Cambia l’algoritmo di LinkedIn, le novità dei nuovi parametri

LinkedIn ha ritoccato il proprio algoritmo, e ora somiglia un po’ più a Facebook. Il social network professionale di proprietà di Microsoft ha seguito la stessa direzione scelta da Mark Zuckerberg e da altri social network, ovvero quella di promuovere le interazione positive tra gli utenti attraverso alcuni strumenti. Secondo Axios, che per primo ha reso nota la notizia, LinkedIn ha lavorato al nuovo algoritmo per 12-18 mesi. E ha già collaborato con alcuni “profili autorevoli” per adattare i post ai nuovi parametri. Intanto il social cresce, e oggi sembra giustificare quanto sborsato al momento dell’acquisizione da parte di Microsoft nel 2016, ovvero 26,2 miliardi di dollari. Il fatturato infatti è aumentato del 27% anno su anno, e del 29% nei tre mesi precedenti.

Più visibilità agli utenti con i quali ci sono maggiori possibilità di interagire

Un’indagine interna di LinkedIn ha rivelato che prima del cambio di algoritmo gran parte dell’attenzione si concentrava sull’1% degli utenti più seguiti. Tanti contenuti pubblicati, ma troppa concentrazione. Da qui è nata l’esigenza di modificarlo. Ora avranno più visibilità gli utenti con i quali ci sono maggiori possibilità di interagire. Cioè le persone con cui lo si ha già fatto, e crescerà quindi la visibilità dei contatti con cui si hanno interessi comuni. Fin qui, niente di molto diverso rispetto ad altre piattaforme. È interessante però un altro parametro: l’algoritmo tenderà a spingere i post che potrebbero interessare l’utente, ma che non hanno ricevuto grande attenzione. In pratica, quello che è già molto commentato e condiviso non dovrebbe avere ulteriori spinte.

Far emergere anche i contenuti sommersi

Una scelta che punta proprio a illuminare post in ombra, ma che risulta opposta rispetto ad altri social, che spingono chi già corre. La volontà di far emergere i contenuti sommersi è confermata anche dalla scelta di favorire le conversazioni di nicchie specifiche, penalizzando invece i post più generici. Un accorgimento figlio della natura professionale di Linkedin. Il social di Microsoft favorirà inoltre i post che incoraggiano l’interazione, ad esempio quelli che invitano a una risposta, così come quelli che usano menzioni e hashtag. Lunghezza e formato (video, foto o testo) non saranno rilevanti.

Promuovere un coinvolgimento di qualità

Molti sono i parametri che contano, dal numero di utenti attivi al tempo che trascorrono online. Ma alla quantità serve affiancare la qualità dell’interazione. Su Facebook Zuckerberg ha scelto di valorizzare quelle che chiama “interazioni significative”, quelle con amici, parenti e gruppi che interessano. Ecco perché, lo scorso anno, ha modificato l’algoritmo penalizzando le pagine di aziende non paganti e giornali per riempire la bacheca di post ritenuti più personali, riporta Agi. LinkedIn invece premia le nicchie, i post in ombra e quelli che incentivano una risposta. Ma è sempre una questione di affari, gli inserzionisti non si accontentano più dei grandi numeri, ma vogliono un pubblico interessato e attivo. E sono disposti a pagarlo di più.

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