più di 15 milioni (il 30,7%) hanno installato una telecamera, poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte per custodire i propri beni. Per precauzione lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).

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Dall’elettronica ai veicoli spaziali, l’export italiano d’innovazione vale 3,5 miliardi al mese

Numeri stratosferici – come è giusto che sia, vista la categoria merceologica – per l’export italiano d’innovazione. Un settore – quello che va dall’elettronica ai veicoli spaziali – che vale ben 3,5 miliardi al mese, +7,4% in un anno. Solo nei primi 9 mesi del 2017, si tratta di quasi 32 miliardi di euro.

L’eccellenza italiana dove va?

Le prime destinazione dell’export sono Stati Uniti con 4,2 miliardi di euro, Belgio con 3,5 miliardi, Germania e Francia con quasi 3 miliardi. Ma a crescere di più tra le principali destinazioni sono l’Irlanda +264% (da 277 milioni a 1 miliardo di euro), la Russia (+48%) e gli Stati Uniti (+24%). Ma per sapere tutte le destinazioni dell’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa “Innovazione italiana nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi in collaborazione con le sue aziende speciali Promos per le Attività Internazionali e Innovhub – SSI.

Dagli aeromobili ai medicinali, ecco la mappa dell’export tricolore

Interessante anche esplorare dove vanno i prodotti dell’export a seconda delle categorie. Si dirigono negli Stati Uniti gli aeromobili e veicoli spaziali: l’export nei primi mesi del 2017 è di 1,2 miliardi, +9% e tra quelli che crescono di più c’è la Russia, +273%. Sempre verso gli Stati Uniti vanno i prodotti farmaceutici di base, 264 milioni di euro, mentre aumenta in un anno soprattutto il Regno Unito +61%. I medicinali e preparati farmaceutici invece prendono la via per il Belgio con 3,3 miliardi mentre è vero e proprio boom in Irlanda con +856%. I componenti elettronici e schede elettroniche vanno a Singapore, con 240 milioni mentre cresce soprattutto la Tailandia +164%. Computer e unità periferiche sono preferite in Spagna con 374 milioni mentre segna un +123% la Slovenia che è pure il Paese verso cui aumentano di più le esportazioni di prodotti di elettronica di consumo audio e video anche se è la Germania il principale partner con 63 milioni. Le apparecchiature per le telecomunicazioni vanno soprattutto in Spagna con 377 milioni mentre la crescita maggiore è registrata verso l’Arabia Saudita, +165%. Si dirigono in Germania 414 milioni di euro di strumenti e apparecchi di misurazione e orologi mentre è in avanzata il mercato orientale con Taiwan +62%. La Francia è il principale mercato per le apparecchiature elettromedicali con 84 milioni di euro ma la Cina segna +38%. Gli strumenti ottici e fotografici vanno in Germania con 37 milioni, in aumento i Paesi Bassi, +61%. I sopporti magnetici e ottici preferiscono la Polonia con 7 milioni e la Francia in crescita dell’86%.

Milano, tra le italiane è la prima per export

Da dove parte l’export italiano? Soprattutto da Milano con 4,6 miliardi in nove mesi, il 15% italiano, +11% in un anno. Seguono Latina con quasi 3 miliardi, 9,3% nazionale e Frosinone con 2,8 miliardi, 9%, +27%. Sfiorano i 2 miliardi di esportazioni anche Monza e Brianza (+62%) e Roma (+11%). Sopra il miliardo anche Napoli, Torino, Firenze, Ascoli Piceno e Varese. L’export lombardo di prodotti innovativi vale oltre un miliardo al mese (10 miliardi in nove mesi), un terzo del totale italiano. In crescita del 14% rispetto al 2016. Milano, con circa la metà regionale, Monza e Brianza e Varese prime per valore. Lodi è quarta con 780 milioni, +8,9%. In un anno crescono soprattutto Sondrio (+72%) e Monza e Brianza (+ 62%) e Bergamo (+36%).

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Compri un’auto eco? La Lombardia ti regala il bollo per tre anni

Non pagare il bollo, un sogno per la maggior parte degli automobilisti italiani. Ma, che almeno per quelli lombardi, può diventare realtà. Almeno per i possessori di auto particolarmente virtuosi. La Regione Lombardia ha, infatti, deciso l’esenzione triennale dal pagamento della tassa auto – dal 2018 al 2020 – per le persone fisiche che acquistano autovetture, nuove o usate, Euro 5 o 6, non alimentate a gasolio. Altra condizione per accedere a questo beneficio è demolire contestualmente un veicolo inquinante. Per la demolizione è stato fissato anche un contributo di 90 euro. Il veicolo oggetto di demolizione deve essere intestato al proprietario/locatario dell’auto nuova o a persona appartenente al suo stesso nucleo familiare. A ciascun veicolo demolito può essere associato l’acquisto di una sola autovettura. Per chi acquista veicoli ibridi con ricarica elettrica esterna tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2020 è inoltre prevista la riduzione del 50% per un triennio della tassa auto.

Cosa dice Regione Lombardia

Il sito di Regione Lombardia riporta: “L’iniziativa rientra nell’ambito delle politiche regionali per la difesa della qualità dell’aria e la lotta all’inquinamento atmosferico. Il benefit triennale dal pagamento della tassa auto è cumulabile con il contributo per la demolizione e, se più favorevole, ingloba anche il beneficio previsto per l’acquisto di veicoli dotati di strumentazione di ricarica esterna”.

Quali sono le auto da demolire

Le autovetture da demolire e che danno accesso al contributo e al bollo gratis per tre anni sono quelle che appartengono a una delle seguenti classi emissive (il dato è riportato sulla carta di circolazione): Euro 0 benzina o diesel, non omologati ai sensi delle direttive 91/441/CEE, 91/542/CEE o 93/59/CEE Euro 1 a benzina o diesel, omologati ai sensi delle direttive 91/441/CEE, 91/542/CEE riga A o 93/59/CEE; Euro 2 diesel, omologati ai sensi delle direttive 91/542/CEE riga B, 94/12/CE, 96/1/CE, 96/44/CE, 96/69/CE, o 98/77/CE; Euro 3 diesel, omologati ai sensi delle direttive 98/69/CE, 98/77/CE fase A, 99/96/CE, 99/102/CE fase A, 2001/1/CE fase A, 2001/27/CE, 2001/100/CE fase A, 2002/80/CE fase A, 2003/76/CE fase A; autoveicoli a doppia alimentazione benzina/metano o benzina/GPL, omologati all’origine nella classe emissiva Euro 0 oppure Euro 1 a benzina.

E quali le auto da acquistare

Per avere il vantaggio del bollo gratuito per tre anni, i mezzi acquistati o comprati in leasing, nuovi o usati, deve appartenere alla categoria M1 (destinata al trasporto di persone, avente non più di otto posti a sedere, oltre a quello del conducente), di cilindrata non superiore a 2.000 cc, e appartenente alla classe emissiva Euro 5 o Euro 6con alimentazione bifuel (benzina GPL o benzina/metano), ibrida (benzina/elettrica) o a benzina. L’acquisto deve avvenire, nel corso del 2018, da parte della medesima persona fisica, o di componenti dello stesso nucleo familiare anagrafico, che risulti proprietario di un veicolo demolito nel 2018. L’immatricolazione, o la trascrizione dell’acquisto in caso di usato, deve avvenire fra il 2 gennaio e il 31 dicembre 2018.

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I bambini e la verdura, una relazione complicata

Tra i bambini e la verdura il rapporto è complicato. Lo sanno bene i genitori: 2 genitori su 10 dichiarano di non riuscire a farne mangiare quotidianamente ai propri figli nemmeno una porzione. Sebbene la quantità consigliata da nutrizionisti ed esperti per una sana e corretta alimentazione corrisponda a cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, i bambini italiani sembrano affetti da una vera e propria ‘verdurofobia’. Broccoli, carote, spinaci faticano a entrare nella dieta dei più piccoli. Come fare per farli amare dai nostri figli?

Un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto delle verdure

L’Iias, Istituto italiano alimenti surgelati, ha stilato un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto delle verdure. Ad esempio, un modo divertente per convincere i bambini a relazionarsi con il cibo è quello di coinvolgerli nella preparazione dei piatti. In questo modo i piccoli chef saranno anche più motivati ad assaggiare ciò che hanno contribuito a portare in tavola. Analogamente, coinvolgere i bambini durante la spesa può essere di stimolo per un primo assaggio.

Anche presentare le verdure in modo divertente può rappresentare un incentivo al consumo da parte dei bambini. Anche l’occhio vuole la sua parte, e le verdure ben si prestano a preparazioni colorate e attraenti.

Dare il buon esempio e lasciare spazio alla fantasia

Dare vita a preparazioni più ‘allegre’ e invoglianti può infatti essere d’aiuto, senza dimenticare che mettere nel piatto grandi quantità di verdure potrebbe scoraggiare e demotivare l’assaggio. Tutta la famiglia poi dovrebbe cercare di adottare lo stesso tipo di alimentazione, perché non si può pretendere che i bimbi si rimpinzino di frutta e verdura se i genitori disconoscono l’universo di ortaggi presenti in natura.

L’Italia è tra i pochi paesi europei considerati virtuosi per il consumo di verdura

L’Italia è tra i pochi paesi europei considerati “virtuosi” da questo punto di vista: nel 2017, riferisce Adnkronos, in Italia sono stati consumati circa 8,5 milioni di tonnellate di frutta e verdura, un quantitativo superiore del 3% rispetto all’anno precedente.

Anche il ricorso alle verdure surgelate è aumentato notevolmente: nel 2016, tra retail e food service, ne sono state consumate complessivamente 395.500 tonnellate. E nel 2017, complice anche l’esplosione di nuove tendenze alimentari, come il biologico, o il forte incremento di vegetariani e vegani, la crescita del consumo di vegetali surgelati, come zuppe e minestroni (+7,8%), e vegetali preparati (+5%), nei primi 2 quadrimestri dell’anno ha toccato quota 408.200 tonnellate (+3,2%).

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Italiani auto-dipendenti? Ancora sì, ma cambiano modi e mode 

La quasi totalità della popolazione italiana è quattroruote-dipendente. I dati parlano chiaro: l’88% dei nostri connazionali utilizza l’auto (personale) almeno una volta alla settimana. A cui si aggiunge un altro 4% che vi ricorre 1-2 volte al mese. Ma pure le due ruote non se la cavano male. Il 35% degli italiani va in bicicletta almeno una volta alla settimana. Per lavoro o per passione che sia. E un altro 4% fa lo stesso, ma opta per una bici elettrica. Lo rivela Doxa, che ha creato la divisione Mobility proprio per analizzare usi e costumi degli italiani in fatto di mobilità e capire come scelgono, come “vivono” e come cambiano i propri mezzi di trasporto.

L’auto ha un ruolo centrale nella vita di tutti noi

“Perché l’auto (ma non solo) riveste un ruolo centrale nella vita di tutti noi” spiega Barbara Galli, Mobility Director di Doxa e a capo dell’Osservatorio ‘On the Move’ avviato nei mesi scorsi e che ora può fornire un identikit a tutto tondo del modo di muoversi degli italiani.

Alla base dell’Osservatorio On the Move ci sono 7 mila interviste fatte in Italia al target consumer, combinate con tecniche di web listening e domande proiettive analizzate con metodologie di text analytics. Ma l’analisi potrà essere replicata anche a livello internazionale. Tanti numeri, quindi, ma anche vita vera e vissuta. “L’obiettivo dell’Osservatorio On the Move è misurare anche ‘la pancia’ degli utenti, carpirne gli umori e, soprattutto, le aspettative. Si scopre così per esempio che oggi la mobilità ha un percepito dicotomico: sta per indipendenza, libertà e scoperta, da un lato; ma anche per caos, stress, inquinamento e, in definitiva, fatica dall’altro” spiega una nota di Doxa. “La buona notizia è che domani sarà un altro giorno. La mobilità di domani è sostenibile, ecologica e condivisa” precisa Galli.

Cambiano i consumi, anche su strada

Fondamentale nel processo di cambiamento è il passaggio, progressivo, dal possesso all’uso del mezzo. Il fenomeno car sharing è però al momento prerogativa di poche grandi città. Milano in primis. E ha ancora molto spazio di crescita. “Questo non significa che in futuro rinunceremo in toto all’acquisto di una auto, una bici o un qualsiasi altro mezzo di trasporto” specifica Galli. “Ne acquisteremo meno, questo sì. Ma quelle/i che acquisteremo avranno una valenza anche emotiva molto superiore a quella attuale”. Le auto, quindi, saranno degli spazi sempre più nostri e personali. “Con tutto ciò che ne deriva in fatto di design, per esempio. Con auto ‘tutte vetri’, con interni realizzati in materiali naturali, con accessori capaci di coinvolgere i nostri sensi…” conclude Galli.

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E tu che app usi? La hit delle applicazioni a pagamento preferite dagli italiani

Gli italiani amano le app. E non si fanno scoraggiare nemmeno da quelle a pagamento, anzi: i nostri connazionali sono particolarmente motivati a spendere per accedere alle app di incontri, che da sole occupano quattro delle prime dieci posizioni della top ten delle app più scaricate. La classifica delle applicazioni su cui si concentra la spesa degli italiani nel 2017 è un rapporto degli analisti di App Annie, che prende in esame il mercato globale delle applicazioni disponibili per tutti i sistemi operativi. Ecco nel dettaglio le scelte fatte dai cybernauti tricolori: e non manca qualche sorpresa.

Netflix, Corriere e Tinder in pole position tra le app a pagamento

E’ abbastanza curiosa la composizione della pole position delle prime tre applicazioni preferite dai nostri connazionali. Al primo posto si piazza saldamente la tv in abbonamento di Netflix. Sul secondo gradino del podio si colloca la app del Corriere della Sera, a testimonianza che gli abitanti dello Stivale continuano a volersi informare attraverso fonti autorevoli. Cambio di direzione per la terza posizione, occupata dalla app di incontri Tinder.

Quanti incontri, più in basso la colonna sonora

Nei posti successivi di questa classifica si piazzano La Repubblica e altre due app per appuntamenti, Badoo e Loovo. Scendendo ulteriormente, al settimo posto si incontra Google Drive, all’ottavo la app di incontri Once, al nono le canzoni di Spotify e al decimo i corsi di lingue di Babbel.

La classifica delle app più utilizzate

Il panorama cambia analizzando invece la classifica delle applicazioni più usate dagli italiani, cioè comprese anche quelle gratuite. Nelle prime quattro posizioni, Mark Zuckerberg prende tutto: nel 2017 le app più utilizzate nel nostro paese sono tutte sue. Al primo posto c’è salda la chat WhatsApp, di proprietà di Facebook, seguita dalla stessa Facebook e da altre due che fanno capo alla medesima società:  Messenger e Instagram. Scendendo nella classifica delle app più usate nel Belpaese, al quinto posto si incontra quella di  Amazon. La top ten prosegue con la app musicale Shazam, le previsioni del tempo de Il Meteo, le canzoni di Spotify, le recensioni di TripAdvisor e la chat di Telegram.

Piacciono anche le app di giochi

Insieme alle informazioni, ai social, alla musica e agli incontri gli italiani dimostrano di apprezzare anche i giochi. La classifica di quelli più usati vede le tre prime posizioni occupate, nell’ordine, da Clash Royale, Candy Crush Saga e Clash of Clans. Buon divertimento.

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Autostrade, la mappa dei rincari

Anno nuovo, aumenti nuovi, pure per la mobilità. Oltre a luce e gas, infatti, arrivano dei bei salassi anche per quanto riguarda i pedaggi autostradali. Si tratta di aumenti percentuali non indifferenti: l’incremento medio per i veicoli sull’intera rete autostradale, calcolato sulla base delle percorrenze 2016, sarà di 2,74%. Lo afferma il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti precisando che l’aggiornamento annuale delle tariffe deriva dall’applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle Convenzioni Uniche stipulate dal 2007 in attuazione della legge di riforma del settore n. 296/2006 unitamente alle Delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e criteri di calcolo.

Da Autostrade per l’Italia gli aumenti più contenuti

Con un aumento dell’1,51%, l’adeguamento tariffario di Autostrade per l’Italia risulta essere il più basso. Il dato è stato diffuso da Autostrade per l’Italia in un comunicato precisando che tale incremento, in conformità alla Convenzione Unica, include il recupero del 70% dell’inflazione reale e la remunerazione dei nuovi investimenti effettuati.

Chi sale e chi scende: gli incrementi sulle varie tratte

Ecco qualche dato di pedaggio, e le relative variazioni, sulle autostrade di maggior percorrenza, così come ripreso da AdnKronos. Prato Est – Firenze Ovest: invariato; San Cesareo – Roma Sud: da 1,10 a 1,20 euro; Binasco – Milano Ovest: da 1,30 a 1,40 euro; Lodi – Milano Sud: da 2,30 a 2,40 euro; Gallarate Ovest- Vergiate-S.C.: invariato ; Padova Est – Venezia Mestre: invariato ; Milano Est – Bergamo: da 3,40 a 3,50 euro; Roma Nord – Orte: da 4,40 a 4,50 euro; Milano Ghisolfa – Rondissone: da 15,60 a 16,80 euro; Firenze Sud – Firenze Scandicci: da 1,10 a 1,20 euro. I rincari si fanno sentire molto di più per le concessionarie Rav (+52,69% Tratta Aosta Ovest – Morgex km 31,4 da euro 5,60 ad euro 8,40), Strada dei Parchi (+12,89%) e Autostrade Meridionali (+5,98%) a seguito del riconoscimento di pronunce giudiziarie su ricorsi attivati dalle società.

Per le Società Torino-Milano (8,34%) e Milano Serravalle (+13,91%) gli incrementi tariffari remunerano in particolar modo gli investimenti di adeguamento e potenziamento della rete eseguiti.

Le proteste dell’Unione Nazionale Consumatori

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, alza la voce: “Si tratta di aumenti inaccettabili. Anche se il rialzo medio dei pedaggi sulla rete autostradale è del 2,74%, ci sono incrementi bulgari. Avere rincari del 13,91%, come per la Milano Serravalle, vuol dire mandare in tilt i bilanci di quei pendolari costretti a prendere quella tratta”.

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Vivere, dormire, incontrare e lavorare. La casa è a “ciclo continuo”

La casa vissuta soltanto come rifugio, come “nido” dove ricaricare le batterie dopo una lunga giornata e ritrovarsi con i propri cari? Sì, ma non solo. Lo rivela la società di ricerche di mercato Doxa, con un’indagine che spiega che, oggi, un italiano su 3 è intento a svolgere con cadenza regolare o giornaliera un’attività lavorativa nella propria casa. Quindi l’abitazione non è più semplicemente il luogo del relax e dello ‘stacco’, ma anche un ambiente lavorativo a tutti gli effetti.

Un trend in forte crescita

In occasione di una delle principali fiere del settore della casa – HOMI, Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano, in programma dal 26 al 29 gennaio 2018 – Doxa presenterà ufficialmente l’osservatorio permanente sugli stili di vita abitativi degli italiani. E anticipa alcuni trend destinati a rivoluzionare la vita (e le case) di tutti noi. A cominciare dalla fruizione stessa dellabitazione, sempre più polifunzionale e modulabile. “È la casa a ciclo continuo che affianca alla funzione classica di cura e riposo quella produttiva e lavorativa sempre più diffusa tra tutte le classi d’età” spiega Paola Caniglia, Retail & Crowdsourcing Head of Department di Doxa. Che aggiunge: “Oggi le nostre case sono sempre più ‘vissute’ e presidiate durante l’intero arco della giornata. Anche da una percentuale crescente di popolazione attiva. E la tendenza è in forte crescita”.

Come si lavora nelle quattro mura

Ma chi sono i nostri connazionali, ben un terzo della popolazione, impegnati anche professionalmente a casa? “Si tratta perlopiù di persone che utilizzano il pc portatile per lavorare in vari ambienti, spostandosi a seconda della fascia oraria e delle esigenze degli altri componenti del nucleo familiare” spiega Caniglia. “Innescando così una serie di conseguenze a cascata sia nell’organizzazione degli spazi abitativi sia nella scelta degli arredi stessi della casa”.

Un modo di abitare che cambia nel tempo

Era il 1949 quando Doxa lanciò la prima ricerca di mercato sulla casa degli italiani. Scoprendo che il 96,8% delle famiglie non possedeva la ghiacciaia elettrica (ossia il frigorifero!), l’88,8% non aveva i termosifoni e, ancora, il 73,4% era senza il bagno in casa. Certo, era il Dopoguerra, e il nostro paese era molto diverso da come è adesso. Eppure la casa, già allora, era il rifugio per eccellenza. “E lo è ancora oggi” conferma Caniglia. Infatti “Il 75% degli italiani la considera ‘in cima alle priorità’ o comunque ‘molto importante'”.

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La gelosia? Non è comandata dal cuore, ma dal cervello

Alzi la mano chi non ha mai sofferto di gelosia, spesso ingiustificata. La colpa di questo sentimento così doloroso, capace anche di far compiere degli atti insensati, è stata per lungo tempo attribuita alla debolezza del cuore e a una sensibilità forse un po’ traballante. Niente di più falso. Se le cose sono state rimesse nel giusto ordine e se probabilmente in futuro potremo “curarci” dai morsi di questa scomoda emozione, dobbiamo dire grazie a delle… scimmiette.

Le scimmie Tili hanno rivelato come funziona il cervello

Una squadra di  di ricercatori del California National Primate Research Center ha infatti studiato una particolare specie di primati monogami, rilevando dati preziosi anche per “leggere” le emozioni umane e le loro relative conseguenze. Gli scienziati hanno infatti  mappato l’area della gelosia e della monogamia nel cervello, per ora in quello delle scimmie Titi. Questa simpatica specie di scimmie fa parte del 3-5% di animali caratterizzate da legami monogami e permanenti. Un po’ come nel caso degli esseri umani, le Titi sanno creare legami duraturi con il proprio partner, mostrando una serie di comportamenti decisamente umani. Ad esempio, si stressano se vengono separate dal loro compagno.

La gelosia coinvolge tutti 

“Hanno atteggiamenti ed emozioni che riconosciamo come vicine a come ci sentiamo noi”, afferma Karen Bales, scienziata che ha condotto lo studio insieme a Nicole Maninger. “L’idea alla base di tutto questo è che dobbiamo capire come funziona normalmente la neurobiologia del legame sociale, prima di capire cosa succede in situazioni in cui questo è compromesso. Ad esempio, nei disordini come l’autismo o la schizofrenia”. Gli scienziati hanno provocato nei maschi delle scimmie uno stato di gelosia, allontanandoli dalle loro compagne. Alle signore scimmiette è stato poi affiancato un maschio sconosciuto, facendo in modo che il partner assistesse alla scena. E per 30 minuti hanno filmato tutto.

Uno stato di alterazione fisico

I poveri maschi messi a dura prova hanno subito mostrato segni endocrini di stress sociale, con un deciso aumento di testosterone e cortisolo nell’organismo. Soprattutto, le scansioni del cervello delle scimmie che hanno dovuto vedere la loro partner con un altro maschio hanno rivelato una maggiore attività nella corteccia cingolata, una zona del cervello associata all’esclusione sociale negli esseri umani. Allo stesso tempo, gli studiosi hanno notato che nel cervello si attivavano anche alcune aree legate all’aggressività. E lo stesso processo cerebrale si produrrebbe nella mente degli esseri umani in preda a un attacco di gelosia.

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L’ufficio? Disegnalo con le pareti modulari

Coniugare funzionalità ed estetica, desiderio di privacy e necessità di collaborazione sono le principali tematiche che bisogna affrontare quanto si deve allestire un nuovo ufficio o ristrutturarne uno. Gli ambienti open space, tanto amati negli anni passati, hanno un po’ segnato il passo a favore di soluzioni allo stesso tempo ariose ma anche confortevoli e idonee alla migliore produttività.

Le pareti divisorie

La soluzione a ogni esigenza progettuale, quando si parla di spazi di lavoro, è rappresentata dalle pareti divisorie modulari. Decisamente meno statistiche e definitive dei “classici” muri in mattone, tali pareti garantiscono la migliore estetica e soprattutto, non essendo strutture permanenti, possono essere modificate o smontate anche in momenti successivi. In questo modo si potrà cambiare velocemente l’assetto dello spazio lavorativo con il mutare delle esigenze professionali. Ancora, possono essere montate in ambienti ridotti.

Velocità nell’installazione

L’installazione di questi elementi, purché fatta da professionisti esperti, richiede poco tempo e soprattutto prevede costi decisamente interessanti. Ancora, pur trattandosi di strutture modulari e flessibili, sotto il profilo della sicurezza tali pareti non hanno nulla in meno rispetto a soluzioni più tradizionali. Anzi, rispettano normative di legge ancora più severe e sono sottoposte a controlli accuratissimi.

Comfort in bellezza

Oltre alla praticità, spesso negli uffici e nelle aziende va rispettato anche il principio dell’estetica, specie se si tratta di luoghi in cui si ricevono i clienti, i partner e servano da spazi di rappresentanza. Anche in questo caso, nessun problema: esistono pareti modulari capaci di soddisfare le più varie esigenze estetiche e progettuali per forma, materiale e colore.

Pareti divisorie in vetro, largo alla luce

Tra le soluzioni che stanno sempre più prendendo piede in questo settore, spiccano in particolare modo le pareti divisorie in vetro. Per le loro intrinseche caratteristiche, sono la  soluzione ideale per organizzare open space e ambienti di lavoro, creando scenografiche sale riunioni o confortevoli uffici. La loro peculiarità e aspetto distintivo è quello di caratterizzare l’ambiente con una forte luminosità e trasparenza, donando ampiezza e respiro allo spazio di lavoro. Per avere un’idea più completa di quello che offre il mercato, un ottimo suggerimento è visitare la sezione Realizzazioni sul sito di R&T, uno dei principali brand italiani specializzati in pareti divisorie per ufficio. Direttamente on line si possono visionare le  opere realizzate in ambito sia industriale sia commerciale.

Prodotti su misura

Un altro aspetto da non sottovalutare è che anche le pareti divisorie in vetro, se realizzate da un’azienda esperta, possono essere di vario tipo e soprattutto di diverse dimensioni. Vengono infatti prodotte su misura per ogni singolo cliente a adattate agli spazi preesistenti. Le porte possono essere scorrevoli o a battente, intelaiate o a spigolo vivo in vetro. In uffici o aziende particolarmente “affollati”, le pareti possono essere dotate di appositi vetri per l’abbattimento del rumore.

Gestione facile

Semplici da mantenere e anche da pulire, dettaglio non da poco negli ambienti lavorativi, le pareti divisorie in vetro possono essere personalizzate con profili in diversi tinte, per dare all’ambiente un tocco creativo e in linea con il mood e i colori aziendali.

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