Milano, Monza, Brianza, Lodi: cresce l’economia verde

I dati relativi al mondo economico verde sono incoraggianti e lo sono soprattutto in Regione Lombardia. Gli ultimi dati sono stati segnalati da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza, Lodi sui dati del Registro delle imprese del 2018, 2017 e 2013.

Aumenta il settore nel capoluogo lombardo

Biciclette, pulizia degli edifici, cura del paesaggio: sono 7 mila le imprese green a Milano, 17 mila in Lombardia su 79 mila in Italia. E lo sviluppo continua a registrare il segno più: +3,2% in un anno e + 23% in cinque. In Lombardia le eco-aziende sono +2,9% e + 20,4% e in Italia con +1,9% e +13,3%. Una impresa su cinque del settore nel Paese è concentrata nella Regione Lombarda.

E il fatturato è sempre più interessante

Gli addetti milanesi alle imprese verdi sono 74 mila, 129 mila i lombardi su un totale nazionale di 517 mila. Addirittura uno su tre è concentrata nella Regione. Anche il fatturato di 2 miliardi rispetto ai 5 lombardi e i 17 nazionali, è quasi un terzo in regione. C’è un boom nei settori che favoriscono una mobilità alternativa, in particolare quella elettrica, con effetti positivi per la riduzione dello smog.

Milano traina il boom dell’auto elettrica

Sono 7 mila le imprese coinvolte in questo settore che vede una forte crescita con +22% in cinque anni. La Camera di commercio è impegnata direttamente in questo mercato crescente, con la rilevazione dei prezzi delle colonnine di ricarica elettriche iniziata lo scorso anno. Prezzi indicativi dei materiali per impianti elettrici e speciali è il listino di riferimento nel settore degli impianti elettrici sulla piazza di Milano”, dice Massimo dal Checco, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La Camera di commercio ha costituito un tavolo tecnico ad hoc con le associazioni di categoria degli operatori di filiera (produttori, grossisti-istallatori, acquirenti).

Rilevazioni dal 2017

La rilevazione avviene dal 2017 per IE3601 Stazione di ricarica a parete e per IE3602, Stazione di ricarica a colonna. Per tali aggiornamenti sono state contattate le maggiori imprese produttrici del settore individuate all’interno del tavolo tecnico che ha operato nel 2017. Ad esempio, vale circa 1.300 euro la stazione di ricarica a parete (Wall-box) per autoveicolo dotata di 1 presa (cavo normalmente in dotazione al veicolo) senza circuito power, circa 6 mila euro la stazione di ricarica a colonna, in lamiera d’acciaio verniciata per ricarica di 2 autoveicoli dotata di 2 prese.

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2 Stress da rientro dalle ferie? Niente paura, combatterlo si può

Settembre, è tempo di tornare dalle ferie. Per qualcuno però il rientro può essere “traumatico”, e causare un vero e proprio malessere fisico ed emotivo. Si tratta della sindrome post-vacanze, e chi ne soffre forse dovrebbe chiedersi quanto la vita di tutti i giorni, il lavoro, le relazioni, il tempo libero, siano soddisfacenti. Secondo la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, direttore scientifico di Bioequilibrium e presidente di Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, “lo stacco dalla quotidianità, dai doveri e dalle responsabilità è doveroso, ma quando al ritorno dalle vacanze ci sentiamo più stressati di quando siamo partiti è decisamente un campanello d’allarme”.

Meglio tornare in città un paio di giorni prima di ricominciare a lavorare

Rituffarsi immediatamente nei consueti ritmi frenetici, tra scadenze, traffico e routine quotidiana, non è mai una buona idea. “Molto meglio sarebbe tornare in città un paio di giorni prima di ricominciare a lavorare – spiega la dottoressa Vinciguerra – ci potrebbe aiutare a sentirci meno stressati e più energici”. Ributtarsi immediatamente sui libri o al lavoro, e avere poco spazio da dedicare a noi stessi, può causare infatti un malessere fisico generalizzato che rischia di rendere ancora più difficile il ritorno alla vita di ogni giorno, riporta Askanews.

I sintomi della sindrome post-vacanze

Il Post Vacation Blues è una sindrome di cui soffre almeno un italiano su dieci tornando dalle ferie. Ma quali sono i sintomi della sindrome post-vacanze a livello fisico? “Mal di testa, fiacchezza, sonno, stordimento, irritabilità, sono alcune delle sensazioni che potremmo avvertire durante il primo periodo di ripresa delle attività”, spiega ancora Vinciguerra.

Ecco allora qualche consiglio per fronteggiare al meglio la sindrome post-vacanze. Innanzitutto la ripresa deve essere graduale, quindi evitare di rientrare dalle vacanze all’ultimo minuto, meglio rinunciare a un giorno in più in ferie e tornare in città per poter riambientarsi e fare le cose con calma.

La ricetta per combattere il rientro: fare attività fisica, uscire con gli amici, mangiare sano

Fare attività fisica non ha benefici solo sul corpo, ma serve a diminuire lo stress e a mantenere il buon umore poiché stimola la produzione di endorfine. Approfittare delle belle giornate di fine estate per uscire la sera e ritrovarsi con gli amici, poi, prolunga lo “spirito vacanziero”, e dormire almeno 7/8 ore a notte consente di ridurre stress e ansia da rientro.

Non meno importante è seguire un regime nutrizionale senza eccessi ed evitare diete rigide. E soprattutto imparare a rispettare i propri ritmi, ponendosi obiettivi semplici e arrivando con gradualità ai progetti più complessi.

Sono però soprattutto i più piccoli che dovrebbero avere la possibilità di riadattarsi gradualmente a orari e regole di tutti i giorni. Non si può pretendere che anche loro non soffrano di stress da rientro, se dopo un periodo prolungato senza restrizioni vengono catapultati bruscamente nella frenesia quotidiana.

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Farmaci: Italia primo produttore in Europa

L’Italia vanta il primato europeo nella produzione di farmaci. E dopo anni di testa a testa supera la Germania con 31,2 miliardi di euro di fatturato nel settore della produzione farmaceutica, contro i 30 miliardi dei tedeschi.

Un successo dovuto sia al boom dell’export, che oggi sfiora i 25 miliardi di euro, sia alle aziende a capitale nazionale, che singolarmente arrivano a investire oltre 300 milioni di euro all’anno in ricerca e sviluppo. E a oggi occupano i primi tre posti tra le imprese di tutti i settori manifatturieri.

Le aziende farmaceutiche italiane, un successo mondiale

“Abbiamo dimostrato sul campo di essere una freccia nell’arco del Sistema Italia – commenta Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, l’associazione delle industrie farmaceutiche italiane -. E possiamo ancora esserlo” Le imprese farmaceutiche italiane occupano fino a 17.000 addetti, alcune  portano nel logo il nome di famiglia, altre ancora hanno sfidato i mercati globali con successo, anche in segmenti  innovativi. Ci sono poi quelle a capitale estero, che in diversi casi vantano origini antiche in Italia, con stabilimenti di proprietà e propri centri di ricerca. E tra le imprese a capitale estero, la farmaceutica è il primo settore per somma di investimenti ed export, riferisce Adnkronos.

Negli ultimi dieci anni la produzione è stata determinata al 100% dall’export

La farmaceutica  rappresenta il 55% dell’export hi tech italiano. La crescita della produzione negli ultimi 10 anni è stata determinata al 100% dalle esportazioni, e l’Italia inoltre, sempre negli ultimi 10 anni, ha segnato il maggiore incremento dell’export farmaceutico, il più alto di tutti i settori, anche tra tutti i Paesi dell’Ue (107% complessivo rispetto a 74%). Un export, quello dei farmaci, cresciuto dal 1991 al 2017 di 15 volte, passando da 1,3 a 24,8 miliardi.

Se nella classifica per export dei 119 settori economici italiani nel 1991 i medicinali erano al 57° posto  oggi sono al 4°, dopo due settori della meccanica e gli autotrasporti. E nella classifica nazionale per export dei poli tecnologici i primi due sono farmaceutici (Lazio e Lombardia).

Industria farmaceutica: 3a in Italia per investimenti in R&S

Le imprese del farmaco nel 2017 hanno investito 2,8 miliardi di euro, di cui 1,5 in ricerca e 1,3 in impianti produttivi. Un valore cresciuto del 3% rispetto al 2016 e di oltre il 20% dal 2012.

Quanto a occupazione gli addetti farmaceutici negli ultimi 2 anni sono cresciuti del 4,5% rispetto agli altrui settori e +1,3% della media manifatturiera. E con 1,5 miliardi investiti nel 2017 (il 7% del totale), l’industria farmaceutica è 3a in Italia tra i settori manifatturieri per investimenti in R&S (+ 22% negli ultimi 5 anni, pari a +300 milioni di euro), più della media degli altri Paesi europei (16%). Gli investimenti da parte delle imprese del farmaco per gli studi clinici poi sono di 700 milioni all’anno, tra i più alti contributi al sistema nazionale di ricerca.

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Quattro italiani su dieci favorevoli al possesso di armi

Il nostro Paese si sta avvicinando sempre di più agli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda il “grilletto facile”? Sembrerebbe proprio di sì. In Italia, infatti, cresce la voglia di garantirsi la sicurezza personale da soli. Lo evidenzia il 1° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato dal Censis con Federsicurezza.

I dati sulla possibilità dell’uso di armi

In base ai dati del rapporto, emerge che il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. Il dato è in netto aumento rispetto al 26% rilevato nel 2015. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni).

Cresce il numero di chi può sparare

Il rapporto segnala poi che nel nostro paese è in aumento il numero delle persone che possono sparare. In Italia, nel 2017, si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno. La crescita più forte si è avuta per le licenze per il tiro a volo (sono quasi 585.000: +21,1% in un anno), più facili da ottenere, riporta AdnKronos. Si può ritenere che oggi complessivamente c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700.000 minori).

Cresce la paura e l’insicurezza. Perché?

Aumenta anche la sensazione, da parte dei nostri connazionali, di insicurezza. Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%), dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l’autodifesa: per loro la criminalità diventa il secondo problema più grave del Paese (segnalato dal 27,1%), dopo la mancanza di lavoro.

Protezione a casa, porta blindata la prima soluzione

Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori. Il più utilizzato è la porta blindata, che protegge dalle intrusioni le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% della popolazione adulta), 21 milioni di cittadini (il 42%) si è dotato di un sistema d’allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) hanno optato per vetri e infissi blindati, più di 15 milioni (il 30,7%) hanno installato una telecamera, poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte per custodire i propri beni. Per precauzione lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).

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Dall’elettronica ai veicoli spaziali, l’export italiano d’innovazione vale 3,5 miliardi al mese

Numeri stratosferici – come è giusto che sia, vista la categoria merceologica – per l’export italiano d’innovazione. Un settore – quello che va dall’elettronica ai veicoli spaziali – che vale ben 3,5 miliardi al mese, +7,4% in un anno. Solo nei primi 9 mesi del 2017, si tratta di quasi 32 miliardi di euro.

L’eccellenza italiana dove va?

Le prime destinazione dell’export sono Stati Uniti con 4,2 miliardi di euro, Belgio con 3,5 miliardi, Germania e Francia con quasi 3 miliardi. Ma a crescere di più tra le principali destinazioni sono l’Irlanda +264% (da 277 milioni a 1 miliardo di euro), la Russia (+48%) e gli Stati Uniti (+24%). Ma per sapere tutte le destinazioni dell’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa “Innovazione italiana nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi in collaborazione con le sue aziende speciali Promos per le Attività Internazionali e Innovhub – SSI.

Dagli aeromobili ai medicinali, ecco la mappa dell’export tricolore

Interessante anche esplorare dove vanno i prodotti dell’export a seconda delle categorie. Si dirigono negli Stati Uniti gli aeromobili e veicoli spaziali: l’export nei primi mesi del 2017 è di 1,2 miliardi, +9% e tra quelli che crescono di più c’è la Russia, +273%. Sempre verso gli Stati Uniti vanno i prodotti farmaceutici di base, 264 milioni di euro, mentre aumenta in un anno soprattutto il Regno Unito +61%. I medicinali e preparati farmaceutici invece prendono la via per il Belgio con 3,3 miliardi mentre è vero e proprio boom in Irlanda con +856%. I componenti elettronici e schede elettroniche vanno a Singapore, con 240 milioni mentre cresce soprattutto la Tailandia +164%. Computer e unità periferiche sono preferite in Spagna con 374 milioni mentre segna un +123% la Slovenia che è pure il Paese verso cui aumentano di più le esportazioni di prodotti di elettronica di consumo audio e video anche se è la Germania il principale partner con 63 milioni. Le apparecchiature per le telecomunicazioni vanno soprattutto in Spagna con 377 milioni mentre la crescita maggiore è registrata verso l’Arabia Saudita, +165%. Si dirigono in Germania 414 milioni di euro di strumenti e apparecchi di misurazione e orologi mentre è in avanzata il mercato orientale con Taiwan +62%. La Francia è il principale mercato per le apparecchiature elettromedicali con 84 milioni di euro ma la Cina segna +38%. Gli strumenti ottici e fotografici vanno in Germania con 37 milioni, in aumento i Paesi Bassi, +61%. I sopporti magnetici e ottici preferiscono la Polonia con 7 milioni e la Francia in crescita dell’86%.

Milano, tra le italiane è la prima per export

Da dove parte l’export italiano? Soprattutto da Milano con 4,6 miliardi in nove mesi, il 15% italiano, +11% in un anno. Seguono Latina con quasi 3 miliardi, 9,3% nazionale e Frosinone con 2,8 miliardi, 9%, +27%. Sfiorano i 2 miliardi di esportazioni anche Monza e Brianza (+62%) e Roma (+11%). Sopra il miliardo anche Napoli, Torino, Firenze, Ascoli Piceno e Varese. L’export lombardo di prodotti innovativi vale oltre un miliardo al mese (10 miliardi in nove mesi), un terzo del totale italiano. In crescita del 14% rispetto al 2016. Milano, con circa la metà regionale, Monza e Brianza e Varese prime per valore. Lodi è quarta con 780 milioni, +8,9%. In un anno crescono soprattutto Sondrio (+72%) e Monza e Brianza (+ 62%) e Bergamo (+36%).

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Compri un’auto eco? La Lombardia ti regala il bollo per tre anni

Non pagare il bollo, un sogno per la maggior parte degli automobilisti italiani. Ma, che almeno per quelli lombardi, può diventare realtà. Almeno per i possessori di auto particolarmente virtuosi. La Regione Lombardia ha, infatti, deciso l’esenzione triennale dal pagamento della tassa auto – dal 2018 al 2020 – per le persone fisiche che acquistano autovetture, nuove o usate, Euro 5 o 6, non alimentate a gasolio. Altra condizione per accedere a questo beneficio è demolire contestualmente un veicolo inquinante. Per la demolizione è stato fissato anche un contributo di 90 euro. Il veicolo oggetto di demolizione deve essere intestato al proprietario/locatario dell’auto nuova o a persona appartenente al suo stesso nucleo familiare. A ciascun veicolo demolito può essere associato l’acquisto di una sola autovettura. Per chi acquista veicoli ibridi con ricarica elettrica esterna tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2020 è inoltre prevista la riduzione del 50% per un triennio della tassa auto.

Cosa dice Regione Lombardia

Il sito di Regione Lombardia riporta: “L’iniziativa rientra nell’ambito delle politiche regionali per la difesa della qualità dell’aria e la lotta all’inquinamento atmosferico. Il benefit triennale dal pagamento della tassa auto è cumulabile con il contributo per la demolizione e, se più favorevole, ingloba anche il beneficio previsto per l’acquisto di veicoli dotati di strumentazione di ricarica esterna”.

Quali sono le auto da demolire

Le autovetture da demolire e che danno accesso al contributo e al bollo gratis per tre anni sono quelle che appartengono a una delle seguenti classi emissive (il dato è riportato sulla carta di circolazione): Euro 0 benzina o diesel, non omologati ai sensi delle direttive 91/441/CEE, 91/542/CEE o 93/59/CEE Euro 1 a benzina o diesel, omologati ai sensi delle direttive 91/441/CEE, 91/542/CEE riga A o 93/59/CEE; Euro 2 diesel, omologati ai sensi delle direttive 91/542/CEE riga B, 94/12/CE, 96/1/CE, 96/44/CE, 96/69/CE, o 98/77/CE; Euro 3 diesel, omologati ai sensi delle direttive 98/69/CE, 98/77/CE fase A, 99/96/CE, 99/102/CE fase A, 2001/1/CE fase A, 2001/27/CE, 2001/100/CE fase A, 2002/80/CE fase A, 2003/76/CE fase A; autoveicoli a doppia alimentazione benzina/metano o benzina/GPL, omologati all’origine nella classe emissiva Euro 0 oppure Euro 1 a benzina.

E quali le auto da acquistare

Per avere il vantaggio del bollo gratuito per tre anni, i mezzi acquistati o comprati in leasing, nuovi o usati, deve appartenere alla categoria M1 (destinata al trasporto di persone, avente non più di otto posti a sedere, oltre a quello del conducente), di cilindrata non superiore a 2.000 cc, e appartenente alla classe emissiva Euro 5 o Euro 6con alimentazione bifuel (benzina GPL o benzina/metano), ibrida (benzina/elettrica) o a benzina. L’acquisto deve avvenire, nel corso del 2018, da parte della medesima persona fisica, o di componenti dello stesso nucleo familiare anagrafico, che risulti proprietario di un veicolo demolito nel 2018. L’immatricolazione, o la trascrizione dell’acquisto in caso di usato, deve avvenire fra il 2 gennaio e il 31 dicembre 2018.

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I bambini e la verdura, una relazione complicata

Tra i bambini e la verdura il rapporto è complicato. Lo sanno bene i genitori: 2 genitori su 10 dichiarano di non riuscire a farne mangiare quotidianamente ai propri figli nemmeno una porzione. Sebbene la quantità consigliata da nutrizionisti ed esperti per una sana e corretta alimentazione corrisponda a cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, i bambini italiani sembrano affetti da una vera e propria ‘verdurofobia’. Broccoli, carote, spinaci faticano a entrare nella dieta dei più piccoli. Come fare per farli amare dai nostri figli?

Un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto delle verdure

L’Iias, Istituto italiano alimenti surgelati, ha stilato un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto delle verdure. Ad esempio, un modo divertente per convincere i bambini a relazionarsi con il cibo è quello di coinvolgerli nella preparazione dei piatti. In questo modo i piccoli chef saranno anche più motivati ad assaggiare ciò che hanno contribuito a portare in tavola. Analogamente, coinvolgere i bambini durante la spesa può essere di stimolo per un primo assaggio.

Anche presentare le verdure in modo divertente può rappresentare un incentivo al consumo da parte dei bambini. Anche l’occhio vuole la sua parte, e le verdure ben si prestano a preparazioni colorate e attraenti.

Dare il buon esempio e lasciare spazio alla fantasia

Dare vita a preparazioni più ‘allegre’ e invoglianti può infatti essere d’aiuto, senza dimenticare che mettere nel piatto grandi quantità di verdure potrebbe scoraggiare e demotivare l’assaggio. Tutta la famiglia poi dovrebbe cercare di adottare lo stesso tipo di alimentazione, perché non si può pretendere che i bimbi si rimpinzino di frutta e verdura se i genitori disconoscono l’universo di ortaggi presenti in natura.

L’Italia è tra i pochi paesi europei considerati virtuosi per il consumo di verdura

L’Italia è tra i pochi paesi europei considerati “virtuosi” da questo punto di vista: nel 2017, riferisce Adnkronos, in Italia sono stati consumati circa 8,5 milioni di tonnellate di frutta e verdura, un quantitativo superiore del 3% rispetto all’anno precedente.

Anche il ricorso alle verdure surgelate è aumentato notevolmente: nel 2016, tra retail e food service, ne sono state consumate complessivamente 395.500 tonnellate. E nel 2017, complice anche l’esplosione di nuove tendenze alimentari, come il biologico, o il forte incremento di vegetariani e vegani, la crescita del consumo di vegetali surgelati, come zuppe e minestroni (+7,8%), e vegetali preparati (+5%), nei primi 2 quadrimestri dell’anno ha toccato quota 408.200 tonnellate (+3,2%).

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Italiani auto-dipendenti? Ancora sì, ma cambiano modi e mode 

La quasi totalità della popolazione italiana è quattroruote-dipendente. I dati parlano chiaro: l’88% dei nostri connazionali utilizza l’auto (personale) almeno una volta alla settimana. A cui si aggiunge un altro 4% che vi ricorre 1-2 volte al mese. Ma pure le due ruote non se la cavano male. Il 35% degli italiani va in bicicletta almeno una volta alla settimana. Per lavoro o per passione che sia. E un altro 4% fa lo stesso, ma opta per una bici elettrica. Lo rivela Doxa, che ha creato la divisione Mobility proprio per analizzare usi e costumi degli italiani in fatto di mobilità e capire come scelgono, come “vivono” e come cambiano i propri mezzi di trasporto.

L’auto ha un ruolo centrale nella vita di tutti noi

“Perché l’auto (ma non solo) riveste un ruolo centrale nella vita di tutti noi” spiega Barbara Galli, Mobility Director di Doxa e a capo dell’Osservatorio ‘On the Move’ avviato nei mesi scorsi e che ora può fornire un identikit a tutto tondo del modo di muoversi degli italiani.

Alla base dell’Osservatorio On the Move ci sono 7 mila interviste fatte in Italia al target consumer, combinate con tecniche di web listening e domande proiettive analizzate con metodologie di text analytics. Ma l’analisi potrà essere replicata anche a livello internazionale. Tanti numeri, quindi, ma anche vita vera e vissuta. “L’obiettivo dell’Osservatorio On the Move è misurare anche ‘la pancia’ degli utenti, carpirne gli umori e, soprattutto, le aspettative. Si scopre così per esempio che oggi la mobilità ha un percepito dicotomico: sta per indipendenza, libertà e scoperta, da un lato; ma anche per caos, stress, inquinamento e, in definitiva, fatica dall’altro” spiega una nota di Doxa. “La buona notizia è che domani sarà un altro giorno. La mobilità di domani è sostenibile, ecologica e condivisa” precisa Galli.

Cambiano i consumi, anche su strada

Fondamentale nel processo di cambiamento è il passaggio, progressivo, dal possesso all’uso del mezzo. Il fenomeno car sharing è però al momento prerogativa di poche grandi città. Milano in primis. E ha ancora molto spazio di crescita. “Questo non significa che in futuro rinunceremo in toto all’acquisto di una auto, una bici o un qualsiasi altro mezzo di trasporto” specifica Galli. “Ne acquisteremo meno, questo sì. Ma quelle/i che acquisteremo avranno una valenza anche emotiva molto superiore a quella attuale”. Le auto, quindi, saranno degli spazi sempre più nostri e personali. “Con tutto ciò che ne deriva in fatto di design, per esempio. Con auto ‘tutte vetri’, con interni realizzati in materiali naturali, con accessori capaci di coinvolgere i nostri sensi…” conclude Galli.

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E tu che app usi? La hit delle applicazioni a pagamento preferite dagli italiani

Gli italiani amano le app. E non si fanno scoraggiare nemmeno da quelle a pagamento, anzi: i nostri connazionali sono particolarmente motivati a spendere per accedere alle app di incontri, che da sole occupano quattro delle prime dieci posizioni della top ten delle app più scaricate. La classifica delle applicazioni su cui si concentra la spesa degli italiani nel 2017 è un rapporto degli analisti di App Annie, che prende in esame il mercato globale delle applicazioni disponibili per tutti i sistemi operativi. Ecco nel dettaglio le scelte fatte dai cybernauti tricolori: e non manca qualche sorpresa.

Netflix, Corriere e Tinder in pole position tra le app a pagamento

E’ abbastanza curiosa la composizione della pole position delle prime tre applicazioni preferite dai nostri connazionali. Al primo posto si piazza saldamente la tv in abbonamento di Netflix. Sul secondo gradino del podio si colloca la app del Corriere della Sera, a testimonianza che gli abitanti dello Stivale continuano a volersi informare attraverso fonti autorevoli. Cambio di direzione per la terza posizione, occupata dalla app di incontri Tinder.

Quanti incontri, più in basso la colonna sonora

Nei posti successivi di questa classifica si piazzano La Repubblica e altre due app per appuntamenti, Badoo e Loovo. Scendendo ulteriormente, al settimo posto si incontra Google Drive, all’ottavo la app di incontri Once, al nono le canzoni di Spotify e al decimo i corsi di lingue di Babbel.

La classifica delle app più utilizzate

Il panorama cambia analizzando invece la classifica delle applicazioni più usate dagli italiani, cioè comprese anche quelle gratuite. Nelle prime quattro posizioni, Mark Zuckerberg prende tutto: nel 2017 le app più utilizzate nel nostro paese sono tutte sue. Al primo posto c’è salda la chat WhatsApp, di proprietà di Facebook, seguita dalla stessa Facebook e da altre due che fanno capo alla medesima società:  Messenger e Instagram. Scendendo nella classifica delle app più usate nel Belpaese, al quinto posto si incontra quella di  Amazon. La top ten prosegue con la app musicale Shazam, le previsioni del tempo de Il Meteo, le canzoni di Spotify, le recensioni di TripAdvisor e la chat di Telegram.

Piacciono anche le app di giochi

Insieme alle informazioni, ai social, alla musica e agli incontri gli italiani dimostrano di apprezzare anche i giochi. La classifica di quelli più usati vede le tre prime posizioni occupate, nell’ordine, da Clash Royale, Candy Crush Saga e Clash of Clans. Buon divertimento.

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Autostrade, la mappa dei rincari

Anno nuovo, aumenti nuovi, pure per la mobilità. Oltre a luce e gas, infatti, arrivano dei bei salassi anche per quanto riguarda i pedaggi autostradali. Si tratta di aumenti percentuali non indifferenti: l’incremento medio per i veicoli sull’intera rete autostradale, calcolato sulla base delle percorrenze 2016, sarà di 2,74%. Lo afferma il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti precisando che l’aggiornamento annuale delle tariffe deriva dall’applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle Convenzioni Uniche stipulate dal 2007 in attuazione della legge di riforma del settore n. 296/2006 unitamente alle Delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e criteri di calcolo.

Da Autostrade per l’Italia gli aumenti più contenuti

Con un aumento dell’1,51%, l’adeguamento tariffario di Autostrade per l’Italia risulta essere il più basso. Il dato è stato diffuso da Autostrade per l’Italia in un comunicato precisando che tale incremento, in conformità alla Convenzione Unica, include il recupero del 70% dell’inflazione reale e la remunerazione dei nuovi investimenti effettuati.

Chi sale e chi scende: gli incrementi sulle varie tratte

Ecco qualche dato di pedaggio, e le relative variazioni, sulle autostrade di maggior percorrenza, così come ripreso da AdnKronos. Prato Est – Firenze Ovest: invariato; San Cesareo – Roma Sud: da 1,10 a 1,20 euro; Binasco – Milano Ovest: da 1,30 a 1,40 euro; Lodi – Milano Sud: da 2,30 a 2,40 euro; Gallarate Ovest- Vergiate-S.C.: invariato ; Padova Est – Venezia Mestre: invariato ; Milano Est – Bergamo: da 3,40 a 3,50 euro; Roma Nord – Orte: da 4,40 a 4,50 euro; Milano Ghisolfa – Rondissone: da 15,60 a 16,80 euro; Firenze Sud – Firenze Scandicci: da 1,10 a 1,20 euro. I rincari si fanno sentire molto di più per le concessionarie Rav (+52,69% Tratta Aosta Ovest – Morgex km 31,4 da euro 5,60 ad euro 8,40), Strada dei Parchi (+12,89%) e Autostrade Meridionali (+5,98%) a seguito del riconoscimento di pronunce giudiziarie su ricorsi attivati dalle società.

Per le Società Torino-Milano (8,34%) e Milano Serravalle (+13,91%) gli incrementi tariffari remunerano in particolar modo gli investimenti di adeguamento e potenziamento della rete eseguiti.

Le proteste dell’Unione Nazionale Consumatori

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, alza la voce: “Si tratta di aumenti inaccettabili. Anche se il rialzo medio dei pedaggi sulla rete autostradale è del 2,74%, ci sono incrementi bulgari. Avere rincari del 13,91%, come per la Milano Serravalle, vuol dire mandare in tilt i bilanci di quei pendolari costretti a prendere quella tratta”.

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