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Perché si lascia l’azienda? I 10 motivi delle Grandi dimissioni 

Dalle relazioni professionali con colleghi e superiori all’aumento di stipendio, dalla ricerca di un lavoro più interessante alle opportunità di carriera, e dal desiderio di avere più tempo per sé fino a quello di cambiare, Randstad ha stilato la lista delle 10 ragioni principali per cui i lavoratori scelgono di lasciare un’organizzazione. Le ragioni che spingono i lavoratori ad abbandonare il proprio lavoro spesso sono molto più articolate dell’offerta economica, e mettono in discussione processi consolidati. E con la ripartenza del mercato del lavoro e la caccia ai talenti, molti sono spinti a un cambiamento. Come dimostra il boom di Grandi dimissioni, le cui motivazioni non sono sempre scontate.

La prima ragione è il rapporto con i colleghi

La prima ragione per cui i lavoratori lasciano un’azienda è il rapporto con i colleghi di livello pari o superiore. Soprattutto nel secondo caso, non necessariamente perché il rapporto è conflittuale, ma perché non allineato ai bisogni di quel momento. L’esperienza collettiva degli ultimi mesi ha poi indotto una riflessione sul significato più profondo della vita e del lavoro. Molte persone cambiano posto alla ricerca di un contenuto di lavoro più interessante e stimolante, più in linea con le aspettative del ruolo professionale che vogliono ricoprire. Ma non c’è solo il tipo di lavoro. Sempre più persone, indipendentemente dal ruolo in azienda, non si dicono più disposte a scendere a compromessi tra i valori prioritari per la loro identità personale e quelli dell’organizzazione in cui operano.

Quando la retribuzione è percepita come insufficiente

È il motivo più scontato, ma oggi lo stipendio è determinante in una fase di forte competizione. Se la retribuzione è percepita come insufficiente rispetto al proprio valore, è probabile che un lavoratore sia attratto da offerte migliorative.  Da sempre un fattore molto importante, l’equilibrio tra vita privata e professionale, è stato messo a dura prova durante il lockdown. La sua rilevanza è aumentata esponenzialmente, e spesso i lavoratori scappano da condizioni ‘tossiche’, in cui l’attività professionale invade totalmente quella privata. E soprattutto i più giovani chiedono prospettive di crescita, step professionali, stimoli continui.

Non sempre si cambia per aumentare di livello

A volte, specie per profili qualificati a inizio carriera, è più interessante un’opportunità di specializzazione in un ambito di interesse, per acquisire conoscenza ed esperienza in un ruolo. Non sempre, quindi, si cambia per aumentare di livello. L’esperienza del lockdown e la perdita della relazione di molti luoghi di lavoro hanno messo in evidenza anche l’importanza di un ambiente di lavoro accogliente, positivo e stimolante. Ma dopo l’esperienza dello smart working di massa, oggi molti lavoratori ricercano espressamente offerte di lavoro che consentano di svolgere l’attività a distanza con maggiore flessibilità sugli orari. Talvolta però le dimissioni sono parte di un processo che va oltre l’ambito professionale. Cambiare il posto di lavoro può significare dare un taglio alla quotidianità, mettendosi alla prova per dare nuovo significato al proprio percorso.

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Gli italiani e il latte vegetale

Negli ultimi anni sono apparsi in commercio molti prodotti alternativi al latte tradizionale. Everli, il marketplace della spesa online, ha analizzato i consumi di latte di origine vegetale, scoprendo in alcune zone dello Stivale nel 2021 c’è stato un vero e proprio boom di acquisti rispetto all’anno precedente. Padova, ad esempio, ha registrato un incremento di spesa a tripla cifra (133%), seguita da Trieste (41%) e Bologna (2%). Alcune regioni poi sono più inclini all’acquisto e al consumo di latte che non contenga proteine animali, soprattutto Lombardia e Veneto. Ma lo scettro della città più propensa al consumo di latte vegetale è Torino.

Quali sono le categorie di latte vegetale preferite?

Non ci sono dubbi: vincono latte di mandorla e di cocco, ma guardando alla top 10 dei prodotti più acquistati compaiono in classifica anche quelli senza zuccheri o in versione light. Se da un lato alcune province italiane hanno speso maggiormente in latte vegetale, dall’altra alcune località hanno registrato un incremento di spesa in latte di origine animale. Latina, ad esempio, ha toccato una crescita del 21% nel 2021 rispetto all’anno precedente, seguita da Udine (17%) e Trieste (17%), dove si consuma molto latte sia vegetale sia animale.

Perché si sceglie il latte vegetale?

Nonostante per il 40% degli italiani l’assaggio di latte vegetale sia stato dettato dalla curiosità, per molti le motivazioni sono guidate da scelte legate al benessere personale. Nello specifico, perché è più digeribile di quello tradizionale (35%), più sano (22%), più gustoso (20%) e può contribuire ad aumentare l’apporto di vitamine e fibre (17%). Inoltre, viene selezionato tra gli scaffali da più di 1 italiano su 10 (11%) per il minore contenuto calorico. Il 32% però beve in egual misura latte di origine animale e vegetale, ma oltre 1 su 10 (11%) ha completamente sostituito il primo con quello vegetale.
Quanto alla frequenza di consumo, quasi un terzo degli intervistati (30%) include il latte vegetale nel proprio piano alimentare almeno una o due volte a settimana, e quasi la metà (46%) ne compra almeno due tipi diversi.

I benefici di soia, mandorla, riso e cocco

“Il latte di soia è molto ricco di proteine e grassi ed è l’opzione più vicina al latte vaccino a livello di caratteristiche nutritive, e i suoi effetti positivi sulla salute sono principalmente attribuiti alla presenza di isoflavoni con proprietà antitumorali – commenta Eric De Felicibus, nutrizionista di MioDottore -. Invece, il latte di mandorla è quello meno calorico, con un profilo nutrizionale equilibrato, e più ricco di acidi grassi monoinsaturi, considerati utili nella perdita e gestione del peso, mentre il latte di riso, ricco di carboidrati e zuccheri, può fungere da opzione nel caso di persone con problemi di allergia causati da soia e mandorle. Infine, il latte di cocco è fonte di acido laurico che contribuisce ad aumentare i livelli di colesterolo HDL, che aiuta a ridurre il colesterolo LDL nel flusso sanguigno”.

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I 10 trend del mondo del lavoro nel 2022

Sono sempre più le aziende che optano per una organizzazione del lavoro che non richieda una presenza continuativa in ufficio. Una vera e propria rivoluzione che porta con sé cambiamenti per il mondo del business e la vita delle persone. IWG ha stilato i 10 trend del mondo del lavoro per il 2022, e il primo è la centralità delle relazioni umane. Sempre più aziende infatti investiranno per favorire il benessere dei dipendenti, fornire supporto psicologico e migliorare le dinamiche di comunicazione interna. Con il lavoro da remoto e il fenomeno delle Grandi Dimissioni, le imprese sembrano essersi rese conto che la felicità è uno stimolo per la produttività.

Iper flessibilità, dispersione della forza lavoro e riduzione degli spostamenti
D’ora in poi ci si aspetta l’iper flessibilità nell’organizzazione del lavoro, e le aziende che non sapranno garantirla rischiano di perdere i propri talenti. Ma con l’affermarsi del lavoro da remoto non sarà più necessario reclutare forza lavoro che risiede in prossimità o nell’area di riferimento dell’azienda. Si apre infatti la possibilità di ampliare i processi di recruitment al perimetro nazionale o addirittura internazionale.
Il lavoro ibrido inoltre sta contribuendo a vivacizzare le aree suburbane e periferiche. Non dovendosi recare in ufficio giornalmente, le persone passano più tempo nelle aree di residenza, sostenendo i consumi e incentivando la nascita di nuovi servizi.

Pendolari part time, design dell’esperienza, collaborazione virtuale
Secondo IWG in Italia la tendenza è di concentrare i giorni di presenza in ufficio nel cuore della settimana. Ma se sono sempre più i pendolari parti time l’ufficio fisico continuerà a giocare un ruolo centrale quale luogo della collaborazione, del confronto e della creatività. Gli uffici del futuro integreranno aree ristoro e relax, ospiteranno ampi tavoli per il lavoro in comune e spazi simili ai salotti residenziali. Le aziende, inoltre, tenderanno a investire nella creazione di spazi verdi o forniranno il proprio contributo per la gestione e il miglioramento di parchi e giardini esistenti.
Non solo aumenteranno le piattaforme di collaborazione virtuale, ma si svilupperanno nuovi sistemi che faranno leva su realtà virtuale a realtà aumentata. In breve, passeremo da “davanti” a “dentro” lo schermo.

Allineamento agli SDGs, meno costi per gli spazi a uso ufficio, nuove metriche di produttività
La nuova organizzazione del lavoro fornirà alle aziende una leva importante per il raggiungimento degli obiettivi ESG, oltre a contribuire al raggiungimento degli SDGs, gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu.
L’adozione del lavoro da remoto e/o del lavoro ibrido, riporta Ansa, gioca un ruolo in termini di riduzione delle emissioni, ma contribuisce anche al miglioramento del benessere personale, favorisce l’uguaglianza di genere e comporta una riduzione dei costi per l’azienda: per ogni dipendente che lavora da remoto per metà della settimana, il datore di lavoro risparmia 11mila dollari l’anno.
Con dipendenti lontani dall’headquarter aziendale verranno poi introdotti nuovi strumenti di gestione dei flussi di lavoro basati su cloud, utili a monitorare l’avanzamento lavori e i tempi di completamento.

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Gli attacchi informatici più diffusi nell’ultimo trimestre 2021

Tra le tendenze più significative registrate negli ultimi tre mesi del 2021 il Covid-19 continua a essere usato come oggetto di email con allegati malevoli, e se i settori più colpiti dagli attori malevoli (threat actors) sono stati quelli governativi e della difesa, aerospazio e sanità, si evidenzia anche un’attenzione crescente verso le aziende di telecomunicazioni. Non solo per i loro sistemi informatici, quali software o reti, ma a essere prese di mira sono anche le stesse infrastrutture. La finalità degli attacchi è l’intercettazione di comunicazioni sensibili degli utenti e lo spionaggio contro target specifici come aziende, personaggi politici, funzionari governativi, forze dell’ordine e attivisti politici.

Nella cybersecurity il fattore umano rimane un tema cruciale

Sono i risultati del Cyber Threats Snapshot di Leonardo, condotto dagli esperti di Cyber Threat Intelligence a supporto del Global Security Operation Centre (SOC) di Leonardo. Il report evidenzia come le campagne di malspam, ovvero la ricezione di mail o messaggi contenenti link o allegati malevoli, continuino a essere lo strumento più utilizzato per violare i sistemi informatici, poiché spesso facilitate dalle azioni delle ‘vittime’, che ignare mettono a rischio l’integrità di dati personali o sistemi aziendali. Il fattore umano nella cybersecurity rimane quindi un tema cruciale. 

Un altro caso di spam-demia

In particolare, l’ultimo trimestre del 2021 è stato caratterizzato da una nuova campagna di malspam che sfrutta il Covid-19.  Nelle e-mail truffa (phishing) inviate alle vittime sono contenute informazioni relative a un presunto contatto del destinatario con un collega positivo alla variante Omicron. La vittima è invitata a prendere visione di un allegato: aprendolo e abilitandone il contenuto, il malware viene scaricato automaticamente e inizia a ricercare credenziali bancarie e/o a ottenere l’accesso remoto sul dispositivo infetto.

Individuata una delle vulnerabilità più gravi del decennio

A dicembre poi è stata rilevata una grave vulnerabilità che ha causato molta preoccupazione tra gli esperti. Il software che presenta questa vulnerabilità è infatti uno degli strumenti più importanti per la gestione delle librerie di logging di applicazioni utilizzate dalle aziende, anche nell’ambito di siti web e servizi online, e si stima che potrebbe essere presente su circa 3 miliardi di dispositivi a livello globale. In sintesi, tale vulnerabilità ha permesso a utenti esterni di penetrare nei sistemi, eseguendo codice malevolo da remoto. Per la diffusione di tale software su scala globale, e per la facilità di esecuzione degli attacchi, la vulnerabilità ha ricevuto un grado di criticità di 10 su 10. 

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Giocattoli, un mercato in salute: +9% nel 2021

Altro che gioco: il 2021 segna una ripresa decisa del settore e chiude con un +9% rispetto al 2020 e un +2,1% sul 2019. Stiamo parlando del mercato italiano del giocattolo, un comparto decisamente in salute e che conferma come non mai che in questo periodo l’atto del giocare sia fondamentale ed essenziale. I dati sono stati resi noti da Assogiocattoli, che ha anche attivato la campagna ‘Gioco per Sempre’ con lo scopo di sensibilizzare ancor di più le famiglie italiane sull’importanza del gioco dal punto di vista pedagogico, sociale e culturale.

Non solo legati alla stagionalità

Un altro obiettivo della campagna è anche quello di slegare il giocattolo dalla stagionalità, ossia come dono solo per l ricorrenze. Resta il fatto che oggi la metà del giro d’affari del settore giocattolo si concentra nel periodo di Natale. Secondo i dati forniti dalla società di ricerche Npd, l’ultimo trimestre (ottobre\dicembre ‘21) registra un notevole +6,7% rispetto al precedente. I giochi in scatola e le costruzioni continuano a essere tra i prodotti più venduti, confermando il ritorno al gioco dei più grandi – i cosiddetti kidult – grazie a modalità di gioco in grado di intrattenere e divertire tutti eliminando ogni gap generazionale. Anche le bambole sono in cima alle classifiche di vendita, seguite dai prodotti collezionabili (Trading Card Game in primis), dai peluche, dai veicoli a ruote, dai supereroi e dai dinosauri. Il fatturato derivante dai prodotti a licenza rappresenta il 26% del totale mercato e cresce del +14%. Le top 5 licenze del 2021 sono state Harry Potter, Me Contro Te, Disney Frozen, Super Mario e Bing.

Il primo manifesto corale

Numeri che fanno ben sperare per il futuro e che confermano l’ottimo lavoro svolto – nonostante le numerose difficoltà – dagli addetti di tutta la filiera. Assogiocattoli compresa che, con la campagna “Gioco per Sempre”, si è impegnata a diffondere la cultura del gioco coinvolgendo oltre 3mila persone nella creazione del primo Manifesto partecipato e corale: un inno al gioco e ai giocattoli, una filastrocca in rima scritta grazie al contributo di bambini di ogni età, ma anche di mamme e papà, nonni e zii, oltre a educatori, ludologi e psicologi. Ma non solo, la Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (20 novembre) è stata festeggiata con i Play Days e ben due iniziative speciali: uno speciale concorso che ha attivato più di 220 punti vendita in tutta Italia devolvendo in beneficenza parte del montepremi e u na donazione di giochi e giocattoli forniti dagli associati alla Fondazione Abio Italia Onlus che li ha distribuiti negli oltre 200 reparti di pediatria presenti su tutto il territorio italiano.

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Le figure più difficili da trovare? Tecnici informatici e artigiani del legno

La conferma arriva dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal: sono i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni le figure più difficili da reperire, con un indicatore di difficoltà pari al 68,1%, seguiti dagli attrezzisti, operai e artigiani del trattamento del legno (67,9%). Il Bollettino però difficoltà di reperimento anche per i fonditori, saldatori, montatori carpenteria metallica (62,4%), gli artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (62,3%), e gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (61,9%). Per fronteggiare la difficoltà nel reperire queste figure professionali il 38,6% delle imprese tende ad assumere personale con competenze simili rispetto alle figure ricercate per poi formarle in azienda, mentre nel 17,2% dei casi offre una retribuzione superiore rispetto a quanto viene mediamente proposto per quel profilo. 

A gennaio l’indicatore della difficoltà di reperimento aumenta del 5%

Anche a gennaio cresce l’indicatore della difficoltà di reperimento del personale ricercato dalle aziende, e rispetto a un anno fa aumenta del 5%, raggiungendo il 38,6% delle entrate programmate.
La mancanza di candidati è il motivo della difficoltà maggiormente segnalato dalle imprese (22,2%), seguito dalla preparazione inadeguata (13,4%) e da altri motivi (2,9%). A incontrare le maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese delle costruzioni (53,3% dei profili ricercati), seguite dalle industrie del legno e del mobile (53,0%), le industrie metallurgiche (52,5%) e le imprese dei servizi informatici e delle telecomunicazioni (51,9%).

Nel trimestre gennaio-marzo i contratti programmati saliranno a circa 1,2 milioni

Sono poco meno di 458mila i contratti programmati dalle imprese nel mese di gennaio, e saliranno a circa 1,2 milioni nel trimestre gennaio-marzo. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si registra un incremento delle entrate previste: +112mila su gennaio 2021 e +265mila in confronto al trimestre gennaio-marzo 2021.
Positivo anche il confronto rispetto a dicembre 2021, con 104mila contratti in più (+29,4%), per tutti i settori economici tranne che per il turismo, dove pesano le crescenti incertezze legate all’andamento dell’epidemia nelle ultime settimane.

Sono alla ricerca di personale soprattutto le imprese di costruzioni

L’industria, nonostante le difficoltà legate ai rincari dell’energia e di molte materie prime, prosegue nella tendenza espansiva già registrata nel corso del 2021, e programma per il mese di gennaio 150mila assunzioni. Sono alla ricerca di personale soprattutto le imprese delle costruzioni (46mila entrate), seguite dalle imprese della meccatronica (26mila entrate) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo, che prevedono 22mila entrate.
Nel complesso, riporta Adnkronos, i settori del terziario totalizzano 307mila entrate: in testa i servizi alle imprese (142mila assunzioni), seguiti dal commercio (62mila) e dai servizi alle persone (56mila).
La nuova ondata pandemica fa sentire i suoi effetti negativi soprattutto sulla filiera turistica, dove le imprese hanno previsto per il momento un calo del 14,6% nell’attivazione dei contratti rispetto a dicembre.

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Casa, nel terzo trimestre 2021 i prezzi volano al +4,2%

Un aumento record quello registrato in Italia dai prezzi delle case nel terzo trimestre dell’anno. “I prezzi delle abitazioni aumentano su base annua per il nono trimestre consecutivo, registrando il tasso di crescita tendenziale più alto da quando è disponibile la serie storica dell’indice Ipab”. Questo è il commento dell’Istat sulla stima preliminare dell’andamento dei prezzi delle abitazioni.
Nel terzo trimestre del 2021 l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie italiane per fini abitativi o per investimento è aumentata infatti dell’1,2% rispetto al trimestre precedente, e del 4,2% nei confronti dello stesso periodo del 2020. Nel secondo trimestre del 2021 era al +0,4%.

Aumentano sia i prezzi delle abitazioni nuove sia quelli delle abitazioni esistenti 

L’aumento tendenziale dell’indice, ha spiegato l’Istituto di statistica, è da attribuirsi sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che hanno accelerato la crescita, passando dal +2% registrato nel secondo trimestre 2021 al +3,9% del terzo, sia ai prezzi delle abitazioni esistenti (che pesano per più dell’80% sull’indice aggregato) che sono aumentati del 4,2%. Una percentuale in forte accelerazione rispetto al trimestre precedente, nel quale erano rimasti stabili.

Un contesto di crescita vivace dei volumi di compravendita

Questi andamenti positivi si registrano in un contesto di crescita vivace dei volumi di compravendita. La variazione tendenziale registrata nel terzo trimestre 2021 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale è infatti del +21,9%. Su base congiunturale, dopo la stabilità del trimestre precedente, secondo l’Istituto di statistica l’aumento è dovuto soprattutto ai prezzi delle abitazioni nuove, che hanno registrato un incremento pari al +3%. Sono cresciuti però anche i prezzi delle abitazioni esistenti, ma in misura meno ampia rispetto a quanto registrato nel trimestre precedente, attestandosi al +0,8% dopo il +2% registrato nel secondo trimestre dell’anno.

Il tasso di variazione acquisito dell’Ipab per il 2021 è +2,6%

Di fatto, rispetto allo stesso periodo del 2020, nei primi tre trimestri del 2021 i prezzi delle abitazioni sono aumentati in media del 2,1%, riporta Askanews. Nel dettaglio, i prezzi delle abitazioni nuove hanno fatto registrare un +3,3%, e quelli delle abitazioni esistenti sono cresciuti dell’1,8%. Sempre secondo l’Istituto di statistica, il tasso di variazione acquisito dell’Ipab (Indice prezzi abitazioni) per il 2021 è pari a +2,6%. In particolare, l’aumento è del +3,5% per quanto riguarda le abitazioni nuove, e del +2,3% per quanto riguarda le abitazioni esistenti.

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Sicurezza e cittadinanza nel 55° Rapporto Censis

Secondo il capitolo dedicato a Sicurezza e cittadinanza del 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2021, nel 2020 sono state uccise 116 donne, di cui 99 in ambito familiare o affettivo, 67 per mano del partner o di un ex.  Nell’anno del Covid-19 le donne chiuse in casa hanno avuto più paura, tanto che sono cresciute in maniera esponenziale le richieste di aiuto. Nel 2020 si sono registrate 31.688 chiamate al numero verde 1522, +48,8% rispetto al 2019, e il trend non sembra diminuire nel 2021: nei primi tre mesi dell’anno le chiamate sono state 7.974 (+38,8%). Le donne raccontano di non sentirsi sicure anche fuori casa: il 75,8% ha paura di camminare per strada e prendere i mezzi pubblici la sera e l’83,8% teme i luoghi affollati.

Paura del web e di stare a casa da soli

Dal 1° agosto 2020 al 31 luglio 2021 in Italia i reati informatici sono stati 202.183 (+27,3%). Gli italiani sono consapevoli che il web nasconda pericoli: il 54,3% associa il maggiore utilizzo del web a rischi legati alla sicurezza informatica, il 43,1% è preoccupato del libero accesso a internet dei minori e il 27,6% teme per i rischi di dipendenza da sovraesposizione a web e social network, mentre il 22,6% teme invece gli hater. Quasi 9 milioni di italiani, di cui 6 milioni donne, hanno paura di stare da soli in casa di notte. Non stupisce che il 90,9% degli italiani abbia almeno un sistema di sicurezza a difesa della propria abitazione. Il più diffuso è la porta blindata (65,7%), ma 4,8 milioni dichiarano di possedere un’arma da fuoco.

Anche il Covid-19 diventa un business

Dei 16.638.268 articoli contraffatti sequestrati nel 2020 dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane 8.327.879 possono essere classificati come dispositivi anticovid, soprattutto mascherine, guanti monouso, tute e termometri. I dati testimoniano la presenza di traffici significativi di dispositivi di protezione e della vendita online di falsi medicinali per il Covid-19. Se ai dispositivi contraffatti si aggiungono gli oltre 46 milioni di dispositivi medici ritirati dal mercato perché ritenuti non sicuri è ancora più evidente quale sia stato il peso del Covid-19 sul mercato dell’illecito.

La resilienza degli imprenditori stranieri

In risposta alla mancanza di lavoro dipendente durante la pandemia i migranti hanno continuato a mostrare la loro vitalità. A fine dicembre 2020 gli imprenditori stranieri risultano 463.048, di cui 376.264 provenienti da Paesi extracomunitari. L’aumento dei titolari di impresa stranieri prosegue anche nel primo semestre del 2021: a fine giugno sono 465.352 (+1,8%) e rappresentano il 15,5% del totale. Due i settori in cui la loro presenza è più evidente: il commercio e le costruzioni. A fine giugno si contano 180.225 imprese commerciali, il 20,5% dell’intero settore. Le imprese edilizie con titolare straniero sono invece 123.109 (26,7%), ma durante l’emergenza sanitaria sono aumentate anche le imprese agricole (+4,9%) e le attività finanziarie e assicurative (+5,1%).

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Il cambiamento climatico modifica il comportamento dei consumatori

Nei giorni della 26a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP26, un sondaggio Ipsos, condotto per il World Economic Forum su 29 Paesi ha indagato la relazione esistente tra i timori per il cambiamento climatico e i comportamenti adottati. In particolare, la ricerca esamina in che misura i consumatori hanno modificato i propri comportamenti quotidiani a causa delle preoccupazioni climatiche, e quali sono le azioni individuali più comunemente intraprese per contrastare il cambiamento climatico.

In Italia il 58% ha modificato il proprio comportamento d’acquisto 

Di fatto, oltre la metà degli intervistati (56%) afferma di aver modificato il proprio comportamento a causa della preoccupazione per i cambiamenti climatici negli ultimi anni. Meno di una persona su cinque (17%) afferma poi di aver apportato molte modifiche, due su cinque (39%) poche, e tre su dieci (31%) nessuna modifica. Una percentuale in calo rispetto alla media del 69% registrata a gennaio 2020. In Italia, il 58% degli intervistati dichiara di aver modificato il proprio comportamento d’acquisto (e non), ma anche in questo caso, la percentuale è in calo rispetto al 73% registrata a gennaio 2020. 

Consumatori meno attenti all’ambiente di un anno fa

I Paesi in cui è più probabile che i consumatori riferiscano di aver adattato il proprio comportamento per contrastare i cambiamenti climatici rimangono invariati rispetto allo scorso anno. Tuttavia, anche in queste nazioni, la proporzione è diminuita notevolmente India (76%, in calo di 12 punti), Messico (74%, -12 punti), Cile (73%, -13 punti) e Cina (72%, -13 punti). I Paesi in cui è meno probabile che i consumatori affermino di aver modificato il proprio comportamento a causa delle preoccupazioni climatiche includono Giappone (22%, -9 punti), Russia (40%, -12 punti), Stati Uniti (41%, -15 punti) e Paesi Bassi (41%, -16 punti). Inoltre, i Paesi che hanno registrato il calo maggiore dallo scorso anno nella loro quota di consumatori attenti all’ambiente sono Malesia (62%, -23 punti), Spagna (53%, -23 punti), Polonia (49%, -23 punti) e Francia (52%, -21 punti).

Sostenibilità e azioni individuali

A livello internazionale, le azioni individuali più comunemente intraprese per contrastare il cambiamento climatico sono il riciclaggio o il compostaggio, citato, in media, dal 46% degli intervistati nei 29 Paesi esaminati, il risparmio energetico in casa (43%), ridurre lo spreco alimentare (41%) e il risparmio di acqua (41%). Gli intervistati italiani menzionano le medesime azioni, ma con un ordine di priorità diverso. Al primo posto si posiziona il riciclaggio o il compostaggio (50%), ridurre lo spreco alimentare (47%), il risparmio di acqua in casa (45%), e il risparmio energetico (38%). A livello internazionale le donne sono generalmente più propense degli uomini ad aver cambiato i propri comportamenti, soprattutto in termini di riduzione dello spreco alimentare (46% vs. 36%), risparmio di acqua (46% vs. 36%), diminuzione di nuovi acquisti (36% vs. 26%) e diminuzione di prodotti con molti imballaggi (33% vs. 25%).

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Cybercrime, le nuove truffe sfruttano il successo di Squid Game

Il successo della serie coreana è planetario: in pochissimo tempo, Squid Game ha totalizzato su Netflix ben 111 milioni di spettatori, battendo tutti i record tra i titoli più visti sulla piattaforma. Il terribile “Gioco del Calamaro”, però, non deve generare inquietudine solo quando lo si guarda sullo schermo, ma pure quando online ci si imbatte in qualcosa che lo richiama. Proprio così: come l’esperienza insegna, i criminali informatici sfruttano le mode del momento per inventare sempre nuove truffe ai danni degli ignari utenti o fan. Sono stati gli esperti di Kaspersky a scoprire le   minacce più comuni e sofisticate relative a Squid Game, che comprendono Trojan, adware e offerte di phishing per costumi di Halloween ispirati alla serie.

Episodi e giochi da scaricare

Tra i pericoli più diffusi, sono stati individuati Trojan-downloader in grado di installare programmi dannosi, ma anche diversi Trojan e adware. Uno degli schemi di truffa analizzati dava la possibilità agli utenti di visualizzare la versione animata di un finto gioco online tratto dalla serie e, contemporaneamente lanciava un Trojan che, agendo di nascosto, rubava dati dai vari browser degli utenti per indirizzarli ai server degli attaccanti. Inoltre, gli esperti hanno osservato che veniva creato un collegamento ad una delle cartelle per consentire agli attaccanti di lanciare il Trojan ogni volta che veniva avviato il sistema. Lo stesso scherma viene utilizzato a fronte dell’offerta di scaricare episodi gratis. Meglio non fidarsi di canali non ufficiali. 

Giochi a tema che fanno… perdere

Oltre alle pagine di phishing più “tradizionali” che offrono gli episodi di Squid Game in streaming, Kaspersky ha anche trovato diversi siti che offrono di competere in una versione online del gioco per provare a vincere un premio di 100 BNB (Binance Coin). Inutile dire che gli utenti non riceveranno mai la ricompensa promessa e si ritroveranno a perdere i propri dati o a scaricare malware sui loro dispositivi.

Come proteggersi dai rischi

Oltre a installare sempre le versioni aggiornate dei software di sicurezza, gli utenti dovrebbero verificare l’autenticità dei siti web prima di inserirvi dati personali, e utilizzare solo siti ufficiali per guardare o scaricare film. Inoltre, vanno sempre controllati i formati degli URL e l’ortografia del nome dell’azienda. Infine, quando si tratta di puntate della serie, occorre prestare attenzione alle estensioni dei file che si scaricano: un file video non avrà mai un’estensione .exe o .msi.

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