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Il Covid-19 cambia l’approccio al digitale nelle diverse generazioni

Durante i mesi di quarantena la quota di tempo dedicato dagli italiani agli strumenti digitali è cresciuta dell’11%. Gli italiani hanno sfruttato il digitale per rompere l’isolamento e continuare a informarsi, intrattenersi, comunicare e coltivare le relazioni. Le diverse generazioni però hanno espresso un aumento del tempo speso online in ambiti diversi, più Fitness per la Generazione Z, e più spesa online e servizi legati alla PA per i più maturi. Sono alcuni trend emersi dal monitoraggio settimanale di GfK riguardo gli effetti del lockdown su mercati, consumatori e media, e l’evoluzione della fruizione di contenuti multimediali da parte delle diverse generazioni.

La crescita più forte è stata da parte dei Baby Boomers

Secondo i dati passivi rilevati attraverso GfK Sinottica nel periodo compreso tra il 21 febbraio e il 12 aprile la quota di tempo dedicato agli strumenti digitali legati alla comunicazione (chat e videochiamate), ai social media e agli streaming audio e video è cresciuta dell’11%. Già prima del lockdown, comunicazione virtuale, social e streaming rappresentavano una grossa fetta del tempo speso quotidianamente online, ma durante l’isolamento questo ambito è diventato ancora più importante per gli italiani. Con alcune differenze tra le diverse generazioni. L’incremento più alto in termini di tempo dedicato si è registrato tra i Baby Boomers (+16%) e Generazione X (+14%), che probabilmente prima del lockdown utilizzavano meno di frequente gli strumenti digitali, ma che si sono dovuti attrezzare per comunicare a distanza, o per necessità legate allo smart working, oppure per mantenere le relazioni sociali.

La Generazione Z sta dedicando più tempo al fitness

Nelle generazioni più giovani, già abituate a dedicare molto tempo a questi aspetti della vita digitale, l’incremento è stato più ridotto, pari a  +9% per i Millennials e +3% per la Generazione Z. Se l’incremento del tempo dedicato a comunicazione, social e streaming è stato comune a tutte le Generazioni, se si considerano le categorie che durante questa fase hanno visto l’incremento maggiore in termini di tempo dedicato emergono alcune differenze generazionali. Considerando il totale del tempo rivolto al digitale, la Generazione Z durante il lockdown ha dedicato più tempo del solito al fitness, alla GDO (incluso il fare la spesa) e a tutto quello che riguarda la cucina.

I Millennials incrementano il tempo online dedicato alla cucina

I Millennials in quarantena hanno invece incrementato soprattutto il tempo online dedicato alla cucina, alla GDO e all’informazione quotidiana. Anche per la Generazione X l’incremento più significativo di tempo nella sfera digitale ha riguardato la cucina, ma al secondo posto gli strumenti digitali della PA (PA online) e al terzo la GDO. Ancora diversa la classifica per i Baby Boomers, che hanno incrementato soprattutto il tempo online dedicato alla GDO, seguito dalla PA online e dal settore Non Profit. In questa ultima categoria rientrano anche tutte le iniziative legate a donazioni, raccolte fondi e volontariato, per le quali gli italiani più maturi hanno intrapreso diverse iniziative tramite gli strumenti digitali.   

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Febbraio 2020, stabile l’occupazione e in calo i disoccupati

Rispetto a gennaio 2020 nel mese di febbraio l’occupazione in Italia risulta stabile, mentre la disoccupazione cala. E se il numero di inattivi mostra un lieve aumento il tasso di inattività rimane invariato. Secondo i dati rilasciati dall’Istat la sostanziale stabilità dell’occupazione, a cui corrisponde un tasso di occupazione stabile al 58,9%, è il risultato del lieve aumento registrato tra le donne (+0,1%, pari a +12 mila occupate), i lavoratori dipendenti a termine (+14 mila), e in misura più consistente, tra i giovani nella fascia di età da 15 a 24 anni (+35 mila).

Il tasso di disoccupazione si attesta al 9,7%

Allo stesso tempo, sempre nel mese di febbraio, l’Istat registra un calo dell’occupazione tra gli uomini (-0,2% pari a -22 mila), i lavoratori dipendenti permanenti (-20mila), gli indipendenti (-4 mila) e gli over35 (-44 mila).

Il tasso di disoccupazione, invece, si attesta al 9,7% (-0,1 punti), mentre quello giovanile resta stabile al 29,6%. A febbraio, inoltre, la crescita del numero di inattivi (+0,1%, pari a +12 mila unità) è circoscritta alle donne e alle persone con almeno 35 anni di età, mentre il tasso di inattività rimane invariato al 34,5%.

A livello trimestrale occupazione in diminuzione a -0,4%

Confrontando il trimestre da dicembre 2019 a febbraio 2020 con quello precedente (settembre-novembre 2019), secondo l’Istat l’occupazione risulta in evidente calo (-0,4%, pari a -89 mila unità) per entrambe le componenti di genere e per i 15-49enni. A livello trimestrale, poi, l’occupazione diminuisce anche tra i lavoratori dipendenti permanenti e gli autonomi, mentre una lieve crescita si rileva tra i dipendenti con contratto a termine. Nello stesso trimestre l’Istat rileva poi un lieve calo fra le persone in cerca di occupazione, e un aumento della popolazione inattiva tra i 15 e i 64 anni per +51 mila unità.

In un anno aumentano i dipendenti e diminuiscono gli autonomi

Rispetto al mese di febbraio 2019 l’occupazione invece è sostanzialmente stabile per effetto dell’aumento tra i dipendenti (+120 mila) e la diminuzione tra gli autonomi (-126 mila). In un anno gli occupati crescono soprattutto tra i giovani di 15-24 anni e tra gli over50. Nell’arco dei dodici mesi, inoltre, alla stabilità degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-7,6%, pari a 206 mila unità) e l’aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che risultano dello 0,4% in più, pari a +51 mila unità, come nel calcolo trimestrale.

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Milano, Monza Brianza Lodi, a febbraio quasi 40mila ingressi nel lavoro

Nel mese di febbraio a Milano sono stati 32.340 i contratti per l’ingresso nelle imprese, il 47% del totale lombardo (68.700), e il 10% di quello italiano (320.420). A Monza e Brianza sono stati 4.290, e a Lodi 910. Si tratta di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del Sistema Informativo Excelsior, con gli ingressi programmati dalle imprese realizzato da Unioncamere, in collaborazione con ANPAL, e su dati registro delle imprese. Milano è quindi prima in Italia per numero di entrate, seguita da Roma, che ne conta 28.820, Torino (14.450), e Napoli (13.250). Seguono Brescia (8.370), Bari (7.460) e Firenze (7.030).

A Milano 46% contratti a tempo indeterminato, a Monza 31% giovani under 30

A Milano nel 46% dei casi le entrate sono con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 54% a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita. Le entrate si concentrano per l’81% nel settore dei servizi e per il 51% nelle imprese con 50 o più dipendenti. Il 31% è destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, ma in 26 casi su 100 le imprese hanno difficoltà a trovare i profili desiderati. A Monza e Brianza, per una quota pari al 31% le entrate interessano giovani con meno di 30 anni, e il 24% è destinato a dirigenti, specialisti e tecnici. In 39 casi su 100 le imprese hanno difficoltà a trovare i profili desiderati. Gli ingessi, inoltre, per il 70% si concentrano nel settore dei servizi e per il 61% nelle imprese con meno di 50 dipendenti.

A Lodi 66% di entrate nel settore dei servizi

A Lodi il 35% degli ingressi interessa giovani con meno di 30 anni, di cui il 17% è destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, e in 32 casi su 100 le imprese prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

Le entrate programmate a Lodi sono circa 910, mentre nella regione 68.700 e in Italia complessivamente circa 320.000. A Lodi le entrate si concentrano per il 66% nel settore dei servizi e per il 59% nelle imprese con meno di 50 dipendenti. Per una quota pari al 63% delle entrate viene richiesta esperienza professionale specifica o nello stesso settore, e le imprese che assumono sono pari al 15% del totale.

La battuta d’arresto arrecata dal coronavirus

“Il lavoro è centrale per la nostra economia e Milano continua ad avere un ruolo di traino nel Paese – commenta Alvise Biffi, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e responsabile del Tavolo Giovani -. Il coronavirus ha dato una battuta d’arresto in questi giorni ai processi di collaborazione e per chi è entrato in questo mese c’è un rallentamento nel processo di inserimento – aggiunge Biffi -. Con la forte azione attivata nell’emergenza speriamo di avere presto risultati positivi, a vantaggio prima di tutto della salute e di poter tornare alla normalità con un contenimento delle perdite per le imprese”.

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I giovani appoggiano le cause sociali su Internet

Per il 67% degli adolescenti i social rappresentano il canale privilegiato su cui attivarsi rispetto a temi sociali, civici o politici. Tra i temi che riscuotono maggiore interesse i cambiamenti climatici e la difesa dell’ambiente (60%), la lotta contro discriminazioni, bullismo e stereotipi (53%), l’immigrazione (25%), i problemi della scuola e i diritti dei minori (18%). Buona parte dei ragazzi si adopera anche per diffondere online queste informazioni, principalmente attraverso i “like” o condividendole sulla propria bacheca o profilo. Ma 1 su 20 (6%) crea in rete un nuovo contenuto sul tema in questione, e il 4% scrive un appello o una petizione di raccolta firme per raggiungere un obiettivo prefissato.

Solo 1 su 3 non è iscritto o non fa parte di nessun gruppo o associazione

Si tratta dei risultati di un sondaggio-dossier dal titolo Dai like alle piazze: giovani e partecipazione civica onlife, condotto da Save the Children in occasione del Safer Internet Day 2020, la giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea. Dalla ricerca emerge che solo 1 adolescente su 3 (30% circa) non è iscritto o non fa parte di nessun gruppo o associazione, 1 su 6 frequenta gruppi scolastici, e 1 su 6 è iscritto ad associazioni di volontariato sociale o associazioni o gruppi religiosi.

L’iscrizione ad associazioni culturali o associazioni per la tutela dell’ambiente riguarda il 7% circa, mentre quella ad associazioni per la cooperazione internazionale o per la tutela dei diritti umani, o a movimenti, partiti politici o comitati di cittadini, riguarda il 4% circa.

Più della metà di chi è attivo online traduce l’impegno in azioni dirette

Dall’indagine sembra poi emergere come l’impegno online divenga per molti una chiave di accesso a una dimensione di impegno diretto sul territorio. L’attivismo digitale rimane infatti confinato nel web solo nel 13% dei casi. Più della metà dei ragazzi attivi online traduce l’impegno anche in azioni dirette di cittadinanza, per cambiare concretamente le cose, partecipando a eventi di sensibilizzazione o mobilitazione collettiva legati alla tematica di interesse.

Ed è la difesa dell’ambiente è la causa che sembra stimolare di più il passaggio all’azione dei ragazzi, con l’83% di quelli che “abbandonano la tastiera” per partecipare a manifestazioni o cortei, riporta Ansa.

Leggere libri “aiuta” a impegnarsi socialmente

“La connessione in rete è oggi una costante della vita quotidiana dei bambini e dei ragazzi – spiega Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children -. Occorre proteggerli dai rischi della rete, ma allo stesso tempo non dobbiamo ignorare la potenzialità che la rete stessa può avere nello sviluppo della loro cittadinanza attiva”. Ma cosa porta i ragazzi a impegnarsi socialmente? Oltre all’esempio dei genitori, un fattore di rilievo che spinge i giovani ad attivarsi sul web o fisicamente per sostenere cause sociali  sembra essere l’abitudine alla lettura dei libri. Il 57% di chi partecipa “spesso” e il 47% di chi partecipa “qualche volta” anche fisicamente a eventi seguiti online dichiara infatti di aver letto più di 3 libri extrascolastici nell’ultimo anno, contro il 9% e il 12%, rispettivamente, di chi non ne ha letto neanche uno.

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I lavoratori italiani hanno poca fiducia nella crescita economica

L’Italia è al terz’ultimo posto su 34 Paesi per livello di fiducia nelle condizioni economiche nazionali del 2020. Una posizione condivisa con il Belgio e davanti soltanto a Spagna (41%) e Giappone (26%). I lavoratori italiani accolgono perciò il 2020 con poca fiducia nel miglioramento della situazione economica e finanziaria del Paese. E se poco più di quattro dipendenti su dieci credono in una crescita economica nei prossimi dodici mesi (44%), si tratta di una percentuale in calo del 4% rispetto al 2018, e di 13 punti sotto la media globale, pari al 57%.

Ottimismo per le condizioni delle imprese

Si tratta delle previsioni economiche e finanziarie dell’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, l’operatore mondiale nei servizi per le risorse umane. Secondo lo studio la fiducia nei risultati delle imprese però resiste, con il 67% dei lavoratori ottimista sulle performance del proprio datore di lavoro. Una percentuale comunque in calo rispetto a due anni fa (75%), e distante tre punti dalla media mondiale (70%).

In Europa calo di fiducia a doppia cifra

Gli italiani sono quindi fra i lavoratori meno ottimisti, collocandosi al 32° posto su 34 Paesi analizzati, a 13 punti di distanza dalla media globale e a 10 dalla media europea. I più prudenti sul futuro sono le donne e i lavoratori più esperti (entrambi al 37%), mentre meno pessimisti appaiono sia i dipendenti di genere maschile (52%) sia i più giovani (50%). Un atteggiamento molto diffuso, con solo 10 Paesi su 34 che esprimono una valutazione stabile o favorevole, e particolarmente evidente nel continente europeo, che ospita sei dei dieci Paesi che registrano un calo di fiducia in doppia cifra (Portogallo, Olanda, Spagna, Austria, Belgio e Svezia).

Nel 2020 condizioni economiche individuali migliori? La fiducia nel miglioramento personale è l’unico indicatore a registrare una crescita. Anche in Italia, con il 41% dei lavoratori che spera di ottenere un aumento di stipendio nel 2020 (+2% sul 2018) e il 50% che si attende di ottenere un bonus (+5% sul 2018). I più ottimisti sono gli uomini (il 54% spera in un bonus, il 45% in un aumento di stipendio) e i lavoratori fino a 45 anni di età (56% e 53%), mentre le donne sono più caute (46% e 38%), insieme ai lavoratori over 45 (42% e 26%). Resta però molto ampio il divario con i colleghi stranieri, che si attesta al -20% per quanto riguarda la speranza di ricevere un aumento di stipendio, e al -6% se si considera l’attesa di un bonus

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Dieci anni di smartphone, cosa è cambiato per gli italiani

Negli ultimi dieci anni lo smartphone ha giocato un ruolo da protagonista nella rivoluzione del sistema dei media, e può essere considerato il vero driver dell’innovazione digitale nel nostro Paese. Se oggi rappresenta quasi un oggetto di culto, la percentuale di chi lo utilizza in Italia è passata dal 15% nel 2009 all’attuale 73,8%. Secondo il Censis, sono stati i giovani under 30 i pionieri del consumo, passati da un’utenza pari al 26,5% nel 2009 all’86,3% dell’ultimo anno. La diffusione su larga scala di una tecnologia personale così potente ha contribuito a una piccola mutazione antropologica che ha finito per plasmare desideri e abitudini. Il 50,9% degli italiani infatti controlla il telefono come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire.  

Nel 2018 i telefonini hanno superato i televisori

Se il 2018 sarà ricordato come l’anno in cui gli smartphone hanno superato i televisori oggi nelle case degli italiani ci sono 43,6 milioni di smartphone e 42,3 milioni di televisori. E il 47,8% delle famiglie in cui vive almeno un minore ha in casa una smart tv o dispositivi esterni che consentono di collegarsi al web.

In dieci anni, inoltre, il 73,5% della popolazione ha superato il digital divide (erano il 48,7% nel 2009. +24,8%) e un terzo degli italiani ha una dieta mediatica ricca ed equilibrata, al cui interno trovano spazio tutti i principali media (audiovisivi, a stampa e digitali).

Come i media influenzano l’umore

Ma come influenzano l’umore degli italiani i media? Confrontando gli stati d’animo degli italiani e i mezzi di comunicazione utilizzati, emerge che tra gli utenti dei social network definiti “compulsivi” (che controllano continuamente quello che accade sui social, intervengono spesso e sollecitano discussioni) troviamo punte superiori alla media sia di ottimisti (22,3%) che di pessimisti (24,3%). Facebook (48,6%) raggiunge l’apice dell’attenzione tra gli utenti classificati come “esibizionisti” (pubblicano spesso post, foto e video per esprimere le proprie idee e mostrare a tutti quello che fanno), mentre gli utenti meno attivi, gli “spettatori”, sono poco pessimisti (17,1%).

Verso la gigabit society

La velocità di connessione ci porterà a entrare nella gigabit society ipotizzata per il prossimo futuro della Commissione europea? Secondo l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società l’Italia risale di 7 posizioni rispetto alla performance registrata nel 2018, passando in 19ª posizione rispetto alla 26ª dei due anni precedenti. Al buono stato di avviamento del 5G va attribuito il merito della risalita. La nuova variabile introdotta quest’anno premia l’Italia che ha già assegnato il 60% delle frequenze per le reti di connessione del futuro La banda larga fissa risulta disponibile per il 99,8% delle abitazioni, 3 punti in più rispetto alla media Ue (96,7%). Nonostante ciò, la banda larga è utilizzata dal 60,3% delle famiglie italiana, mentre la media Ue è al 76,6%.

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Da Hotmail a Instagram com’è si è evoluta l’era dei social

Siamo in piena era social, non è una novità. Dopo gli esordi con Hotmail, il servizio di posta elettronica di Microsoft, MSN, il client gratuito di messaggistica istantanea anch’esso prodotto e supportato da Microsoft, e Skype, la piattaforma freeware di messaggistica istantanea e VoIP lanciata il 29 agosto 2003, poi sono arrivati Facebook, Whatsapp, Instagram, Snapchat e Twitter, atterrati sui nostri dispositivi elettronici per digitalizzare lo scenario della socializzazione online. Si tratta dei veri e propri Social Network Sites, gli strumenti mediatici grazie ai quali abbiamo finalmente abbattuto ogni distanza geografica, recuperato contatti che diversamente avremmo perduto forse per sempre, e creato i nostri “contenuti” da condividere pubblicamente.

Le generazioni di transizione o dell’identità si trovano di fronte a una realtà diversa

Sembrano molto numerosi, quindi, i vantaggi che il nuovo web ha portato in dono a tutti noi. In particolare, alle generazioni dei Millennials e dei GenZ, nati sotto la magia evolutiva della digitalizzazione, che prediligono attività legate all’uso di queste piattaforme. Le generazioni di transizione o dell’identità, rispettivamente di età compresa tra i 35 e i 50 anni e tra i 51 e 60, si trovano sicuramente di fronte a una realtà diversa, ancora legata ai metodi tradizionali di comunicazione, e nuotano ancora nell’oceano del digital divide, riporta una notizia Adnkronos.

Il divario digitale si sta abbassando

Negli ultimi anni, però, stando ai dati Istat del Rapporto Annuale 2018, il livello del divario digitale da parte delle vecchie generazioni sembra essere di gran lunga diminuito. Il vantaggio che spinge di gran lunga queste ultime a sfruttare i nuovi media è decisamente un bisogno incombente di mettersi in contatto con i propri figli, o con parenti e amici che vivono a lunghe distanze.

L’arma persuasiva del web è più accattivante della lettura di un libro o di un quotidiano

E tra “buongiornissimi” glitterati e scatti sfocati anche i più anziani si cimentano nell’uso dei social media, senza però sorpassare i Millennials. L’arma persuasiva del web, innescata nelle piattaforme sociali, per molti poi è sicuramente più accattivante della lettura di un libro o di un quotidiano cartaceo. Il mondo digitale ha plasmato, in un certo senso, anche i tradizionali metodi di ricerca delle informazioni e di lettura quotidiana. Poiché l’informazione oggi passa per i social. Soprattutto tramite lo smartphone.

In ogni caso, armati di ingegno e persuasione, i Social Netwok Sites combattono imperterriti la battaglia contro i sistemi di sicurezza e la privacy, messi duramente a rischio dai meccanismi di pubblicazione e diffusione virale.

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Acquisti online, nel 2019 hanno raggiunto i 31,6 miliardi di euro

Fare shopping on line è una pratica quotidiana per la maggior parte degli italiani. E questa modalità di acquisto sta crescendo a ritmi vertiginosi: nel 2019 gli acquisti online in Italia sfiorano i 31,6 miliardi di euro (+15% sull’anno precedente). Di questo “monte”, ben il 40% è generato da acquisti effettuati via smartphone. A rivelare lo scenario è l’Osservatorio eCommerce B2c, che quest’anno festeggia i 20 anni dalla prima rilevazione. “Dopo vent’anni dalla prima ricerca pubblicata dall’Osservatorio, l’eCommerce è indubbiamente diventato un fenomeno di assoluta rilevanza: un canale prioritario di relazione con i clienti attraverso lo sviluppo di servizi ad hoc e ingenti investimenti in infrastrutture logistiche, informatiche e di rete” ha detto Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Se consideriamo che nel 1999 l’eCommerce in Italia valeva circa 100 milioni di euro (quasi esclusivamente generati da acquisti di servizi) e che solamente nel 2010 raggiungeva la soglia dell’1% del Retail, sono evidenti i progressi fatti dal nostro Paese negli ultimi anni. Nonostante il ritardo rispetto ad altri mercati, anche in Italia l’eCommerce è ormai decisivo nello sviluppo e nella promozione di modelli fortemente innovativi di relazione con i consumatori che, pur partendo dall’online, si propagano a tutto il Retail”. 

I prodotti che “valgono” di più

Tra i prodotti, l’Informatica & Elettronica si conferma il comparto più rilevante (+19% e un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro) seguito dall’Abbigliamento (+16%, 3,3 miliardi di euro). Tra i settori con il ritmo di crescita più elevato spicca l’Arredamento & Home living (+30%, 1,7 miliardi di euro) e il Food&Grocery (+42%, 1,6 miliardi di euro). L’Editoria supera il miliardo di euro (+8%) mentre gli acquisti in tutti gli altri comparti di prodotto valgono insieme 5,2 miliardi di euro nel 2019, in crescita del +21% rispetto al 2018. In questo aggregato si distingue il contributo dei Ricambi auto, con pezzi di ricambio e pneumatici per un valore di 760 milioni di euro (+24%), dei Giocattoli, con 602 milioni (+18%) e del Beauty, con l’acquisto di profumi e cosmetici per un valore di 568 milioni (+27%). 

Turismo e trasporti i servizi più acquistati online

Tra i servizi, il Turismo e Trasporti, con 10,9 miliardi di euro, è ancora il primo comparto dell’eCommerce italiano. La crescita (+9%) è determinata dagli acquisti di biglietti per i trasporti ferroviari e aerei, dalla prenotazione di appartamenti e case-vacanza (attraverso gli operatori della sharing economy) e dalla prenotazione di camere di hotel. Gli acquisti online nelle Assicurazioni valgono 1,5 miliardi di euro (+6%) e rimangono focalizzati sulle RC Auto. I comparti di servizio aggregati nella dicitura “Altro” valgono 1,1 milioni di euro, in linea con il valore del 2018, e comprendono ad esempio il ticketing per eventi e le ricariche telefoniche. 

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Smart building, anche gli edifici intelligenti a rischio cyberattacchi

I computer che gestiscono i cosiddetti smart building sono a rischio di attacco informatico. Secondo una recente ricerca, condotta dagli esperti di Kaspersky, solo nelle prima metà del 2019 sarebbero 4 su 10 i computer che gestiscono gli edifici intelligenti attaccati da malaware. E l’Italia sarebbe il paese più colpito.

Smart building, come funzionano

Serve però fare un passo indietro per capire come “funziona” uno smart building. In linea generale, i sistemi di automazione degli edifici intelligenti sono costituiti da sensori e controller usati per monitorare e automatizzare il funzionamento di ascensori, impianti di vario genere come quello di ventilazione, di climatizzazione, elettrici, di fornitura idrica, di video sorveglianza, o allarmi anti-incendio e sistemi di controllo degli accessi e molte altre informazioni critiche e sistemi di sicurezza. Questi sistemi sono solitamente gestiti e controllati da normali workstation che, spesso, sono connesse a internet. Un attacco riuscito contro una di queste workstation può facilmente concludersi con il mal funzionamento di uno o più sistemi critici dello smart building. E non si tratta di fantascienza, ma di rischi reali.

I risultati dell’indagine

La ricerca ha evidenziato “che più dell’11% dei computer per la gestione dei sistemi di smart building presi di mira (37.8%), è stato attaccato da diverse versioni di spyware, ovvero malware che hanno l’obiettivo di rubare le credenziali degli account e altre informazioni importanti. Sono stati rilevati dei worm sul 10.8% delle workstation, mentre il 7.8% è stato oggetto di tentativi di phishing e il 4.2% è stato vittima di ransomware”. La maggior parte di queste minacce proveniva da internet con il 26% dei tentativi di infezione nati sul web. Nel 10% dei casi, i responsabili dell’infezione sono stati i supporti rimovibili, incluse le chiavette USB, gli hard-driver esterni e altri dispositivi. Un ulteriore 10% proveniva da link e allegati mandati via mail. L’1,5% dei computer degli smart building sono stati attaccati da sorgenti interne alla rete, come le cartelle condivise.

L’Italia sotto attacco

Stupisce in particolare che, in base ai dati raccolti, l’Italia si trovi al primo posto con la più alta percentuale di attacchi rivolti ai computer per gli smart building (48,5%), seguita da Spagna (47,6%), Regno Unito (44,4%), Repubblica Ceca (42,1%) e Romania (41,7%). “Anche se queste percentuali sono relativamente basse se paragonate al panorama generale delle minacce, il loro impatto non dovrebbe essere sottovalutato. Provate a immaginare a cosa potrebbe succedere se le credenziali di un edificio altamente protetto venissero rubate da un malware qualsiasi e poi rivendute sul mercato nero. O se una risorsa fondamentale di un sistema sofisticato di un edificio intelligente venisse paralizzata da un ransomware in grado di criptare i processi essenziali. La lista di scenari possibili è infinita. Proprio per questo consigliamo ai team di sicurezza responsabili delle reti IT degli smart building di non dimenticare che necessitano di essere protetti. Anche una soluzione di sicurezza base potrebbe portare dei benefici per un’organizzazione che vuole difendersi da potenziali attacchi di questo tipo”, ha affermato Kirill Kruglov, Security Researcher di Kaspersky ICS CERT. Ovviamente, perché questi attacchi non si verifichino è fondamentale che  gli smart building siano provvisti di infrastrutture IT protette da soluzioni di sicurezza affidabili e create su misura, periodicamente controllate e verificate.

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SDA Bocconi lancia i corsi online. Obiettivo, diventare la Netflix della formazione

La Bocconi lancia un portafoglio di corsi online sempre disponibili on demand su qualsiasi dispositivo.. Tutti i corsi del portafoglio online della SDA Bocconi School of Management fanno infatti un uso intensivo di video e animazioni interattive, e presentano numerosi case study in formato elettronico con interviste a manager e imprenditori di grande esperienza. L’obiettivo è quello di diventare la Netflix della formazione.

“Dare a tutti la possibilità di fruire di una formazione continua di alta qualità”

Gli strumenti di autovalutazione messi a disposizione dei partecipanti consentono di capire il proprio livello di preparazione prima del test finale. E tutti i partecipanti che completano i corsi hanno accesso alla comunità #Mine degli alunni Sda Bocconi, con eventi di aggiornamento per manager e imprenditori.

“Con la formazione online vogliamo abbattere ogni barriera geografica, economica e psicologica e dare a tutti la possibilità di fruire di una formazione continua di alta qualità”, spiega Gabriele Troilo, associate dean per la Divisione Open Market and New Business di Sda Bocconi. Inoltre, l’utilizzo delle tecnologie più efficaci e un dispiego di risorse degno di produzioni di alto livello si accompagnano anche a un prezzo molto contenuto.

“Una piattaforma attraverso cui è possibile intraprendere percorsi modulari”

L’analogia con l’industria dell’entertainment non si limita però alla qualità della produzione e alla possibilità di usufruie dei contenuti dei corsi a un ampio numero di partecipanti, ma riguarda anche le modalità di fruizione. “La nostra ambizione è diventare la Netflix della formazione, essere una piattaforma attraverso cui sia possibile intraprendere percorsi modulari di formazione nel rispetto dei tempi, delle esigenze e delle circostanze che condizionano la vita di ciascuno”, chiarisce ancora Troilo.

I corsi hanno una durata suggerita che varia dalle 5 alle 9 settimane, ma per consentire flessibilità di tempo e impegno, rimangono a disposizione del partecipante per 4 mesi dalla data di iscrizione. Ed è previsto uno sconto del 20% per le donne, riporta Askanews.

Dallo Sport Marketing e Sponsorship ai fondamenti del Data Analysis per Manager

I primi corsi del portafoglio online spaziano in diversi ambiti, dallo Sport Marketing e Sponsorship alle Competenze per vendere e Finanziare la crescita aziendale, dall’IT Management al Personal Branding, i Fondamenti di bilancio, e i fondamenti del Data Analysis per Manager. Nella seconda parte dell’anno sarà la volta di temi diretti a famiglie professionali specifiche. Qualche esempio? Come creare un business plan, Valutazione immobiliare, Visual Merchandising, Comunicare per creare Valore, The Blockchain Journey (in inglese) e Python for Marketeer, anch’esso in inglese.

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