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La tecnologia di consumo protagonista del 2020: mercato a +5,5%

Lo abbiamo provato tutti sulla nostra pelle durante l’anno passato: la tecnologia ci ha “salvato” in un’infinità di situazioni, dal lavoro alla scuola, dall’intrattenimento alla spesa, dalla cucina fino al reperimento di informazioni. Insomma, il mondo tech è stato uno degli assoluti protagonisti del 2020 e l’andamento delle vendite lo conferma: secondo i dati GfK le vendite sono cresciute del +5,5% e il valore complessivo del mercato ha raggiunto i 15,5 miliardi di euro. La ricerca condotta dall’istituto di ricerche ha preso in considerazione i dati di sell-out delle principali insegne online e offline attive sul mercato italiano nel corso del 2020.

Chi sale e chi scende nella hit dei prodotti più acquistati

Anche per il comparto della tecnologia di consumo un ruolo chiave lo hanno avuto le vendite online, spinte dalle limitazioni ai negozi fisici imposte dai lockdown. Tanto che il canale online ha registrato una crescita significativa, arrivando a pesare il 24,4% del totale delle vendite a valore. Per quanto riguarda le varie tipologie di prodotti, a trainare l’aumento c’è la performance positiva del comparto IT Office (+32,5%), che a fine 2020 è arrivato a generare il 23,9% del valore complessivo del mercato italiano dei Technical Consumer Goods. Trend in crescita anche per il Piccolo Elettrodomestico (+15,5%), per l’Elettronica di consumo (+4,7%) e il Grande Elettrodomestico (+3,4%).

Rallenta invece nel corso del 2020 il comparto della Telefonia (-5,2%) che si conferma comunque il più importante per il mercato italiano della Tecnologia di Consumo, con una quota pari al 34,6%. Non sorprende invece che il comparto della fotografia – anche a causa dell’assenza di occasioni come viaggi, eventi sportivi, spettacoli –  chiuda in negativo a -36,9%.

Una crescita costante, con un boom a fine anno

La crescita del settore è stata omogenea durante tutto l’anno, a parte i due mesi di marzo e aprile, i più duri sotto il profilo della pandemia.  Rispetto agli anni passati, cresce ancora l’importanza dell’ultimo trimestre dell’anno, che arriva a pesare il 33% del totale delle vendite a valore. Tra ottobre e dicembre si sono concentrate infatti tantissime iniziative promozionali che hanno trainato gli acquisti di tecnologia: un fenomeno che va ben oltre la settimana del Black Friday e si estende su tutto il “Golden Quarter”. Insomma, i dati sembrano parlare chiaro su quello che vogliono gli italiani: toglieteci tutto, ma non la nostra tecnologia quotidiana.

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L’Intelligenza artificiale su YouTube scova i video non adatti ai minori

L’Intelligenza artificiale è al servizio della sicurezza dei minori che navigano sul web. Più in particolare, verrà utilizzata per “proteggere” i più piccoli dalla visone di video “vietati” a un pubblico minorenne. YouTube ha infatti deciso di affidarsi al machine learning per scovare i video non adatti ai minorenni, e in questo modo, poter applicare in modo automatico le relative restrizioni alla fruizione, rispettando così gli obblighi normativi vigenti nei vari Paesi.

Lo ha annunciato la piattaforma di Google, aggiungendo che in Europa, in ottemperanza alle nuove direttive UE, potrà anche chiedere ad alcuni utenti di verificarne l’età attraverso l’esibizione di un documento.

Il machine learning verrà applicato a tutti i contenuti caricati dagli utenti

Di fatto YouTube annuncia che applicherà l’apprendimento automatico (machine learning) al mare magnum di video caricati ogni giorno dagli oltre 2 miliardi di utenti. Ai filmati che contengono nudità o scene di sesso, ma anche linguaggio volgare, violenza o rappresentazione di attività pericolose, saranno applicate automaticamente le restrizioni in base alle norme adottate dalla piattaforma. L’utente che voglia guardarli dovrà accedere con il proprio account Google, da cui deve risultare un’età di almeno 18 anni, altrimenti sarà reindirizzato verso contenuti più adatti, riporta Ansa.

Restrizioni applicate anche a video su siti web di terze parti

La restrizione verrà applicata anche ai video Youtube inclusi tramite embedding da altri siti. Quindi, anche “agli spettatori che tentano di guardare i video soggetti a limiti di età sulla maggior parte dei siti web di terze parti”, spiega la piattaforma. I video saranno quindi reindirizzati su YouTube, dove dovranno effettuare effettuare il login con il proprio account. In Europa, inoltre, YouTube nei prossimi mesi introdurrà un nuovo passaggio di verifica dell’età, in linea con le ultime direttive tra cui quella sui servizi di media audiovisivi (Avms).

In Europa potrebbe essere richiesto un documento che provi la maggiore età

“Nell’ambito di questa procedura, è possibile che alcuni utenti europei debbano fornire un’ulteriore prova dell’età quando tentano di guardare contenuti inappropriati per i minori – aggiunge YouTube -. Se i nostri sistemi non riescono a stabilire che un utente ha almeno 18 anni, questi dovrà fornire un documento di identità valido o una carta di credito per la verifica dell’età”.

Queste iniziative, come altre che riguardano altri social network, nascono in seguito alla proteste degli inserzionisti avvenute durante l’estate, e sono espressione di una volontà di ripulitura per ora autoregolamentata, riferisce il Sole 24 Ore.

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Lavoro agile: ecco le best practice

Il lavoro agile sta iniziando a diventare una normalità. In questo contesto, di grande trasformazione, dynamic working, comunicazione coerente e politiche aziendali sono gli elementi che attraggono i talenti. Ad affermarlo è PageGroup, società leader mondiale nel recruitment, che ha illustrato le best practice utili alle aziende che ancora non hanno adottato politiche di flessibilità oraria e di welfare. Dynamic working, comunicazione coerente e politiche aziendali sono appunto i tre punti cardine attorno ai quali costruire ed implementare piani efficaci di smart working.

Smart working apprezzato da Millennial e Generazione X

Millennial e Generazione X sono d’accordo nel conferire un impatto positivo dello smart working sul work life balance (rispettivamente per il 72% e per il 62%, secondo lo studio di PageGroup “Lavoro e vita privata”), dati che rendono evidente la necessità di ripensare i propri modelli organizzativi per le società che vogliono attrarre i migliori talenti e favorire il benessere dei propri dipendenti grazie ad un contesto lavorativo flessibile e moderno. Tuttavia, creare un ambiente di lavoro che rispetti queste caratteristiche non è sempre semplice. Dal ripensamento degli spazi all’adozione di nuove tecnologie, i fattori che concorrono alla creazione di un ecosistema agile sono molteplici e spesso determinati da elementi esterni al mondo del lavoro: infatti, il cambiamento degli stili di vita e delle aspettative delle generazioni più giovani hanno contribuito a creare una vera e propria “nuova normalità”. Motivo per cui, ad oggi, il lavoro flessibile non è più considerato un benefit esclusivo, ma un elemento assodato all’interno della quotidianità in cui viviamo e lavoriamo.

In base alla propria esperienza, PageGroup ha individuato tre pilastri chiave su cui fondare la nuova normalità e portarla all’interno delle aziende.

I pilastri chiave

La nuova normalità, secondo gli esperti, si sviluppa su tre direttrici. Prima,  il Dynamic working: lavoro basato su rendimento e conseguimento dei risultati, piuttosto che sul numero di ore passate in ufficio. Se il rendimento è elevato e le responsabilità rispettate, non dovrebbe importare dove e quando i risultati sono prodotti. Seconda, la comunicazione coerente: i dipendenti devono essere sempre coinvolti e consapevoli delle decisioni e dei cambiamenti che arrivano da amministratori e dirigenti. Questo permette di creare un ambiente inclusivo, in cui nessuno si sente discriminato.

Terza direttrice, politiche a livello aziendale: nel caso in cui venga introdotta una politica di lavoro flessibile, dev’essere applicata a tutti i livelli (magari escludendo solo i dipendenti in prova). Questo per creare un senso di comunità e un ambiente che promuove l’uguaglianza. Inoltre, in questo modo il personale si sente supportato, accettato e riconosciuto.

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Riscatto laurea, con il simulatore il calcolo è più facile

La possibilità di riscattare gli anni dell’università è particolarmente interessante per chi mira alla pensione. Fino ad ora, però, il conteggio di quanto versare per il periodo di studio non era esattamente un procedimento agevole. Ed ecco la bella notizia: il riscatto di laurea non è più un rompicapo grazie al simulatore del calcolo esteso alla gestione pubblica previsto dall’Inps. Infatti l’Istituto ha reso noto, segnala AdnKronos, che la funzionalità per la simulazione del calcolo dell’onere di riscatto dei periodi di corsi di studio universitario è stata implementata. Lo strumento di simulazione, già previsto per gli iscritti alla gestione privata, è stato infatti esteso agli iscritti alle casse della gestione pubblica. Per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali di artigiani, commercianti, coltivatori diretti e coloni mezzadri, la funzionalità è stata estesa ai periodi collocati nei sistemi retributivo e misto. Nel messaggio vengono fornite le indicazioni operative per la simulazione e vengono spiegati i dati necessari per il calcolo dell’onere di riscatto.

Le caratteristiche del simulatore

Lo strumento consente, quindi, di effettuare il calcolo dell’onere di riscatto sulla base dei dati immessi e con riferimento all’anno corrente. L’importo ottenuto ha mera valenza orientativa. Inoltre, l’onere in parola è determinato in base alle norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo, tenuto conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto. L’Inps ricorda che rientrano nel sistema di calcolo retributivo i periodi: precedenti al 1° gennaio 1996 fino al 31 dicembre 2011, se il richiedente abbia maturato 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Rientrano, invece, nel sistema di calcolo contributivo i periodi successivi al 31 dicembre 1995, se a tale data il richiedente non abbia maturato 18 anni di contribuzione, successivi al 31 dicembre 2011, nei casi in cui il richiedente abbia maturato 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995. Una volta effettuata la scelta della gestione previdenziale nella quale si intende simulare il calcolo, scelta obbligatoria e propedeutica al perfezionamento dello stesso, l’utente dovrà inserire nel simulatore l’anno di iscrizione all’università, il numero di rate in cui frazionare il pagamento e il periodo o periodi da riscattare ‘dal…al’ afferenti lo stesso anno solare.  In riferimento alle gestioni previdenziali, oltre a questi dati, la procedura richiede all’utente di inserire la retribuzione degli ultimi 12 mesi.

Quando rivolgersi agli uffici fisici dell’Inps

Se l’interessato seleziona un fondo per il quale a oggi è possibile eseguire una simulazione solo nel sistema contributivo, come fondi speciali, gestione pubblica, e indica uno o più periodi collocati nel sistema retributivo, la simulazione non viene eseguita. In tal caso, appare un messaggio di ‘alert’ con l’indicazione di rivolgersi alla struttura Inps territorialmente competente per ottenere la simulazione richiesta. Lo stesso messaggio di ‘alert’ compare ogni qualvolta la simulazione non può andare a buon fine poiché si sono verificati errori nell’elaborazione del conto, che necessitano dell’intervento dell’operatore Inps. Anche in tali casi si invita l’utente a rivolgersi alla struttura Inps territorialmente competente. Si ricorda, inoltre, che lo strumento di simulazione è stato realizzato tenendo conto del nuovo comma della legge n.26 del 28 marzo 2019, secondo cui, per le domande presentate a decorrere dal 29 gennaio 2019, è previsto un ulteriore sistema di calcolo dell’onere di riscatto del corso di studi nei casi in cui la domanda di riscatto riguardi periodi che si collochino esclusivamente nel sistema di calcolo contributivo.

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I nuovi padri (vorrebbero essere) più presenti con i figli

Rispetto alle generazioni che li hanno preceduti i nuovi padri vorrebbero essere più presenti all’interno della vita famigliare. Per loro la realizzazione non dovrebbe essere solo professionale, ma anche esistenziale. Partecipare di più alla crescita dei figli per i giovani papà significherebbe ottenere anche un maggior equilibrio nel rapporto di coppia. Soprattutto se la moglie o la compagna lavorano. Ma a frenare le buone intenzioni si frappongono carenze strutturali e resistenze culturali, che pesano, anche se in misura differente, per le diverse categorie sociali. Tanto che l’11,8% dei laureati maschi con figli ha addirittura aumentato il tempo di lavoro per guadagnare di più, contro il 30,6% di chi ha un titolo di studio più basso.

Anziché ridurlo l’arrivo di un figlio porta a intensificare il lavoro maschile

È quanto emerge da un’indagine condotta a gennaio 2019 dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo su 2000 giovani fra i 20-34 anni. Secondo l’indagine, tra coloro che non hanno ancora avuto figli la situazione è quasi capovolta: il 20,4% dei laureati opterebbe per una riduzione del lavoro per stare con il bambino, contro il 16,9% di chi ha un titolo basso. Mentre il tempo passato al lavoro aumenterebbe per il 29,5% dei primi contro il 34,6% dei secondi.

Per circa la metà degli intervistati la scelta sarebbe quella di lasciarlo inalterato.

Dal lato dei padri, dunque, l’arrivo di un figlio porta a intensificare il lavoro anziché ridurlo, soprattutto per la necessità di non abbassare le condizioni economiche della famiglia.

Oggi le donne più portate a mantenere “il posto” dopo la maternità

Le donne oggi sono più portate a cercare di mantenere il posto di lavoro dopo l’arrivo di un figlio. Soprattutto le laureate, che hanno mantenuto il lavoro a tempo pieno nel 34,6% dei casi, mentre quelle con titolo di studio più basso nell’8,1%. Tra le donne con titolo basso, inoltre, è più comune non lavorare.

Tra le donne che non hanno ancora figli, il 45,4% delle laureate ha risposto che continuerebbe a lavorare a tempo pieno, e quelle con titolo basso nel 30,8%. Inoltre, le prime passerebbero al part-time nel 38,4% dei casi contro il 46,0% delle seconde.

Persiste ancora una forte differenza di genere

Dopo la maternità riescono a mantenere il posto di lavoro soprattutto le donne con titoli di studio più elevati. Persiste però ancora una forte differenza di genere nel caso di arrivo di un figlio.  Anche se, dai risultati dell’indagine, emerge che un giovane uomo su cinque “è già propenso a cambiare modelli di comportamento rispetto a modelli più tradizionali e rigidi di padre – spiega Alessandro Rosina, coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo -. Una percentuale apprezzabile, ma ancora bassa, frenata sia da fattori strutturali che culturali, ma anche da un mercato del lavoro poco attento”.

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A Bologna i robot entrano all’università

Bologna sperimenta un percorso di studi innovativo, e presso il suo ateneo, l’università Alma Mater Studiorum, ci si potrà laureare in Intelligenza Artificiale. Il corso di laurea sull’IA sarà attivato dal dipartimento di Informatica-Scienza e Ingegneria, sarà completamente in lingua inglese e si concentrerà sulle discipline fondanti e applicative dell’intelligenza artificiale. Ci sarà però spazio anche per discipline trasversali, come le neuroscienze cognitive e le implicazioni etiche e sociali delle nuove tecnologie.

Tra gli argomenti previsti dal piano di studi, visione artificiale, trattamento del linguaggio naturale, data science, ottimizzazione, sistemi di supporto alle decisioni.

Specialisti in Artificial Intelligence
Gli iscritti, una volta conseguita la laurea, potranno fregiarsi della qualifica di specialisti in Artificial Intelligence, figure tecniche altamente specializzate con conoscenze informatiche e competenze specifiche su questo argomento, capaci di affrontare la progettazione, la realizzazione e la gestione di prodotti e servizi innovativi. Il mercato del lavoro, infatti, nei prossimi anni si avvia a una profonda trasformazione. Un cambiamento epocale che coinvolgerà moltissimi ambiti, dai trasporti alla domotica, dalla medicina all’istruzione, dalla sicurezza al mercato dell’intrattenimento, e che la laurea già considera come campi di applicazione.

50 milioni di finanziamenti destinati a ricerche collegate all’AI

Da tempo i docenti e i ricercatori dell’ateneo emiliano sono impegnati per approfondire il funzionamento e l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, cercando d’intravedere le possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni nei vari campi accademici d’indagine (dall’informatica alla matematica, dalla medicina fino al campo umanistico e sociale).

Negli ultimi sei anni, inoltre, l’ateneo bolognese ha raccolto finanziamenti per quasi 50 milioni di euro da destinare a ricerche collegate proprio all’Intelligenza Artificiale, e ora ha intenzione di giocare un ruolo di primaria importanza a livello internazionale. Oltre al corso di lauera verrà infatti aperto anche un nuovo Centro Interdipartimentale. Il tutto in attesa della conferenza mondiale sull’Artificial intelligence, la Ijcai-Ecai, che si svolgerà nel 2022 proprio nella città delle Due Torri, riporta Ansa.

Il Centro Interdipartimentale

Il Centro Interdipartimentale aprirà i battenti già nella primavera 2019, proponendosi di mettere insieme al lavoro il meglio dell’Alma Mater. Un gruppo di esperti e decine di ricercatori sarà quindi chiamato a confrontarsi sulle implicazioni giuridiche, psicologiche, etiche dell’Intelligenza Arficiale. Realizzando approfondimenti, anche tramite ricerche di base, che toccheranno l’informatica, la matematica, le scienze cognitive, la bioingegneria, e le neuroscienze. Con focus specifici, ad esempio, sul mondo delle imprese (automazione della produzione, robotica, logistica, investimenti) o della medicina (sistemi di prevenzione e diagnosi, cure personalizzate e analisi dei dati).

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Milano, Monza, Brianza, Lodi: cresce l’economia verde

I dati relativi al mondo economico verde sono incoraggianti e lo sono soprattutto in Regione Lombardia. Gli ultimi dati sono stati segnalati da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza, Lodi sui dati del Registro delle imprese del 2018, 2017 e 2013.

Aumenta il settore nel capoluogo lombardo

Biciclette, pulizia degli edifici, cura del paesaggio: sono 7 mila le imprese green a Milano, 17 mila in Lombardia su 79 mila in Italia. E lo sviluppo continua a registrare il segno più: +3,2% in un anno e + 23% in cinque. In Lombardia le eco-aziende sono +2,9% e + 20,4% e in Italia con +1,9% e +13,3%. Una impresa su cinque del settore nel Paese è concentrata nella Regione Lombarda.

E il fatturato è sempre più interessante

Gli addetti milanesi alle imprese verdi sono 74 mila, 129 mila i lombardi su un totale nazionale di 517 mila. Addirittura uno su tre è concentrata nella Regione. Anche il fatturato di 2 miliardi rispetto ai 5 lombardi e i 17 nazionali, è quasi un terzo in regione. C’è un boom nei settori che favoriscono una mobilità alternativa, in particolare quella elettrica, con effetti positivi per la riduzione dello smog.

Milano traina il boom dell’auto elettrica

Sono 7 mila le imprese coinvolte in questo settore che vede una forte crescita con +22% in cinque anni. La Camera di commercio è impegnata direttamente in questo mercato crescente, con la rilevazione dei prezzi delle colonnine di ricarica elettriche iniziata lo scorso anno. Prezzi indicativi dei materiali per impianti elettrici e speciali è il listino di riferimento nel settore degli impianti elettrici sulla piazza di Milano”, dice Massimo dal Checco, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La Camera di commercio ha costituito un tavolo tecnico ad hoc con le associazioni di categoria degli operatori di filiera (produttori, grossisti-istallatori, acquirenti).

Rilevazioni dal 2017

La rilevazione avviene dal 2017 per IE3601 Stazione di ricarica a parete e per IE3602, Stazione di ricarica a colonna. Per tali aggiornamenti sono state contattate le maggiori imprese produttrici del settore individuate all’interno del tavolo tecnico che ha operato nel 2017. Ad esempio, vale circa 1.300 euro la stazione di ricarica a parete (Wall-box) per autoveicolo dotata di 1 presa (cavo normalmente in dotazione al veicolo) senza circuito power, circa 6 mila euro la stazione di ricarica a colonna, in lamiera d’acciaio verniciata per ricarica di 2 autoveicoli dotata di 2 prese.

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Quattro italiani su dieci favorevoli al possesso di armi

Il nostro Paese si sta avvicinando sempre di più agli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda il “grilletto facile”? Sembrerebbe proprio di sì. In Italia, infatti, cresce la voglia di garantirsi la sicurezza personale da soli. Lo evidenzia il 1° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato dal Censis con Federsicurezza.

I dati sulla possibilità dell’uso di armi

In base ai dati del rapporto, emerge che il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. Il dato è in netto aumento rispetto al 26% rilevato nel 2015. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni).

Cresce il numero di chi può sparare

Il rapporto segnala poi che nel nostro paese è in aumento il numero delle persone che possono sparare. In Italia, nel 2017, si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno. La crescita più forte si è avuta per le licenze per il tiro a volo (sono quasi 585.000: +21,1% in un anno), più facili da ottenere, riporta AdnKronos. Si può ritenere che oggi complessivamente c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700.000 minori).

Cresce la paura e l’insicurezza. Perché?

Aumenta anche la sensazione, da parte dei nostri connazionali, di insicurezza. Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%), dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l’autodifesa: per loro la criminalità diventa il secondo problema più grave del Paese (segnalato dal 27,1%), dopo la mancanza di lavoro.

Protezione a casa, porta blindata la prima soluzione

Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori. Il più utilizzato è la porta blindata, che protegge dalle intrusioni le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% della popolazione adulta), 21 milioni di cittadini (il 42%) si è dotato di un sistema d’allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) hanno optato per vetri e infissi blindati, più di 15 milioni (il 30,7%) hanno installato una telecamera, poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte per custodire i propri beni. Per precauzione lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).

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Dall’elettronica ai veicoli spaziali, l’export italiano d’innovazione vale 3,5 miliardi al mese

Numeri stratosferici – come è giusto che sia, vista la categoria merceologica – per l’export italiano d’innovazione. Un settore – quello che va dall’elettronica ai veicoli spaziali – che vale ben 3,5 miliardi al mese, +7,4% in un anno. Solo nei primi 9 mesi del 2017, si tratta di quasi 32 miliardi di euro.

L’eccellenza italiana dove va?

Le prime destinazione dell’export sono Stati Uniti con 4,2 miliardi di euro, Belgio con 3,5 miliardi, Germania e Francia con quasi 3 miliardi. Ma a crescere di più tra le principali destinazioni sono l’Irlanda +264% (da 277 milioni a 1 miliardo di euro), la Russia (+48%) e gli Stati Uniti (+24%). Ma per sapere tutte le destinazioni dell’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa “Innovazione italiana nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi in collaborazione con le sue aziende speciali Promos per le Attività Internazionali e Innovhub – SSI.

Dagli aeromobili ai medicinali, ecco la mappa dell’export tricolore

Interessante anche esplorare dove vanno i prodotti dell’export a seconda delle categorie. Si dirigono negli Stati Uniti gli aeromobili e veicoli spaziali: l’export nei primi mesi del 2017 è di 1,2 miliardi, +9% e tra quelli che crescono di più c’è la Russia, +273%. Sempre verso gli Stati Uniti vanno i prodotti farmaceutici di base, 264 milioni di euro, mentre aumenta in un anno soprattutto il Regno Unito +61%. I medicinali e preparati farmaceutici invece prendono la via per il Belgio con 3,3 miliardi mentre è vero e proprio boom in Irlanda con +856%. I componenti elettronici e schede elettroniche vanno a Singapore, con 240 milioni mentre cresce soprattutto la Tailandia +164%. Computer e unità periferiche sono preferite in Spagna con 374 milioni mentre segna un +123% la Slovenia che è pure il Paese verso cui aumentano di più le esportazioni di prodotti di elettronica di consumo audio e video anche se è la Germania il principale partner con 63 milioni. Le apparecchiature per le telecomunicazioni vanno soprattutto in Spagna con 377 milioni mentre la crescita maggiore è registrata verso l’Arabia Saudita, +165%. Si dirigono in Germania 414 milioni di euro di strumenti e apparecchi di misurazione e orologi mentre è in avanzata il mercato orientale con Taiwan +62%. La Francia è il principale mercato per le apparecchiature elettromedicali con 84 milioni di euro ma la Cina segna +38%. Gli strumenti ottici e fotografici vanno in Germania con 37 milioni, in aumento i Paesi Bassi, +61%. I sopporti magnetici e ottici preferiscono la Polonia con 7 milioni e la Francia in crescita dell’86%.

Milano, tra le italiane è la prima per export

Da dove parte l’export italiano? Soprattutto da Milano con 4,6 miliardi in nove mesi, il 15% italiano, +11% in un anno. Seguono Latina con quasi 3 miliardi, 9,3% nazionale e Frosinone con 2,8 miliardi, 9%, +27%. Sfiorano i 2 miliardi di esportazioni anche Monza e Brianza (+62%) e Roma (+11%). Sopra il miliardo anche Napoli, Torino, Firenze, Ascoli Piceno e Varese. L’export lombardo di prodotti innovativi vale oltre un miliardo al mese (10 miliardi in nove mesi), un terzo del totale italiano. In crescita del 14% rispetto al 2016. Milano, con circa la metà regionale, Monza e Brianza e Varese prime per valore. Lodi è quarta con 780 milioni, +8,9%. In un anno crescono soprattutto Sondrio (+72%) e Monza e Brianza (+ 62%) e Bergamo (+36%).

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E tu che app usi? La hit delle applicazioni a pagamento preferite dagli italiani

Gli italiani amano le app. E non si fanno scoraggiare nemmeno da quelle a pagamento, anzi: i nostri connazionali sono particolarmente motivati a spendere per accedere alle app di incontri, che da sole occupano quattro delle prime dieci posizioni della top ten delle app più scaricate. La classifica delle applicazioni su cui si concentra la spesa degli italiani nel 2017 è un rapporto degli analisti di App Annie, che prende in esame il mercato globale delle applicazioni disponibili per tutti i sistemi operativi. Ecco nel dettaglio le scelte fatte dai cybernauti tricolori: e non manca qualche sorpresa.

Netflix, Corriere e Tinder in pole position tra le app a pagamento

E’ abbastanza curiosa la composizione della pole position delle prime tre applicazioni preferite dai nostri connazionali. Al primo posto si piazza saldamente la tv in abbonamento di Netflix. Sul secondo gradino del podio si colloca la app del Corriere della Sera, a testimonianza che gli abitanti dello Stivale continuano a volersi informare attraverso fonti autorevoli. Cambio di direzione per la terza posizione, occupata dalla app di incontri Tinder.

Quanti incontri, più in basso la colonna sonora

Nei posti successivi di questa classifica si piazzano La Repubblica e altre due app per appuntamenti, Badoo e Loovo. Scendendo ulteriormente, al settimo posto si incontra Google Drive, all’ottavo la app di incontri Once, al nono le canzoni di Spotify e al decimo i corsi di lingue di Babbel.

La classifica delle app più utilizzate

Il panorama cambia analizzando invece la classifica delle applicazioni più usate dagli italiani, cioè comprese anche quelle gratuite. Nelle prime quattro posizioni, Mark Zuckerberg prende tutto: nel 2017 le app più utilizzate nel nostro paese sono tutte sue. Al primo posto c’è salda la chat WhatsApp, di proprietà di Facebook, seguita dalla stessa Facebook e da altre due che fanno capo alla medesima società:  Messenger e Instagram. Scendendo nella classifica delle app più usate nel Belpaese, al quinto posto si incontra quella di  Amazon. La top ten prosegue con la app musicale Shazam, le previsioni del tempo de Il Meteo, le canzoni di Spotify, le recensioni di TripAdvisor e la chat di Telegram.

Piacciono anche le app di giochi

Insieme alle informazioni, ai social, alla musica e agli incontri gli italiani dimostrano di apprezzare anche i giochi. La classifica di quelli più usati vede le tre prime posizioni occupate, nell’ordine, da Clash Royale, Candy Crush Saga e Clash of Clans. Buon divertimento.

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