La percezione della propria salute al tempo della pandemia

Nell’anno della pandemia non sembrano esserci stati cambiamenti rilevanti rispetto alla percezione della propria salute da parte dei cittadini di tutto il mondo: il 79% infatti si considera in salute. Forse è stata proprio la pandemia a fare rivalutare il concetto di salute, per cui non si intende più solo l’assenza di patologie, ma anche uno stato di benessere, di condizione sociale ed economica favorevole, di abitudini salutari giornaliere e di salute mentale. WIN International ha pubblicato l’Annual WIN World Survey (WWS-2020) che esplora le opinioni di 29.252 individui tra i cittadini di 34 paesi in tutto il mondo sulla propria salute e stili di vita. E BVA Doxa, membro italiano e socio fondatore di WIN, rivela le opinioni dei cittadini nel nostro Paese. Che quando si tratta di valutare la propria salute, si rivelano più ottimisti della media europea e globale.  

Gli uomini si considerano più sani delle donne

Nonostante la grande maggioranza dei cittadini si consideri sana, il 20% della popolazione si considera ancora non in salute. I risultati mostrano che gli uomini tendono a considerarsi più sani delle donne, e che più alto è il livello di istruzione degli individui più diffusa è la percezione della salute. Gli intervistati in Africa si considerano tra i più sani (90%) e, nel quadro globale, molto meno colpiti dalla pandemia nel 2020 rispetto ai cittadini di altri continenti, come Europa e Americhe. All’opposto, la regione Medio-Orientale ha il più basso tasso di percezione di buona salute osservato (72%).

L’Italia è all’ottavo posto nella top ten della salute

In Italia, la quota di coloro che si considerano sani sale ancora, arrivando all’88%, posizionandosi all’ottavo posto nella top ten dei Paesi i cui cittadini si considerano sani. Quanto a qualità del sonno, gli italiani sono in linea con la media del continente: in Italia il 61% afferma di dormire bene. Inoltre, il 36% degli italiani fa esercizio fisico regolarmente. Ma in un Paese dove i fumatori sono il 19% e i consumatori di alcool il 17%, a soffrire di stress è il 34% della popolazione.

In Europa solo la Francia supera l’Italia nel considerarsi in salute

Più o meno in linea con il risultato globale, il 76% dei cittadini in Europa si considera in salute. Tra i paesi Europei, solo la Francia supera l’Italia, con il 90% della popolazione che si considera in salute. Il 64% dei cittadini in Europa ammette poi di godere di un buon sonno, soprattutto in Croazia (75%), Finlandia e Spagna (72%) e Danimarca (71%). Tra le abitudini meno sane il consumo di alcool e fumo in Europa si attesta al 19%. Sono invece il 32% gli individui in Europa che ammettono di soffrire di stress.

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Turismo, fiducia in calo, ma l’Italia è la meta preferita anche dagli europei

La pandemia continua ad avere un peso importante sul settore travel. Le scelte dei consumatori sono sempre più attente alle misure sanitarie e di sicurezza implementate dai governi, con passaporto vaccinale, test Covid-19 gratuiti e riduzione della quarantena considerati elementi chiave per la ripresa dei viaggi internazionali. Quanto ai trend del 2021, prevale ancora la propensione al turismo di prossimità, con l’Italia come meta preferita anche dai viaggiatori europei. Lo rileva una ricerca condotta da Aigo, agenzia di marketing e comunicazione specializzata nel settore turismo, trasporti e ospitalità, e Travel Consul, network internazionale di agenzie indipendenti, sull’impatto del Covid-19 sull’industria turistica globale.

Un’industria ancora fragile e incerta

La ricerca fornisce la fotografia di un’industria ancora fragile e incerta a causa del generale atteggiamento di attesa nella programmazione dei viaggi da parte dei consumatori, ma che vede nelle politiche di flessibilità in merito a prenotazioni e cancellazioni, nella personalizzazione di prodotti e servizi, nella vaccinazione diffusa, nelle misure sanitarie e di sicurezza adottate da destinazioni e prestatori di servizi, le chiavi di volta per la ripresa del settore. Anche il 2021 sarà quindi un anno in divenire per il comparto, almeno per l’estate e fino a quando le vaccinazioni non saranno diffuse in modo massivo.

Il travel trade italiano è cauto, ma di fondo ottimista

Se si considera l’impatto sul settore e la propensione del consumatore, le stime di ripresa sono concentrate a partire dal prossimo anno. Rispetto all’edizione di settembre 2020, scende l’aspettativa di una ripresa nel 3° e 4° trimestre 2021, passando dal 34% all’odierno 4,1%. Un dato positivo si riscontra, invece, sulla propensione dei clienti verso i viaggi futuri, con un travel trade italiano che risulta essere cauto, ma di fondo ottimista, dal momento che da parte dei clienti prevale il posticipo delle prenotazioni sulle cancellazioni. Seppur prudenti, il 36% dei consumatori italiani guarda alla stessa destinazione che ha prenotato, il 45% sta aspettando per decidere le nuove date e la destinazione del viaggio precedentemente prenotato, mentre il 19% dei clienti vorrebbe cambiare meta.

Turismo domestico e di prossimità continuano a essere privilegiati

Dalla risposta italiana emergono la necessità di ridurre il periodo di quarantena, così come la possibilità di accedere a test Covid-19 gratuiti e il rilascio di un certificato sanitario (52%). Un aumento delle prenotazioni è atteso dopo che il vaccino sarà stato ampiamente somministrato (40%), con il 73% degli italiani che crede nell’impatto favorevole sulla richiesta di viaggi internazionali a seguito dell’eventuale adozione del certificato di immunità. Il 28% degli operatori però ha registrato nell’ultimo trimestre un aumento delle prenotazioni di viaggi entro i confini nazionali. In particolare, il 15% ha rilevato una crescita compresa tra il 21% e il 40%. Per quanto riguarda le soluzioni di maggiore interesse, i viaggi in solitaria vengono indicati dal 66% degli intervistati italiani, in crescita rispetto alla precedente rilevazione.

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La tecnologia di consumo protagonista del 2020: mercato a +5,5%

Lo abbiamo provato tutti sulla nostra pelle durante l’anno passato: la tecnologia ci ha “salvato” in un’infinità di situazioni, dal lavoro alla scuola, dall’intrattenimento alla spesa, dalla cucina fino al reperimento di informazioni. Insomma, il mondo tech è stato uno degli assoluti protagonisti del 2020 e l’andamento delle vendite lo conferma: secondo i dati GfK le vendite sono cresciute del +5,5% e il valore complessivo del mercato ha raggiunto i 15,5 miliardi di euro. La ricerca condotta dall’istituto di ricerche ha preso in considerazione i dati di sell-out delle principali insegne online e offline attive sul mercato italiano nel corso del 2020.

Chi sale e chi scende nella hit dei prodotti più acquistati

Anche per il comparto della tecnologia di consumo un ruolo chiave lo hanno avuto le vendite online, spinte dalle limitazioni ai negozi fisici imposte dai lockdown. Tanto che il canale online ha registrato una crescita significativa, arrivando a pesare il 24,4% del totale delle vendite a valore. Per quanto riguarda le varie tipologie di prodotti, a trainare l’aumento c’è la performance positiva del comparto IT Office (+32,5%), che a fine 2020 è arrivato a generare il 23,9% del valore complessivo del mercato italiano dei Technical Consumer Goods. Trend in crescita anche per il Piccolo Elettrodomestico (+15,5%), per l’Elettronica di consumo (+4,7%) e il Grande Elettrodomestico (+3,4%).

Rallenta invece nel corso del 2020 il comparto della Telefonia (-5,2%) che si conferma comunque il più importante per il mercato italiano della Tecnologia di Consumo, con una quota pari al 34,6%. Non sorprende invece che il comparto della fotografia – anche a causa dell’assenza di occasioni come viaggi, eventi sportivi, spettacoli –  chiuda in negativo a -36,9%.

Una crescita costante, con un boom a fine anno

La crescita del settore è stata omogenea durante tutto l’anno, a parte i due mesi di marzo e aprile, i più duri sotto il profilo della pandemia.  Rispetto agli anni passati, cresce ancora l’importanza dell’ultimo trimestre dell’anno, che arriva a pesare il 33% del totale delle vendite a valore. Tra ottobre e dicembre si sono concentrate infatti tantissime iniziative promozionali che hanno trainato gli acquisti di tecnologia: un fenomeno che va ben oltre la settimana del Black Friday e si estende su tutto il “Golden Quarter”. Insomma, i dati sembrano parlare chiaro su quello che vogliono gli italiani: toglieteci tutto, ma non la nostra tecnologia quotidiana.

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Lo shopping diventa phygital e i consumi ibridi tra virtuale e reale

Il report Lifestyle Survery pubblicato da Euromonitor International elenca le nuove priorità di shopping per l’anno nuovo sui consumi globali. Se da una parte avremo un occhio più attento verso la convenienza, spinti dal rallentamento economico in corso a livello globale, quando spenderemo lo faremo soprattutto per crearci “oasi all’aria aperta” in città, a supporto di un maggiore bisogno di benessere fisico e psicologico. Compreremo quindi prodotti per il giardinaggio, arredamento outdoor, sport e spenderemo per attività culturali e sociali all’aperto. E il pendolarismo sarà a piedi, in bicicletta o in scooter. Il 2021 di fatto porterà però una nuova tendenza, la cosiddetta Phygital, l’ibrido fra mondo fisico e virtuale, applicabile in molti ambiti, dal lavoro agli acquisti, dal gioco al tempo libero.

Aumenteranno gli strumenti digitali per praticare le attività quotidiane

Da casa sperimenteremo lo shopping con il personal shopper presente in negozio connesso in videocall o attraverso i nuovi camerini virtuali. Faremo pause pranzo o caffè con i colleghi in ufficio, connettendoci con schermi inseriti nelle aree comuni, e così via.

Insomma, aumenteranno gli strumenti digitali per praticare le attività quotidiane, a casa come fuori. Lo shopping, precisa una nota di Ansa, includerà anche nuovi e-games per avventurarsi “fuori” rimanendo a casa, e aumenterà anche l’offerta di lezioni di fitness virtuale, seguite dallo smartphone, ma coordinate dai trainer in diretta streaming, proprio in stile phygital.

Il revenge shopping

Neonata modalità di fare acquisti è inoltre l’inclusione di parametri più politici nelle scelte di spesa. Soprattutto per Millennials e Gen Z. Ma non solo. “I giovani si sentono particolarmente scollegati dal sistema politico, credendo che chi è al potere non lo faccia con cura di rappresentarli – scrivono gli analisti Euromonitor International -. Sottovalutare il malcontento ha portato irrequieti e ribelli verso il ‘revenge shopping’, cioè fare acquisti stravaganti dopo essere stati limitati e costretti a casa per molti mesi”. In particolare, di bevande alcoliche, cibi spazzatura e videogiochi.

Riconfigurare l’equilibrio tra lavoro e vita privata in un mondo socialmente distante

“I consumatori sono scossi e agitati, rivalutano le loro priorità e identità, riconfigurando l’equilibrio tra lavoro e vita privata ed esplorando nuovi hobby in un mondo socialmente distante”, spiegano gli analisti. Prima della pandemia il 46% della generazione Z e il 50% dei Millennials preferiva spendere i propri soldi per fare esperienze piuttosto che comprare oggetti, ma a furia di stare a casa, si prevede una ripresa dello shopping di giocattoli veri e giochi educativi per i bambini, e accessori per hobby per gli adulti. Andranno per la maggiore anche arti e mestieri, strumenti musicali, attrezzatura sportiva e lezioni online (taglio e cucito, fare a maglia, bricolage) per acquisire nuove competenze specialistiche.

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Le previsioni globali per il 2021

In tutto il mondo il 2021 è atteso con la speranza che possa essere un anno più favorevole di quello passato, soprattutto riguardo alla pandemia. A livello globale, il 60% delle persone è ottimista in merito alla disponibilità di un vaccino efficace, e se l’Italia è un po’ più pessimista (55%), la Cina (89%) è in assoluto il Paese più ottimista. Secondo il nuovo sondaggio Ipsos Global Advisor, il 47% delle persone a livello globale crede anche che ci sarà una nuova pandemia causata da un nuovo virus. L’Italia si posiziona al penultimo posto: soltanto il 33% crede questo uno scenario realizzabile. 

Economia e divari sociali

In ogni caso, solo per il 41% a livello globale la probabilità che la vita nel proprio Paese ritorni alla normalità è alta, e solo un terzo si aspetta che l’economia si sia completamente ripresa. Nel 20121 il 66% dei cittadini mondiali si aspetta che la disuguaglianza di reddito nel proprio Paese aumenti nel prossimo anno. Gli italiani sono ancora più pessimisti (80%). 

Per 4 persone su 10, poi, è probabile che i principali mercati azionari di tutto il mondo andranno in “crash”. In Italia la percentuale è del 37%. La metà della popolazione mondiale ritiene inoltre improbabile che nel 2021 si riesca a colmare il divario retributivo di genere: un parere condiviso dal 62% degli italiani, 11 punti in più rispetto alla media globale.

Aspettative tecnologiche

Il 36% dei cittadini globali e il 34% degli italiani afferma che nel 2021 i robot assomiglieranno, penseranno e parleranno come gli esseri umani . Quasi 6 persone su 10 ritengono però improbabile che la clonazione umana venga legalizzata, e anche per l’Italia questo appare uno scenario probabile soltanto per il 18% della popolazione. La maggior parte degli intervistati si aspetta inoltre che il fenomeno dell’e-commerce, ampiamente cresciuto durante il lockdown, continui anche nell’anno appena iniziato. Il 57% dei cittadini globali, e il 51% degli italiani, pensa che probabilmente farà più acquisti online che nei negozi fisici. Ma un terzo, a livello mondiale, pensa che nel 2021 il proprio account online possa essere violato. In Italia soltanto il 28% è d’accordo. 

Future minacce globali

Nel complesso, non ci sono preoccupazioni relative alla razza umana nel suo insieme: circa il 16% dei cittadini globali e italiani ritiene improbabile che gli esseri umani si estingueranno nel 2021. Una grande maggioranza in tutto il mondo prevede però che le temperature globali medie aumenteranno (75%). In Italia la percentuale è pari al 79%.  Sei persone su 10 pensano poi che sia improbabile che un asteroide colpirà la Terra, parere condiviso dal 62% degli italiani. Una minoranza (16%) ritiene però possibile l’esistenza dei fantasmi (13% in Italia), e ancora meno (12% dei cittadini globali e italiani), quella degli alieni.

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I 6 trend di Wired per il 2021

Digital Transformation, sostenibilità, finance, lavoro, wellbeing e media. Sono queste le 6 tendenze per il 20121 individuate da Wired nella 4a edizione di Wired Trends, l’iniziativa organizzata da Wired Italia in collaborazione con Ipsos attraverso 6 incontri trasmessi in diretta streaming. Durante il primo incontro, dedicato alla digital transformation, si è discusso di AI, infrastruttura di rete e del modello startup. Ma è stata anche un’occasione per parlare di e-commerce, didattica a distanza, pagamenti digitali, big data, competenze digitali e nuova normalità. 

La sostenibilità non è solo un trend 

“La pandemia ha momentaneamente messo in secondo piano la sostenibilità, ma le persone si sentono comunque parte del problema ambientale e vogliono impegnarsi per rimediare, partendo da ciò di tangibile che hanno vicino, come il riciclo e la riduzione di imballaggi e sprechi”, afferma Andrea Alemanno, Senior Client Officer di Ipsos. Il secondo appuntamento ha esplorato appunto il tema della sostenibilità, un argomento che non è solo un trend, ma che riguarda la necessità di riportare al centro del dibattito pubblico la crisi ambientale e climatica. Si è parlato quindi di Green New Deal, trasporti e come ripensare a un nuovo modo di vivere la casa e la città, creare un nuovo mercato dell’energia e modificare il sistema finanziario per contenere le emissioni. 

Finance, lavoro e conseguenza del lockdown

Il terzo appuntamento è stato dedicato al mondo finance, alla propensione al risparmio degli italiani e al bitcoin, ma anche delle novità nel mondo del venture capital. “Lo stato di salute finanziaria delle famiglie e delle imprese italiane è buono – spiega Stefania Conti, Business Development Director Financial Services di Ipsos – il 60% delle aziende si dichiara soddisfatto delle risorse che ha a disposizione, e il 54% considera la pandemia un’opportunità più che un rischio”.

Il quarto appuntamento, rivolto invece al tema del lavoro e alle conseguenze del lockdown sul mondo lavorativo, ha analizzato i punti di forza e debolezza dello smartworking, la formazione continua, le mansioni impossibili da automatizzare, ma anche le prospettive per gli ultrasettantenni, i contratti di categoria e l’inquadramento dei rider, e il gender gap. 

Wellbeing, media e nuova normalità

Nel quinto appuntamento si è discusso del wellbeing, delle soluzioni high tech che aiutano a promuovere il benessere, dei neuroni Gps, la salubrità dell’aria, i giardini zen virtuali, le potenzialità del gaming e il desiderio sempre più forte di sentirsi bene. Nel sesto e ultimo appuntamento si è discusso dei media, della crescita dello streaming e della cultura in digitale, dei libri fruibili da smartphone e del data based storytelling, nonché di dieta mediatica, influencer, e tecnologie per eventi e incontri da remoto. “Si tratta di contenuti molto accessibili, che fanno parte di un’offerta ampia e con un costo molto basso – aggiunge Enrica Tiozzo, Senior Client Officer di Ipsos -. Questo ci fa pensare che nella nuova normalità faremo tesoro di ciò che abbiamo imparato in questi mesi, e integreremo la cultura digitale con le modalità tradizionali”.

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E-commerce e pandemia, nel 2020 volano gli acquisti

Nel 2020 il 37% dei food shopper online ha aumentato la spesa destinata ai prodotti alimentari sui canali online, il 24% degli italiani ha aumentato quella per i beni non alimentari, e considerando tutti i beni di largo consumo, il 70% degli italiani tra 18 e i 65 anni ha effettuato almeno un acquisto online nell’ultimo anno. Questi alcuni risultati emersi dall’Osservatorio The World after Lockdown, curato da Nomisma e Crif, che da oltre sette mesi analizza l’impatto della pandemia Covid-19 sulla vita e i consumi dei cittadini, mostrando come la pandemia abbia letteralmente messo il turbo all’e-commerce.

Per il Largo Consumo Confezionato oltre 19 milioni di acquirenti online

Considerando i soli prodotti del Largo Consumo Confezionato (alimentari, bevande, prodotti per la cura della casa e l’igiene della persona, pet care eccetera) acquistati su tutti i canali digitali, gli acquirenti online oggi sono oltre 19 milioni. È inoltre significativa la crescita potenziale associata ai consumatori che oggi sono ancora legati al solo canale fisico, di cui il 29% si dichiara interessato a sperimentare il carrello digitale in futuro. Ma cosa c’è nel carrello digitale degli italiani? Per il 67% prodotti alimentari e bevande, e per il 33% beni non food. In particolare, il comparto cura persona e cura casa sul totale delle vendite nell’online è rispettivamente del 17% e del 9%, mentre l’incidenza del pet care è pari al 7%.

La spesa alimentare sul web

Se è vero che la maggior parte della spesa alimentare avviene sui siti delle insegne della Gdo (canale utilizzato dal 73%), in molti sperimentano anche altri canali online, come i pure players (32% di chi acquista alimentari online), i siti/app di vendita online specializzati in food&beverage, testati almeno una volta dal 13% di chi ha fatto la spesa digital. Ma quali sono le motivazioni della spesa alimentare online? Innanzitutto, la possibilità di acquistare 24h (driver di scelta indicato dal 27%), mentre il 18% lo fa per evitare code, e il 17% perché non vuole rinunciare alla comodità di non doversi spostare da casa.

Oltre la Gdo

I prodotti acquistati online acquistati dal maggior numero di italiani sono informatica ed elettronica (48%), abbigliamento/calzature (30%), farmaci da banco/parafarmaci/integratori (24%), e arredo/accessori per la casa (20%). In generale, i primi canali online di riferimento per l’acquisto dei beni non alimentari sono i marketplace come Amazon o Ebay (69%), seguiti dai negozi online (11%) e da shop online di negozi/catene fisici (10%). Alle diverse categorie di prodotto, si associano differenti preferenze nei canali utilizzati. Ad esempio, tra chi acquista online abbigliamento il 45% preferisce i negozi virtuali plurimarca, per l’arredamento la maggioranza indica piattaforme e-commerce come Amazon o Ebay (68%), e per l’elettronica la fanno da padrone i marketplace generalisti (78%). Per i farmaci/integratori invece i primi canali digital di riferimento sono le farmacie online (48%).

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Minacce informatiche, nel terzo trimestre crescono gli attacchi RDP

La sicurezza informatica, anche in tempi di Covid, resta un’assoluta priorità. Anche perché i criminali informatici sono sempre più abili a dribblare le varie protezioni. Alcuni aspetti di questo andamento si scoprono nel Report sulle minacce relative al terzo trimestre 2020 pubblicato da Eset, gruppo specializzato nella cybersecurity. Tra le altre evidenze, ci sono anche la rinascita dei cryptominners e un deciso aumento dei malware bancari.

Il lavoro da remoto il più “sensibile”

Dall’indagine, che mette in luce anche i progressi nella ricerca sulla sicurezza informatica, emerge che i cybercriminali si siano spostati dai temi legati al Coronavirus, che hanno segnato i primi mesi del 2020, per tornare a tattiche più abituali. Tuttavia, si legge anche come nell’ultimo periodo le violazioni si siano concentrate sul lavoro da remoto, un settore in cui i rischi restano particolarmente elevati. Il report evidenzia infatti un ulteriore aumento degli attacchi mirati di Remote Desktop Protocol (RDP), in continua crescita per tutto il primo semestre. Mentre il numero di client unici presi di mira è cresciuto di oltre un terzo, il totale di tentativi di attacco è aumentato del 140%. “Il continuo aumento degli attacchi RDP potrebbe essere il risultato del crescente numero di sistemi scarsamente protetti connessi a Internet durante la pandemia, o dell’ingresso di nuovi attori malevoli che si ispirano a gang del ransomware per colpire l’RDP”, ha dichiarato Jiří Kropáč, Head of Threat Detection Labs di Eset. Tra le altre tendenze emerse negli ultimi mesi spiccano l’avvento dei cryptominers e la crescita dei malware bancari.

Aumentano i chip Wi-Fi vulnerabili a bug
Il Report di Eset sulle minacce del terzo trimestre del 2020 ha esaminato anche i progressi delle analisi e i risultati più importanti ottenuti dai ricercatori. Tra i molteplici riscontri ottenuti, sono stati scoperti, ad esempio, un numero maggiore di chip Wi-FI vulnerabili a bug simili a quelli di KrØØk. Ma sono stati anche smascherati un malware per Mac in bundle con un’app per il trading di criptovalute; rilevato CDRThief che colpisce i softswitches dei VoIP di Linux; approfondito KryptoCibule, una triplice minaccia per le criptovalute.
Il Report ha inoltre scandagliato operazioni che sfruttano MAXScript dannosi, la diffusione di trojan bancari latinoamericani in Europa, nuove attività del gruppo di cybercriminali TA410 e un aggiornamento sugli strumenti del gruppo Gamaredon. Insomma, se i cybercriminali sono sempre più creativi, anche la sicurezza informatica fa passi da gigante.

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L’Intelligenza artificiale su YouTube scova i video non adatti ai minori

L’Intelligenza artificiale è al servizio della sicurezza dei minori che navigano sul web. Più in particolare, verrà utilizzata per “proteggere” i più piccoli dalla visone di video “vietati” a un pubblico minorenne. YouTube ha infatti deciso di affidarsi al machine learning per scovare i video non adatti ai minorenni, e in questo modo, poter applicare in modo automatico le relative restrizioni alla fruizione, rispettando così gli obblighi normativi vigenti nei vari Paesi.

Lo ha annunciato la piattaforma di Google, aggiungendo che in Europa, in ottemperanza alle nuove direttive UE, potrà anche chiedere ad alcuni utenti di verificarne l’età attraverso l’esibizione di un documento.

Il machine learning verrà applicato a tutti i contenuti caricati dagli utenti

Di fatto YouTube annuncia che applicherà l’apprendimento automatico (machine learning) al mare magnum di video caricati ogni giorno dagli oltre 2 miliardi di utenti. Ai filmati che contengono nudità o scene di sesso, ma anche linguaggio volgare, violenza o rappresentazione di attività pericolose, saranno applicate automaticamente le restrizioni in base alle norme adottate dalla piattaforma. L’utente che voglia guardarli dovrà accedere con il proprio account Google, da cui deve risultare un’età di almeno 18 anni, altrimenti sarà reindirizzato verso contenuti più adatti, riporta Ansa.

Restrizioni applicate anche a video su siti web di terze parti

La restrizione verrà applicata anche ai video Youtube inclusi tramite embedding da altri siti. Quindi, anche “agli spettatori che tentano di guardare i video soggetti a limiti di età sulla maggior parte dei siti web di terze parti”, spiega la piattaforma. I video saranno quindi reindirizzati su YouTube, dove dovranno effettuare effettuare il login con il proprio account. In Europa, inoltre, YouTube nei prossimi mesi introdurrà un nuovo passaggio di verifica dell’età, in linea con le ultime direttive tra cui quella sui servizi di media audiovisivi (Avms).

In Europa potrebbe essere richiesto un documento che provi la maggiore età

“Nell’ambito di questa procedura, è possibile che alcuni utenti europei debbano fornire un’ulteriore prova dell’età quando tentano di guardare contenuti inappropriati per i minori – aggiunge YouTube -. Se i nostri sistemi non riescono a stabilire che un utente ha almeno 18 anni, questi dovrà fornire un documento di identità valido o una carta di credito per la verifica dell’età”.

Queste iniziative, come altre che riguardano altri social network, nascono in seguito alla proteste degli inserzionisti avvenute durante l’estate, e sono espressione di una volontà di ripulitura per ora autoregolamentata, riferisce il Sole 24 Ore.

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Dall’inizio del lockdown 117 mila lavoratori autonomi in meno

L’occupazione indipendente crolla al livello più basso dal 2004, anno di inizio delle rilevazioni Istat. Si tratta di una vera e propria strage, confermata dalle stime provvisorie Istat dell’occupazione per il mese di luglio, che testimoniano il forte impatto della crisi economica dovuta al Covid-19 su imprenditori e autonomi. Dal mese di febbraio, ultimo dato prima del lockdown, a luglio si contano infatti 117 mila lavoratori autonomi in meno. Il dato diffuso dall’Istat sugli occupati e disoccupati relativi al mese di luglio rafforza e specifica meglio i caratteri della crisi in corso. E fa lanciare l’allarme a Confesercenti.

Lo scarto con luglio 2019 è di -556 mila occupati

L’associazione mette in evidenza in primo luogo “l’intensità” dei dati Istat. Nonostante luglio sia il primo mese di aumento dell’occupazione, dopo 4 mesi di riduzioni continuative in cui si sono persi 500 mila posti di lavoro, secondo Confesercenti lo scarto con luglio 2019 resta elevato: 556 mila occupati in meno, il 2,4%. E a pesare è proprio la crisi di imprenditori, professionisti e autonomi. Mentre sul mese i dipendenti aumentano di 145 mila unità (di cui 138 mila permanenti) gli indipendenti diminuiscono di 60 mila. Rispetto a luglio 2019 entrambe le componenti calano, ma la flessione dei dipendenti è pari all’1,8%, quella degli indipendenti al 4,5%.

“Il lockdown ha esacerbato dinamiche strutturali già operanti”

Se si osservano i dati dal 2004 si nota come il numero dei lavoratori sia crollato di 1,239 milioni, il 20% in meno, collocando questo dato tra i più bassi di sempre. “Il lockdown ha esacerbato le dinamiche strutturali già operanti, mettendo ancora più a nudo alcune contraddizioni della nostra economia – spiega Mauro Bussoni, Segretario Nazionale di Confesercenti -. Mentre per il lavoro dipendente le misure di sostegno hanno contenuto il tracollo, la rete di protezione messa a disposizione del lavoro autonomo e delle imprese si è rivelata insufficiente. L’Italia offre un ambiente sempre più ostile al fare impresa – continua Bussoni – non è più il Paese delle ‘ditte’, caratterizzato da un tessuto vivace di micro e piccole imprese e di autonomi. Una rete economica che garantisce ricchezza, posti di lavoro e servizi ai cittadini, che ora rischia di essere decimata dalla crisi innescata dal Covid”.

“Le micro e piccole imprese necessitano di alcuni interventi specifici di supporto”

Secondo il Segretario Nazionale Confesercenti “È urgente intervenire per invertire il trend negativo. Le micro e piccole imprese necessitano di alcuni interventi specifici di supporto, per frenare questa emorragia, ma anche e soprattutto per creare occasioni di rilancio. I sostegni introdotti fino a oggi hanno forse alleviato l’impatto della crisi, ma serve evidentemente di più”.

Tra le misure necessarie suggerite da Bussoni, “riformare fisco e lavoro per renderli più flessibili e a misura di impresa, e usare con efficacia le risorse europee per finanziare l’innovazione del sistema economico italiano – sottolinea ancora Bussoni – accompagnando le piccole imprese alla rivoluzione digitale”.

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