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Pmi verso la resilienza grazie al Next Generation Eu

Il piano di rilancio Next Generation Eu è un mezzo fondamentale per lo sviluppo post-pandemico, “soprattutto per le Pmi – spiega Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader – al fine di sostenere la loro crescita e resilienza e favorire il posizionamento competitivo anche sui mercati internazionali”.
Secondo il report La nuova generazione di Aziende Private – Il percorso verso la resilienza e le opportunità del Next Generation Eu, di Deloitte Private, l’elemento che concorre alla resilienza delle Pmi è la tecnologia, e come priorità strategica la trasformazione digitale.

Attribuire un ruolo primario alla digitalizzazione

Secondo Deloitte Private, il tessuto produttivo italiano attribuisce un ruolo primario alla digitalizzazione, spinta proprio dalla crisi pandemica, con un aumento del 23%. Nell’ultimo anno però il fatturato delle Pmi si è contratto in media del 10,6% e i margini operativi lordi hanno registrato una contrazione stimata al 22,8%, rischiando di metterne a repentaglio la resilienza. 
Potenziare le Pmi significa quindi “tutelare le eccellenze del nostro Paese, incluso il Made in Italy dove spesso la frammentazione e le ridotte dimensioni dei player hanno portato nel lungo periodo a problemi di competitività e tensione patrimoniale, soprattutto in quei settori dove sono più rilevanti le economie di scala e la capacità di investimento” aggiunge Lanzillo. 

La sostenibilità è un driver fondamentale per il rilancio verso il New Normal

“A determinare il carattere di resilienza delle imprese italiane – sottolinea Lanzillo – concorrono anche i temi di sostenibilità e di riduzione delle emissioni, seppur a differenti livelli: da chi è ancora in fase di implementazione iniziale (41%), a chi a metà processo (35%) o addirittura è maturo su queste tematiche (6%). Più della metà delle aziende italiane che hanno partecipato alla ricerca Deloitte dal titolo Connect for Europe: Next Generation Eu, ritiene la sostenibilità ambientale un driver fondamentale per il rilancio verso il New Normal. Nello specifico, oltre a migliorare la responsabilità sociale (37%) e fornire un contributo concreto alla realizzazione di un’economia circolare (31%), le aziende vedono nello sviluppo di progetti di sostenibilità ambientale anche una strada per coniugare i benefici ambientali a un netto potenziamento della performance aziendale.

Indirizzare il piano strategico verso le priorità del PNRR

Il PNRR, riporta ftaonline.com, con le proprie direttrici di azione concentrate su digitalizzazione, sviluppo tecnologico, sostenibilità e sussidiarietà, può contribuire a facilitare il raggiungimento di livelli di resilienza elevata anche alle imprese oggi categorizzate come a media o bassa resilienza. Conoscere i provvedimenti normativi che verranno adottati nel contesto della realizzazione delle priorità del PNRR, potrà quindi costituire un elemento di vantaggio competitivo. Questo, se le aziende sapranno indirizzare i piani strategici di breve e medio termine verso le priorità favorite dai finanziamenti del Piano, o i provvedimenti dedicati.

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Bonus rottamazione Tv fino a 100 euro, come funziona?

Giancarlo Giorgetti, il ministro dello Sviluppo economico ha firmato il decreto attuativo che rende operativo il bonus rottamazione Tv, la misura che sostiene i cittadini nell’acquisto di televisori compatibili con i nuovi standard tecnologici di trasmissione del digitale terrestre Dvbt-2/Hevc Main 10. La nuova tecnologia consentirà infatti di migliorare la qualità del segnale e di dare spazio alle trasmissioni in alta definizione, e l’agevolazione consiste in uno sconto del 20% sul prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 100 euro, che si può ottenere rottamando un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018.

L’agevolazione non prevede limiti di Isee

Il bonus rottamazione Tv ha, infatti, l’obiettivo di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi che non saranno più idonei ai nuovi standard tecnologici, al fine di garantire la tutela ambientale e la promozione dell’economia circolare attraverso un loro corretto smaltimento. A differenza del precedente incentivo, che resta comunque in vigore ed è pertanto cumulabile per coloro che sono in possesso di tutti i requisiti, il bonus rottamazione Tv si rivolge a tutti i cittadini in quanto non prevede limiti di Isee. In particolare, verrà riconosciuto un bonus per l’acquisto di un televisore per ogni nucleo familiare fino al 31 dicembre 2022. Le risorse destinate alla misura sono complessivamente 250 milioni di euro.

Come smaltire il vecchio apparecchio?

Il provvedimento individua tre requisiti per beneficiare dell’incentivo: residenza in Italia, rottamazione di un televisore e il pagamento del canone di abbonamento al servizio di radiodiffusione. A tal riguardo è previsto che potranno accedere all’agevolazione anche i cittadini, di età pari o superiore a settantacinque anni, che sono esonerati dal pagamento del suddetto canone. La rottamazione potrà essere effettuata in sede di acquisto del nuovo televisore, consegnando al rivenditore quello vecchio, che si occuperà poi dello smaltimento dell’apparecchio e di ottenere un credito fiscale pari allo sconto riconosciuto al cliente al momento dell’acquisto del nuovo apparecchio. Un’altra modalità per rottamare la vecchia tv è consegnarla direttamente in una isola ecologica autorizzata. In questo caso un modulo certificherà l’avvenuta consegna dell’apparecchio, con la relativa documentazione per richiedere lo sconto sul prezzo di acquisto.

Come verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso?

In vista del passaggio agli standard di trasmissione del digitale terrestre di nuova generazione Dvbt-2/Hevc Main 10 i cittadini possono verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso e gli elenchi delle apparecchiature idonee seguendo le informazioni e le procedure indicate sul sito nuovatvdigitale.mise.gov.it. Il decreto, controfirmato dal ministro dell’economia e delle finanze riporta Askanews, è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.

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Il 2020 spinge la digitalizzazione nelle PMI

Molte cose sono cambiate negli ultimi mesi, specie per quanto riguarda il ricorso alle tecnologie. Se questo fenomeno è valido in tutti gli ambiti della vita quotidiana, lo è stato ancora di più per la sopravvivenza delle PMI, che si sono dovute reinventare per poter resistere alle tante limitazioni imposte dal Covid-19. Per avere consapevolezza dell’importanza delle piccole e medie imprese nel tessuto nazionale italiano, basti sapere che sono circa 220mila –  con un numero di addetti compreso tra 10 e 249, con meno di 50 milioni di euro di fatturato – e costituiscono il 41% del fatturato nazionale, il 38% del valore aggiunto ed il 33% degli occupati. Questa l’analisi di partenza della survey realizzata in collaborazione con Capterra e presentati in occasione del convegno “Obiettivo innovazione digitale: il Next Gen EU per trasformare le PMI italiane” della prima edizione dell’Osservatorio Innovazione Digitale. 

Il digitale un’ancora di salvezza durante la pandemia

Il digitale ha rappresentato un’ancora di salvezza per molte imprese, rendendo più evidenti ritardi e opportunità già presenti prima dell’avvento del Covid-19, e spingendo forzatamente le PMI verso le tecnologie digitali. E a livello di Sistema Paese, l’attenzione politica verso la digitalizzazione delle PMI è alta, come dimostrato dal contenuto del PNRR presentato in Commissione Europea qualche settimana fa.
“Nella sua drammaticità, la pandemia ha costretto le PMI a riflettere sulla loro visione di futuro, portandole sempre più ad abbracciare il digitale come strumento di sviluppo” ha detto Andrea Rangone, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation “Sul campione analizzato, le PMI più mature digitalmente mostrano una più elevata resilienza e produttività: risultano avere in media prestazioni economiche migliori rispetto alle altre in termini di utile netto (+28%), margine di profitto (+18%), valore aggiunto (+11%), ed EBITDA (+11%), oltre ad avere riscontrato minori rallentamenti operativi quando si è verificata l’emergenza da Covid-19”. 

Le PMI che fanno e-commerce sono cresciute di più

L’e-commerce è stato inoltre una leva strategica per le PMI. Quelle che fanno commercio elettronico, anche se in ritardo rispetto alle grandi imprese, sono cresciute di oltre il 50% rispetto al periodo pre-Covid: tale aumento è imputabile prevalentemente ad una maggiore presenza su piattaforme eCommerce di terze parti, cui le PMI si sono rivolte per riuscire a raggiungere nuove fette di clienti durante i periodi di chiusura forzata dei canali fisici. Per 4 PMI su 10, infatti, l’eCommerce sarà una priorità di investimento per il 2021. 

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La tecnologia di consumo protagonista del 2020: mercato a +5,5%

Lo abbiamo provato tutti sulla nostra pelle durante l’anno passato: la tecnologia ci ha “salvato” in un’infinità di situazioni, dal lavoro alla scuola, dall’intrattenimento alla spesa, dalla cucina fino al reperimento di informazioni. Insomma, il mondo tech è stato uno degli assoluti protagonisti del 2020 e l’andamento delle vendite lo conferma: secondo i dati GfK le vendite sono cresciute del +5,5% e il valore complessivo del mercato ha raggiunto i 15,5 miliardi di euro. La ricerca condotta dall’istituto di ricerche ha preso in considerazione i dati di sell-out delle principali insegne online e offline attive sul mercato italiano nel corso del 2020.

Chi sale e chi scende nella hit dei prodotti più acquistati

Anche per il comparto della tecnologia di consumo un ruolo chiave lo hanno avuto le vendite online, spinte dalle limitazioni ai negozi fisici imposte dai lockdown. Tanto che il canale online ha registrato una crescita significativa, arrivando a pesare il 24,4% del totale delle vendite a valore. Per quanto riguarda le varie tipologie di prodotti, a trainare l’aumento c’è la performance positiva del comparto IT Office (+32,5%), che a fine 2020 è arrivato a generare il 23,9% del valore complessivo del mercato italiano dei Technical Consumer Goods. Trend in crescita anche per il Piccolo Elettrodomestico (+15,5%), per l’Elettronica di consumo (+4,7%) e il Grande Elettrodomestico (+3,4%).

Rallenta invece nel corso del 2020 il comparto della Telefonia (-5,2%) che si conferma comunque il più importante per il mercato italiano della Tecnologia di Consumo, con una quota pari al 34,6%. Non sorprende invece che il comparto della fotografia – anche a causa dell’assenza di occasioni come viaggi, eventi sportivi, spettacoli –  chiuda in negativo a -36,9%.

Una crescita costante, con un boom a fine anno

La crescita del settore è stata omogenea durante tutto l’anno, a parte i due mesi di marzo e aprile, i più duri sotto il profilo della pandemia.  Rispetto agli anni passati, cresce ancora l’importanza dell’ultimo trimestre dell’anno, che arriva a pesare il 33% del totale delle vendite a valore. Tra ottobre e dicembre si sono concentrate infatti tantissime iniziative promozionali che hanno trainato gli acquisti di tecnologia: un fenomeno che va ben oltre la settimana del Black Friday e si estende su tutto il “Golden Quarter”. Insomma, i dati sembrano parlare chiaro su quello che vogliono gli italiani: toglieteci tutto, ma non la nostra tecnologia quotidiana.

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L’Intelligenza artificiale su YouTube scova i video non adatti ai minori

L’Intelligenza artificiale è al servizio della sicurezza dei minori che navigano sul web. Più in particolare, verrà utilizzata per “proteggere” i più piccoli dalla visone di video “vietati” a un pubblico minorenne. YouTube ha infatti deciso di affidarsi al machine learning per scovare i video non adatti ai minorenni, e in questo modo, poter applicare in modo automatico le relative restrizioni alla fruizione, rispettando così gli obblighi normativi vigenti nei vari Paesi.

Lo ha annunciato la piattaforma di Google, aggiungendo che in Europa, in ottemperanza alle nuove direttive UE, potrà anche chiedere ad alcuni utenti di verificarne l’età attraverso l’esibizione di un documento.

Il machine learning verrà applicato a tutti i contenuti caricati dagli utenti

Di fatto YouTube annuncia che applicherà l’apprendimento automatico (machine learning) al mare magnum di video caricati ogni giorno dagli oltre 2 miliardi di utenti. Ai filmati che contengono nudità o scene di sesso, ma anche linguaggio volgare, violenza o rappresentazione di attività pericolose, saranno applicate automaticamente le restrizioni in base alle norme adottate dalla piattaforma. L’utente che voglia guardarli dovrà accedere con il proprio account Google, da cui deve risultare un’età di almeno 18 anni, altrimenti sarà reindirizzato verso contenuti più adatti, riporta Ansa.

Restrizioni applicate anche a video su siti web di terze parti

La restrizione verrà applicata anche ai video Youtube inclusi tramite embedding da altri siti. Quindi, anche “agli spettatori che tentano di guardare i video soggetti a limiti di età sulla maggior parte dei siti web di terze parti”, spiega la piattaforma. I video saranno quindi reindirizzati su YouTube, dove dovranno effettuare effettuare il login con il proprio account. In Europa, inoltre, YouTube nei prossimi mesi introdurrà un nuovo passaggio di verifica dell’età, in linea con le ultime direttive tra cui quella sui servizi di media audiovisivi (Avms).

In Europa potrebbe essere richiesto un documento che provi la maggiore età

“Nell’ambito di questa procedura, è possibile che alcuni utenti europei debbano fornire un’ulteriore prova dell’età quando tentano di guardare contenuti inappropriati per i minori – aggiunge YouTube -. Se i nostri sistemi non riescono a stabilire che un utente ha almeno 18 anni, questi dovrà fornire un documento di identità valido o una carta di credito per la verifica dell’età”.

Queste iniziative, come altre che riguardano altri social network, nascono in seguito alla proteste degli inserzionisti avvenute durante l’estate, e sono espressione di una volontà di ripulitura per ora autoregolamentata, riferisce il Sole 24 Ore.

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Lavoro agile: ecco le best practice

Il lavoro agile sta iniziando a diventare una normalità. In questo contesto, di grande trasformazione, dynamic working, comunicazione coerente e politiche aziendali sono gli elementi che attraggono i talenti. Ad affermarlo è PageGroup, società leader mondiale nel recruitment, che ha illustrato le best practice utili alle aziende che ancora non hanno adottato politiche di flessibilità oraria e di welfare. Dynamic working, comunicazione coerente e politiche aziendali sono appunto i tre punti cardine attorno ai quali costruire ed implementare piani efficaci di smart working.

Smart working apprezzato da Millennial e Generazione X

Millennial e Generazione X sono d’accordo nel conferire un impatto positivo dello smart working sul work life balance (rispettivamente per il 72% e per il 62%, secondo lo studio di PageGroup “Lavoro e vita privata”), dati che rendono evidente la necessità di ripensare i propri modelli organizzativi per le società che vogliono attrarre i migliori talenti e favorire il benessere dei propri dipendenti grazie ad un contesto lavorativo flessibile e moderno. Tuttavia, creare un ambiente di lavoro che rispetti queste caratteristiche non è sempre semplice. Dal ripensamento degli spazi all’adozione di nuove tecnologie, i fattori che concorrono alla creazione di un ecosistema agile sono molteplici e spesso determinati da elementi esterni al mondo del lavoro: infatti, il cambiamento degli stili di vita e delle aspettative delle generazioni più giovani hanno contribuito a creare una vera e propria “nuova normalità”. Motivo per cui, ad oggi, il lavoro flessibile non è più considerato un benefit esclusivo, ma un elemento assodato all’interno della quotidianità in cui viviamo e lavoriamo.

In base alla propria esperienza, PageGroup ha individuato tre pilastri chiave su cui fondare la nuova normalità e portarla all’interno delle aziende.

I pilastri chiave

La nuova normalità, secondo gli esperti, si sviluppa su tre direttrici. Prima,  il Dynamic working: lavoro basato su rendimento e conseguimento dei risultati, piuttosto che sul numero di ore passate in ufficio. Se il rendimento è elevato e le responsabilità rispettate, non dovrebbe importare dove e quando i risultati sono prodotti. Seconda, la comunicazione coerente: i dipendenti devono essere sempre coinvolti e consapevoli delle decisioni e dei cambiamenti che arrivano da amministratori e dirigenti. Questo permette di creare un ambiente inclusivo, in cui nessuno si sente discriminato.

Terza direttrice, politiche a livello aziendale: nel caso in cui venga introdotta una politica di lavoro flessibile, dev’essere applicata a tutti i livelli (magari escludendo solo i dipendenti in prova). Questo per creare un senso di comunità e un ambiente che promuove l’uguaglianza. Inoltre, in questo modo il personale si sente supportato, accettato e riconosciuto.

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Riscatto laurea, con il simulatore il calcolo è più facile

La possibilità di riscattare gli anni dell’università è particolarmente interessante per chi mira alla pensione. Fino ad ora, però, il conteggio di quanto versare per il periodo di studio non era esattamente un procedimento agevole. Ed ecco la bella notizia: il riscatto di laurea non è più un rompicapo grazie al simulatore del calcolo esteso alla gestione pubblica previsto dall’Inps. Infatti l’Istituto ha reso noto, segnala AdnKronos, che la funzionalità per la simulazione del calcolo dell’onere di riscatto dei periodi di corsi di studio universitario è stata implementata. Lo strumento di simulazione, già previsto per gli iscritti alla gestione privata, è stato infatti esteso agli iscritti alle casse della gestione pubblica. Per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali di artigiani, commercianti, coltivatori diretti e coloni mezzadri, la funzionalità è stata estesa ai periodi collocati nei sistemi retributivo e misto. Nel messaggio vengono fornite le indicazioni operative per la simulazione e vengono spiegati i dati necessari per il calcolo dell’onere di riscatto.

Le caratteristiche del simulatore

Lo strumento consente, quindi, di effettuare il calcolo dell’onere di riscatto sulla base dei dati immessi e con riferimento all’anno corrente. L’importo ottenuto ha mera valenza orientativa. Inoltre, l’onere in parola è determinato in base alle norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo, tenuto conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto. L’Inps ricorda che rientrano nel sistema di calcolo retributivo i periodi: precedenti al 1° gennaio 1996 fino al 31 dicembre 2011, se il richiedente abbia maturato 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Rientrano, invece, nel sistema di calcolo contributivo i periodi successivi al 31 dicembre 1995, se a tale data il richiedente non abbia maturato 18 anni di contribuzione, successivi al 31 dicembre 2011, nei casi in cui il richiedente abbia maturato 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995. Una volta effettuata la scelta della gestione previdenziale nella quale si intende simulare il calcolo, scelta obbligatoria e propedeutica al perfezionamento dello stesso, l’utente dovrà inserire nel simulatore l’anno di iscrizione all’università, il numero di rate in cui frazionare il pagamento e il periodo o periodi da riscattare ‘dal…al’ afferenti lo stesso anno solare.  In riferimento alle gestioni previdenziali, oltre a questi dati, la procedura richiede all’utente di inserire la retribuzione degli ultimi 12 mesi.

Quando rivolgersi agli uffici fisici dell’Inps

Se l’interessato seleziona un fondo per il quale a oggi è possibile eseguire una simulazione solo nel sistema contributivo, come fondi speciali, gestione pubblica, e indica uno o più periodi collocati nel sistema retributivo, la simulazione non viene eseguita. In tal caso, appare un messaggio di ‘alert’ con l’indicazione di rivolgersi alla struttura Inps territorialmente competente per ottenere la simulazione richiesta. Lo stesso messaggio di ‘alert’ compare ogni qualvolta la simulazione non può andare a buon fine poiché si sono verificati errori nell’elaborazione del conto, che necessitano dell’intervento dell’operatore Inps. Anche in tali casi si invita l’utente a rivolgersi alla struttura Inps territorialmente competente. Si ricorda, inoltre, che lo strumento di simulazione è stato realizzato tenendo conto del nuovo comma della legge n.26 del 28 marzo 2019, secondo cui, per le domande presentate a decorrere dal 29 gennaio 2019, è previsto un ulteriore sistema di calcolo dell’onere di riscatto del corso di studi nei casi in cui la domanda di riscatto riguardi periodi che si collochino esclusivamente nel sistema di calcolo contributivo.

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I nuovi padri (vorrebbero essere) più presenti con i figli

Rispetto alle generazioni che li hanno preceduti i nuovi padri vorrebbero essere più presenti all’interno della vita famigliare. Per loro la realizzazione non dovrebbe essere solo professionale, ma anche esistenziale. Partecipare di più alla crescita dei figli per i giovani papà significherebbe ottenere anche un maggior equilibrio nel rapporto di coppia. Soprattutto se la moglie o la compagna lavorano. Ma a frenare le buone intenzioni si frappongono carenze strutturali e resistenze culturali, che pesano, anche se in misura differente, per le diverse categorie sociali. Tanto che l’11,8% dei laureati maschi con figli ha addirittura aumentato il tempo di lavoro per guadagnare di più, contro il 30,6% di chi ha un titolo di studio più basso.

Anziché ridurlo l’arrivo di un figlio porta a intensificare il lavoro maschile

È quanto emerge da un’indagine condotta a gennaio 2019 dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo su 2000 giovani fra i 20-34 anni. Secondo l’indagine, tra coloro che non hanno ancora avuto figli la situazione è quasi capovolta: il 20,4% dei laureati opterebbe per una riduzione del lavoro per stare con il bambino, contro il 16,9% di chi ha un titolo basso. Mentre il tempo passato al lavoro aumenterebbe per il 29,5% dei primi contro il 34,6% dei secondi.

Per circa la metà degli intervistati la scelta sarebbe quella di lasciarlo inalterato.

Dal lato dei padri, dunque, l’arrivo di un figlio porta a intensificare il lavoro anziché ridurlo, soprattutto per la necessità di non abbassare le condizioni economiche della famiglia.

Oggi le donne più portate a mantenere “il posto” dopo la maternità

Le donne oggi sono più portate a cercare di mantenere il posto di lavoro dopo l’arrivo di un figlio. Soprattutto le laureate, che hanno mantenuto il lavoro a tempo pieno nel 34,6% dei casi, mentre quelle con titolo di studio più basso nell’8,1%. Tra le donne con titolo basso, inoltre, è più comune non lavorare.

Tra le donne che non hanno ancora figli, il 45,4% delle laureate ha risposto che continuerebbe a lavorare a tempo pieno, e quelle con titolo basso nel 30,8%. Inoltre, le prime passerebbero al part-time nel 38,4% dei casi contro il 46,0% delle seconde.

Persiste ancora una forte differenza di genere

Dopo la maternità riescono a mantenere il posto di lavoro soprattutto le donne con titoli di studio più elevati. Persiste però ancora una forte differenza di genere nel caso di arrivo di un figlio.  Anche se, dai risultati dell’indagine, emerge che un giovane uomo su cinque “è già propenso a cambiare modelli di comportamento rispetto a modelli più tradizionali e rigidi di padre – spiega Alessandro Rosina, coordinatore dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo -. Una percentuale apprezzabile, ma ancora bassa, frenata sia da fattori strutturali che culturali, ma anche da un mercato del lavoro poco attento”.

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A Bologna i robot entrano all’università

Bologna sperimenta un percorso di studi innovativo, e presso il suo ateneo, l’università Alma Mater Studiorum, ci si potrà laureare in Intelligenza Artificiale. Il corso di laurea sull’IA sarà attivato dal dipartimento di Informatica-Scienza e Ingegneria, sarà completamente in lingua inglese e si concentrerà sulle discipline fondanti e applicative dell’intelligenza artificiale. Ci sarà però spazio anche per discipline trasversali, come le neuroscienze cognitive e le implicazioni etiche e sociali delle nuove tecnologie.

Tra gli argomenti previsti dal piano di studi, visione artificiale, trattamento del linguaggio naturale, data science, ottimizzazione, sistemi di supporto alle decisioni.

Specialisti in Artificial Intelligence
Gli iscritti, una volta conseguita la laurea, potranno fregiarsi della qualifica di specialisti in Artificial Intelligence, figure tecniche altamente specializzate con conoscenze informatiche e competenze specifiche su questo argomento, capaci di affrontare la progettazione, la realizzazione e la gestione di prodotti e servizi innovativi. Il mercato del lavoro, infatti, nei prossimi anni si avvia a una profonda trasformazione. Un cambiamento epocale che coinvolgerà moltissimi ambiti, dai trasporti alla domotica, dalla medicina all’istruzione, dalla sicurezza al mercato dell’intrattenimento, e che la laurea già considera come campi di applicazione.

50 milioni di finanziamenti destinati a ricerche collegate all’AI

Da tempo i docenti e i ricercatori dell’ateneo emiliano sono impegnati per approfondire il funzionamento e l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, cercando d’intravedere le possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni nei vari campi accademici d’indagine (dall’informatica alla matematica, dalla medicina fino al campo umanistico e sociale).

Negli ultimi sei anni, inoltre, l’ateneo bolognese ha raccolto finanziamenti per quasi 50 milioni di euro da destinare a ricerche collegate proprio all’Intelligenza Artificiale, e ora ha intenzione di giocare un ruolo di primaria importanza a livello internazionale. Oltre al corso di lauera verrà infatti aperto anche un nuovo Centro Interdipartimentale. Il tutto in attesa della conferenza mondiale sull’Artificial intelligence, la Ijcai-Ecai, che si svolgerà nel 2022 proprio nella città delle Due Torri, riporta Ansa.

Il Centro Interdipartimentale

Il Centro Interdipartimentale aprirà i battenti già nella primavera 2019, proponendosi di mettere insieme al lavoro il meglio dell’Alma Mater. Un gruppo di esperti e decine di ricercatori sarà quindi chiamato a confrontarsi sulle implicazioni giuridiche, psicologiche, etiche dell’Intelligenza Arficiale. Realizzando approfondimenti, anche tramite ricerche di base, che toccheranno l’informatica, la matematica, le scienze cognitive, la bioingegneria, e le neuroscienze. Con focus specifici, ad esempio, sul mondo delle imprese (automazione della produzione, robotica, logistica, investimenti) o della medicina (sistemi di prevenzione e diagnosi, cure personalizzate e analisi dei dati).

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Milano, Monza, Brianza, Lodi: cresce l’economia verde

I dati relativi al mondo economico verde sono incoraggianti e lo sono soprattutto in Regione Lombardia. Gli ultimi dati sono stati segnalati da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza, Lodi sui dati del Registro delle imprese del 2018, 2017 e 2013.

Aumenta il settore nel capoluogo lombardo

Biciclette, pulizia degli edifici, cura del paesaggio: sono 7 mila le imprese green a Milano, 17 mila in Lombardia su 79 mila in Italia. E lo sviluppo continua a registrare il segno più: +3,2% in un anno e + 23% in cinque. In Lombardia le eco-aziende sono +2,9% e + 20,4% e in Italia con +1,9% e +13,3%. Una impresa su cinque del settore nel Paese è concentrata nella Regione Lombarda.

E il fatturato è sempre più interessante

Gli addetti milanesi alle imprese verdi sono 74 mila, 129 mila i lombardi su un totale nazionale di 517 mila. Addirittura uno su tre è concentrata nella Regione. Anche il fatturato di 2 miliardi rispetto ai 5 lombardi e i 17 nazionali, è quasi un terzo in regione. C’è un boom nei settori che favoriscono una mobilità alternativa, in particolare quella elettrica, con effetti positivi per la riduzione dello smog.

Milano traina il boom dell’auto elettrica

Sono 7 mila le imprese coinvolte in questo settore che vede una forte crescita con +22% in cinque anni. La Camera di commercio è impegnata direttamente in questo mercato crescente, con la rilevazione dei prezzi delle colonnine di ricarica elettriche iniziata lo scorso anno. Prezzi indicativi dei materiali per impianti elettrici e speciali è il listino di riferimento nel settore degli impianti elettrici sulla piazza di Milano”, dice Massimo dal Checco, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La Camera di commercio ha costituito un tavolo tecnico ad hoc con le associazioni di categoria degli operatori di filiera (produttori, grossisti-istallatori, acquirenti).

Rilevazioni dal 2017

La rilevazione avviene dal 2017 per IE3601 Stazione di ricarica a parete e per IE3602, Stazione di ricarica a colonna. Per tali aggiornamenti sono state contattate le maggiori imprese produttrici del settore individuate all’interno del tavolo tecnico che ha operato nel 2017. Ad esempio, vale circa 1.300 euro la stazione di ricarica a parete (Wall-box) per autoveicolo dotata di 1 presa (cavo normalmente in dotazione al veicolo) senza circuito power, circa 6 mila euro la stazione di ricarica a colonna, in lamiera d’acciaio verniciata per ricarica di 2 autoveicoli dotata di 2 prese.

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