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Europei 2021: cosa mangiano gli italiani mentre guardano le partite?

Cosa mangiano gli italiani durante le serate passate a guardare le partite di calcio degli Europei 2021? E quali prodotti entrano nel loro carrello della spesa? Il Campionato europeo di calcio UEFA 2021, iniziato venerdì 11 giugno, ha visto l’Italia impegnata fin dalla prima giornata nella sfida contro la Turchia. Con l’inizio della competizione europea, e con l’allentamento delle restrizioni per il contenimento della pandemia, è tornata anche l’abitudine degli italiani a guardare le partite insieme in casa. Complici anche le restrizioni legate al Covid-19, che limitano ancora il numero di persone che possono accedere ai locali al chiuso, molti italiani si sono organizzati per vedere le partite della Nazionale comodamente in casa propria. E sicuramente in queste occasioni non manca qualcosa da bere e mangiare in compagnia di amici e parenti, per vivere al meglio l’emozione di queste serate di inizio estate.

Bevande alcoliche e non, pop corn, patatine, e dolci confezionati o fatti in casa

Cosa comprano e cosa consumano le famiglie italiane durante le partite degli Europei? GfK ha cercato di rispondere a questa domanda analizzando i consumi rilevati attraverso il proprio Consumer Panel in occasione dell’ultima edizione dei campionati Europei, tenutasi nel 2016. Gli Europei 2016 avevano trainato la crescita di penetrazione per molte categorie del Largo Consumo, dalle bevande, alcoliche e analcoliche, allo snacking salato, come pop-corn, frutta secca, grissini, e patatine. Ma anche i dolci confezionati e agli ingredienti per prepararli in casa, come preparati per torte, lievito di birra, mascarpone. Interessante notare come tra i prodotti che nel 2016 crescevano in penetrazione ci fossero anche gli ingredienti per la classica pasta al pomodoro.

Monitorare i nuovi trend emersi per effetto della pandemia da Covid-19

È importante monitorare i consumi degli italiani durante questa edizione degli Europei, per capire come sono cambiate le loro abitudini nel corso degli anni, e se magari è possibile notare qualche nuovo trend emerso per effetto della pandemia da Covid-19. “Le grandi manifestazioni sportive sono un’ottima occasione per generare Penetrazione, che è il principale driver di crescita di mercati e brand del Largo Consumo – commenta Marco Pellizzoni, Commercial Lead Consumer Panels di GfK Italia -. Per le aziende è fondamentale sfruttare al meglio questo momento attraverso attività mirate di comunicazione e in store, per generare prove di prodotto (Trial) da consolidare in seguito alla fine della manifestazione”.

Calcio, un settore che oggi più che ha mai bisogno di re-inventarsi

“Ma non solo – continua Marco Pellizzoni -: in un settore come il Calcio che oggi ha più che mai bisogno di re-inventarsi, diventa fondamentale per Aziende, Retailers, Squadre di Calcio, Associazioni di Club e Federazioni capire le effettive opportunità e creare efficaci selling stories basate sui comportamenti reali dei consumatori, come quelli rilevati attraverso il Consumer Panel GfK”. 

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Effetto di stress e restrizioni, 1,2 milioni di fumatori italiani in più

Dopo la riduzione registrata ad aprile 2020 a maggio 2021 i fumatori sono cresciuti di 1,2 milioni, il 26,2% in più. La pandemia ha cambiato le abitudini degli italiani anche rispetto al fumo, e se tra i fumatori di sigarette tradizionali il 26,3% ora fuma dieci o più sigarette al giorno, tra questi, l’1,5% addirittura più di 20.
Tra i giovani, questi ultimi sono anche quelli che rispetto ai coetanei spendono più denaro senza il controllo dei genitori: se il 45,4% dei non fumatori dichiara di non spendere nulla senza il consenso dei genitori, la percentuale scende al 12,3% tra i fumatori occasionali, e all’11,5% tra i fumatori abituali. Secondo uno studio longitudinale dell’Iss, svolto in collaborazione con l’Istituto Farmacologico Mario Negri, percentuali del tutto sovrapponibili si registrano anche tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche.

A maggio 2021, 26,2% di fumatori

Dallo studio emerge che dopo una riduzione della percentuale dei fumatori osservato ad aprile (21,9%) rispetto a gennaio 2020 (23,3%), ovvero pre lockdown, c’è stato un incremento significativo che ha portato al 24% di fumatori a novembre 2020 e a 26,2% a maggio 2021. Il numero di sigarette fumate al giorno nella rilevazione di maggio 2021 è tornato a essere come in situazione di pre lockdown, mediamente di 10,8 sigarette al giorno (11,4 maschi, 10,1 femmine). A maggio 2021, poi, il 9,0 % della popolazione usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta elettronica, con un numero medio di ‘svapate’ al giorno di 30. In particolare, il 65% usa più frequentemente la tipologia ricaricabile, il 22% con serbatoio grande e il 13% ‘usa e getta’, mentre il 67% la usa con liquidi contenenti nicotina.

Durante la pandemia aumenta la percentuale di utilizzatori di http

La percentuale di utilizzatori di e-cig pre lockdown era dell’8,1%, ed è salita al 9,1% ad aprile 2020, rimanendo tale sia a novembre 2020 sia a maggio 2021.A maggio 2021 invece il 7% della popolazione usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta a tabacco riscaldato (Htp). La percentuale di utilizzatori di Htp è significativamente aumentata durante la pandemia, passando dal 4,1 % di gennaio 2020 al 4,4 % di aprile 2020 fino al 7% di novembre 2020. Una percentuale rimasta stabile fino a maggio 2021.

Il consumo occasionale di tabacco è associato a comportamenti non salutari

Lo studio rileva poi come il consumo occasionale o abituale di tabacco tradizionale o di sigaretta elettronica sia più frequentemente associato a comportamenti non salutari come il ‘binge drinking’. Si tratta della pratica di consumare cannabis o nuove sostanze psicoattive, ed è un’abitudine attuata più frequentemente dai fumatori di sigarette tradizionali o dagli utilizzatori di sigarette elettroniche rispetto a chi non fuma. Così, se l’1,0% dei non fumatori dichiara di bere fino a perdere il controllo tre o più volte, scrive l’Agi, la percentuale sale a circa il 7,0% tra i fumatori occasionali o abituali di sigarette tradizionali, e a circa il 9,0% tra i consumatori di sigarette elettroniche.

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Lo shopping diventa phygital e i consumi ibridi tra virtuale e reale

Il report Lifestyle Survery pubblicato da Euromonitor International elenca le nuove priorità di shopping per l’anno nuovo sui consumi globali. Se da una parte avremo un occhio più attento verso la convenienza, spinti dal rallentamento economico in corso a livello globale, quando spenderemo lo faremo soprattutto per crearci “oasi all’aria aperta” in città, a supporto di un maggiore bisogno di benessere fisico e psicologico. Compreremo quindi prodotti per il giardinaggio, arredamento outdoor, sport e spenderemo per attività culturali e sociali all’aperto. E il pendolarismo sarà a piedi, in bicicletta o in scooter. Il 2021 di fatto porterà però una nuova tendenza, la cosiddetta Phygital, l’ibrido fra mondo fisico e virtuale, applicabile in molti ambiti, dal lavoro agli acquisti, dal gioco al tempo libero.

Aumenteranno gli strumenti digitali per praticare le attività quotidiane

Da casa sperimenteremo lo shopping con il personal shopper presente in negozio connesso in videocall o attraverso i nuovi camerini virtuali. Faremo pause pranzo o caffè con i colleghi in ufficio, connettendoci con schermi inseriti nelle aree comuni, e così via.

Insomma, aumenteranno gli strumenti digitali per praticare le attività quotidiane, a casa come fuori. Lo shopping, precisa una nota di Ansa, includerà anche nuovi e-games per avventurarsi “fuori” rimanendo a casa, e aumenterà anche l’offerta di lezioni di fitness virtuale, seguite dallo smartphone, ma coordinate dai trainer in diretta streaming, proprio in stile phygital.

Il revenge shopping

Neonata modalità di fare acquisti è inoltre l’inclusione di parametri più politici nelle scelte di spesa. Soprattutto per Millennials e Gen Z. Ma non solo. “I giovani si sentono particolarmente scollegati dal sistema politico, credendo che chi è al potere non lo faccia con cura di rappresentarli – scrivono gli analisti Euromonitor International -. Sottovalutare il malcontento ha portato irrequieti e ribelli verso il ‘revenge shopping’, cioè fare acquisti stravaganti dopo essere stati limitati e costretti a casa per molti mesi”. In particolare, di bevande alcoliche, cibi spazzatura e videogiochi.

Riconfigurare l’equilibrio tra lavoro e vita privata in un mondo socialmente distante

“I consumatori sono scossi e agitati, rivalutano le loro priorità e identità, riconfigurando l’equilibrio tra lavoro e vita privata ed esplorando nuovi hobby in un mondo socialmente distante”, spiegano gli analisti. Prima della pandemia il 46% della generazione Z e il 50% dei Millennials preferiva spendere i propri soldi per fare esperienze piuttosto che comprare oggetti, ma a furia di stare a casa, si prevede una ripresa dello shopping di giocattoli veri e giochi educativi per i bambini, e accessori per hobby per gli adulti. Andranno per la maggiore anche arti e mestieri, strumenti musicali, attrezzatura sportiva e lezioni online (taglio e cucito, fare a maglia, bricolage) per acquisire nuove competenze specialistiche.

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Le previsioni globali per il 2021

In tutto il mondo il 2021 è atteso con la speranza che possa essere un anno più favorevole di quello passato, soprattutto riguardo alla pandemia. A livello globale, il 60% delle persone è ottimista in merito alla disponibilità di un vaccino efficace, e se l’Italia è un po’ più pessimista (55%), la Cina (89%) è in assoluto il Paese più ottimista. Secondo il nuovo sondaggio Ipsos Global Advisor, il 47% delle persone a livello globale crede anche che ci sarà una nuova pandemia causata da un nuovo virus. L’Italia si posiziona al penultimo posto: soltanto il 33% crede questo uno scenario realizzabile. 

Economia e divari sociali

In ogni caso, solo per il 41% a livello globale la probabilità che la vita nel proprio Paese ritorni alla normalità è alta, e solo un terzo si aspetta che l’economia si sia completamente ripresa. Nel 20121 il 66% dei cittadini mondiali si aspetta che la disuguaglianza di reddito nel proprio Paese aumenti nel prossimo anno. Gli italiani sono ancora più pessimisti (80%). 

Per 4 persone su 10, poi, è probabile che i principali mercati azionari di tutto il mondo andranno in “crash”. In Italia la percentuale è del 37%. La metà della popolazione mondiale ritiene inoltre improbabile che nel 2021 si riesca a colmare il divario retributivo di genere: un parere condiviso dal 62% degli italiani, 11 punti in più rispetto alla media globale.

Aspettative tecnologiche

Il 36% dei cittadini globali e il 34% degli italiani afferma che nel 2021 i robot assomiglieranno, penseranno e parleranno come gli esseri umani . Quasi 6 persone su 10 ritengono però improbabile che la clonazione umana venga legalizzata, e anche per l’Italia questo appare uno scenario probabile soltanto per il 18% della popolazione. La maggior parte degli intervistati si aspetta inoltre che il fenomeno dell’e-commerce, ampiamente cresciuto durante il lockdown, continui anche nell’anno appena iniziato. Il 57% dei cittadini globali, e il 51% degli italiani, pensa che probabilmente farà più acquisti online che nei negozi fisici. Ma un terzo, a livello mondiale, pensa che nel 2021 il proprio account online possa essere violato. In Italia soltanto il 28% è d’accordo. 

Future minacce globali

Nel complesso, non ci sono preoccupazioni relative alla razza umana nel suo insieme: circa il 16% dei cittadini globali e italiani ritiene improbabile che gli esseri umani si estingueranno nel 2021. Una grande maggioranza in tutto il mondo prevede però che le temperature globali medie aumenteranno (75%). In Italia la percentuale è pari al 79%.  Sei persone su 10 pensano poi che sia improbabile che un asteroide colpirà la Terra, parere condiviso dal 62% degli italiani. Una minoranza (16%) ritiene però possibile l’esistenza dei fantasmi (13% in Italia), e ancora meno (12% dei cittadini globali e italiani), quella degli alieni.

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I 6 trend di Wired per il 2021

Digital Transformation, sostenibilità, finance, lavoro, wellbeing e media. Sono queste le 6 tendenze per il 20121 individuate da Wired nella 4a edizione di Wired Trends, l’iniziativa organizzata da Wired Italia in collaborazione con Ipsos attraverso 6 incontri trasmessi in diretta streaming. Durante il primo incontro, dedicato alla digital transformation, si è discusso di AI, infrastruttura di rete e del modello startup. Ma è stata anche un’occasione per parlare di e-commerce, didattica a distanza, pagamenti digitali, big data, competenze digitali e nuova normalità. 

La sostenibilità non è solo un trend 

“La pandemia ha momentaneamente messo in secondo piano la sostenibilità, ma le persone si sentono comunque parte del problema ambientale e vogliono impegnarsi per rimediare, partendo da ciò di tangibile che hanno vicino, come il riciclo e la riduzione di imballaggi e sprechi”, afferma Andrea Alemanno, Senior Client Officer di Ipsos. Il secondo appuntamento ha esplorato appunto il tema della sostenibilità, un argomento che non è solo un trend, ma che riguarda la necessità di riportare al centro del dibattito pubblico la crisi ambientale e climatica. Si è parlato quindi di Green New Deal, trasporti e come ripensare a un nuovo modo di vivere la casa e la città, creare un nuovo mercato dell’energia e modificare il sistema finanziario per contenere le emissioni. 

Finance, lavoro e conseguenza del lockdown

Il terzo appuntamento è stato dedicato al mondo finance, alla propensione al risparmio degli italiani e al bitcoin, ma anche delle novità nel mondo del venture capital. “Lo stato di salute finanziaria delle famiglie e delle imprese italiane è buono – spiega Stefania Conti, Business Development Director Financial Services di Ipsos – il 60% delle aziende si dichiara soddisfatto delle risorse che ha a disposizione, e il 54% considera la pandemia un’opportunità più che un rischio”.

Il quarto appuntamento, rivolto invece al tema del lavoro e alle conseguenze del lockdown sul mondo lavorativo, ha analizzato i punti di forza e debolezza dello smartworking, la formazione continua, le mansioni impossibili da automatizzare, ma anche le prospettive per gli ultrasettantenni, i contratti di categoria e l’inquadramento dei rider, e il gender gap. 

Wellbeing, media e nuova normalità

Nel quinto appuntamento si è discusso del wellbeing, delle soluzioni high tech che aiutano a promuovere il benessere, dei neuroni Gps, la salubrità dell’aria, i giardini zen virtuali, le potenzialità del gaming e il desiderio sempre più forte di sentirsi bene. Nel sesto e ultimo appuntamento si è discusso dei media, della crescita dello streaming e della cultura in digitale, dei libri fruibili da smartphone e del data based storytelling, nonché di dieta mediatica, influencer, e tecnologie per eventi e incontri da remoto. “Si tratta di contenuti molto accessibili, che fanno parte di un’offerta ampia e con un costo molto basso – aggiunge Enrica Tiozzo, Senior Client Officer di Ipsos -. Questo ci fa pensare che nella nuova normalità faremo tesoro di ciò che abbiamo imparato in questi mesi, e integreremo la cultura digitale con le modalità tradizionali”.

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E-commerce e pandemia, nel 2020 volano gli acquisti

Nel 2020 il 37% dei food shopper online ha aumentato la spesa destinata ai prodotti alimentari sui canali online, il 24% degli italiani ha aumentato quella per i beni non alimentari, e considerando tutti i beni di largo consumo, il 70% degli italiani tra 18 e i 65 anni ha effettuato almeno un acquisto online nell’ultimo anno. Questi alcuni risultati emersi dall’Osservatorio The World after Lockdown, curato da Nomisma e Crif, che da oltre sette mesi analizza l’impatto della pandemia Covid-19 sulla vita e i consumi dei cittadini, mostrando come la pandemia abbia letteralmente messo il turbo all’e-commerce.

Per il Largo Consumo Confezionato oltre 19 milioni di acquirenti online

Considerando i soli prodotti del Largo Consumo Confezionato (alimentari, bevande, prodotti per la cura della casa e l’igiene della persona, pet care eccetera) acquistati su tutti i canali digitali, gli acquirenti online oggi sono oltre 19 milioni. È inoltre significativa la crescita potenziale associata ai consumatori che oggi sono ancora legati al solo canale fisico, di cui il 29% si dichiara interessato a sperimentare il carrello digitale in futuro. Ma cosa c’è nel carrello digitale degli italiani? Per il 67% prodotti alimentari e bevande, e per il 33% beni non food. In particolare, il comparto cura persona e cura casa sul totale delle vendite nell’online è rispettivamente del 17% e del 9%, mentre l’incidenza del pet care è pari al 7%.

La spesa alimentare sul web

Se è vero che la maggior parte della spesa alimentare avviene sui siti delle insegne della Gdo (canale utilizzato dal 73%), in molti sperimentano anche altri canali online, come i pure players (32% di chi acquista alimentari online), i siti/app di vendita online specializzati in food&beverage, testati almeno una volta dal 13% di chi ha fatto la spesa digital. Ma quali sono le motivazioni della spesa alimentare online? Innanzitutto, la possibilità di acquistare 24h (driver di scelta indicato dal 27%), mentre il 18% lo fa per evitare code, e il 17% perché non vuole rinunciare alla comodità di non doversi spostare da casa.

Oltre la Gdo

I prodotti acquistati online acquistati dal maggior numero di italiani sono informatica ed elettronica (48%), abbigliamento/calzature (30%), farmaci da banco/parafarmaci/integratori (24%), e arredo/accessori per la casa (20%). In generale, i primi canali online di riferimento per l’acquisto dei beni non alimentari sono i marketplace come Amazon o Ebay (69%), seguiti dai negozi online (11%) e da shop online di negozi/catene fisici (10%). Alle diverse categorie di prodotto, si associano differenti preferenze nei canali utilizzati. Ad esempio, tra chi acquista online abbigliamento il 45% preferisce i negozi virtuali plurimarca, per l’arredamento la maggioranza indica piattaforme e-commerce come Amazon o Ebay (68%), e per l’elettronica la fanno da padrone i marketplace generalisti (78%). Per i farmaci/integratori invece i primi canali digital di riferimento sono le farmacie online (48%).

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Minacce informatiche, nel terzo trimestre crescono gli attacchi RDP

La sicurezza informatica, anche in tempi di Covid, resta un’assoluta priorità. Anche perché i criminali informatici sono sempre più abili a dribblare le varie protezioni. Alcuni aspetti di questo andamento si scoprono nel Report sulle minacce relative al terzo trimestre 2020 pubblicato da Eset, gruppo specializzato nella cybersecurity. Tra le altre evidenze, ci sono anche la rinascita dei cryptominners e un deciso aumento dei malware bancari.

Il lavoro da remoto il più “sensibile”

Dall’indagine, che mette in luce anche i progressi nella ricerca sulla sicurezza informatica, emerge che i cybercriminali si siano spostati dai temi legati al Coronavirus, che hanno segnato i primi mesi del 2020, per tornare a tattiche più abituali. Tuttavia, si legge anche come nell’ultimo periodo le violazioni si siano concentrate sul lavoro da remoto, un settore in cui i rischi restano particolarmente elevati. Il report evidenzia infatti un ulteriore aumento degli attacchi mirati di Remote Desktop Protocol (RDP), in continua crescita per tutto il primo semestre. Mentre il numero di client unici presi di mira è cresciuto di oltre un terzo, il totale di tentativi di attacco è aumentato del 140%. “Il continuo aumento degli attacchi RDP potrebbe essere il risultato del crescente numero di sistemi scarsamente protetti connessi a Internet durante la pandemia, o dell’ingresso di nuovi attori malevoli che si ispirano a gang del ransomware per colpire l’RDP”, ha dichiarato Jiří Kropáč, Head of Threat Detection Labs di Eset. Tra le altre tendenze emerse negli ultimi mesi spiccano l’avvento dei cryptominers e la crescita dei malware bancari.

Aumentano i chip Wi-Fi vulnerabili a bug
Il Report di Eset sulle minacce del terzo trimestre del 2020 ha esaminato anche i progressi delle analisi e i risultati più importanti ottenuti dai ricercatori. Tra i molteplici riscontri ottenuti, sono stati scoperti, ad esempio, un numero maggiore di chip Wi-FI vulnerabili a bug simili a quelli di KrØØk. Ma sono stati anche smascherati un malware per Mac in bundle con un’app per il trading di criptovalute; rilevato CDRThief che colpisce i softswitches dei VoIP di Linux; approfondito KryptoCibule, una triplice minaccia per le criptovalute.
Il Report ha inoltre scandagliato operazioni che sfruttano MAXScript dannosi, la diffusione di trojan bancari latinoamericani in Europa, nuove attività del gruppo di cybercriminali TA410 e un aggiornamento sugli strumenti del gruppo Gamaredon. Insomma, se i cybercriminali sono sempre più creativi, anche la sicurezza informatica fa passi da gigante.

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Dall’inizio del lockdown 117 mila lavoratori autonomi in meno

L’occupazione indipendente crolla al livello più basso dal 2004, anno di inizio delle rilevazioni Istat. Si tratta di una vera e propria strage, confermata dalle stime provvisorie Istat dell’occupazione per il mese di luglio, che testimoniano il forte impatto della crisi economica dovuta al Covid-19 su imprenditori e autonomi. Dal mese di febbraio, ultimo dato prima del lockdown, a luglio si contano infatti 117 mila lavoratori autonomi in meno. Il dato diffuso dall’Istat sugli occupati e disoccupati relativi al mese di luglio rafforza e specifica meglio i caratteri della crisi in corso. E fa lanciare l’allarme a Confesercenti.

Lo scarto con luglio 2019 è di -556 mila occupati

L’associazione mette in evidenza in primo luogo “l’intensità” dei dati Istat. Nonostante luglio sia il primo mese di aumento dell’occupazione, dopo 4 mesi di riduzioni continuative in cui si sono persi 500 mila posti di lavoro, secondo Confesercenti lo scarto con luglio 2019 resta elevato: 556 mila occupati in meno, il 2,4%. E a pesare è proprio la crisi di imprenditori, professionisti e autonomi. Mentre sul mese i dipendenti aumentano di 145 mila unità (di cui 138 mila permanenti) gli indipendenti diminuiscono di 60 mila. Rispetto a luglio 2019 entrambe le componenti calano, ma la flessione dei dipendenti è pari all’1,8%, quella degli indipendenti al 4,5%.

“Il lockdown ha esacerbato dinamiche strutturali già operanti”

Se si osservano i dati dal 2004 si nota come il numero dei lavoratori sia crollato di 1,239 milioni, il 20% in meno, collocando questo dato tra i più bassi di sempre. “Il lockdown ha esacerbato le dinamiche strutturali già operanti, mettendo ancora più a nudo alcune contraddizioni della nostra economia – spiega Mauro Bussoni, Segretario Nazionale di Confesercenti -. Mentre per il lavoro dipendente le misure di sostegno hanno contenuto il tracollo, la rete di protezione messa a disposizione del lavoro autonomo e delle imprese si è rivelata insufficiente. L’Italia offre un ambiente sempre più ostile al fare impresa – continua Bussoni – non è più il Paese delle ‘ditte’, caratterizzato da un tessuto vivace di micro e piccole imprese e di autonomi. Una rete economica che garantisce ricchezza, posti di lavoro e servizi ai cittadini, che ora rischia di essere decimata dalla crisi innescata dal Covid”.

“Le micro e piccole imprese necessitano di alcuni interventi specifici di supporto”

Secondo il Segretario Nazionale Confesercenti “È urgente intervenire per invertire il trend negativo. Le micro e piccole imprese necessitano di alcuni interventi specifici di supporto, per frenare questa emorragia, ma anche e soprattutto per creare occasioni di rilancio. I sostegni introdotti fino a oggi hanno forse alleviato l’impatto della crisi, ma serve evidentemente di più”.

Tra le misure necessarie suggerite da Bussoni, “riformare fisco e lavoro per renderli più flessibili e a misura di impresa, e usare con efficacia le risorse europee per finanziare l’innovazione del sistema economico italiano – sottolinea ancora Bussoni – accompagnando le piccole imprese alla rivoluzione digitale”.

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Durante il lockdown più insonnia e orari del riposo spostati in avanti

Se l’emergenza Covid-19 ha costretto a mutare le nostre abitudini, e a reimpostare il modo di lavorare e di svolgere molte attività quotidiane, il lockdown, in particolare, ha cambiato il nostro sonno, e in peggio.

Uno studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, pubblicato sul Journal of Neurology, ha messo in luce gli effetti che i mesi di clausura forzata hanno avuto sulla qualità del sonno di studenti e personale amministrativo dello stesso ateneo. L’indagine è stata condotta su 307 universitari con un’età media di 22 anni, e 93 collaboratori dell’Università Vita-Salute San Raffaele, con un’età media di 37 anni.

Più tempo per addormentarsi e per svegliarsi

Più in dettaglio, il campione selezionato dai ricercatori ha risposto a un questionario online messo a punto da psicologi e neurologi del Centro del Sonno dell’Ospedale San Raffaele, diretto dal professor Luigi Ferini Strambi, sulle caratteristiche del sonno e sui sintomi ansiosi e depressivi insorti durante periodo della pandemia da coronavirus. Lo studio ha evidenziato un aumento del tempo trascorso a letto durante l’emergenza e uno spostamento in avanti sia dell’orario di addormentamento sia dell’orario di risveglio mattutino. In pratica, per addormentarsi sono stati necessari 40 minuti in più a entrambi i gruppi valutati, e il risveglio è avvenuto 37 minuti in più per i lavoratori e 64 minuti per gli studenti.

In aumento la percentuale di chi ha difficoltà a dormire

“Questo spostamento, per i cosiddetti ‘gufi’, che nella popolazione generale rappresentano il 15- 20%, è stato positivo perché ha permesso loro di seguire il naturale ritmo sonno veglia – ha spiegato il professor Ferini Strambi -. In tutti gli altri soggetti lo scombussolamento dei ritmi del sonno ha inciso negativamente sul benessere generale”,

I risultati hanno evidenziato anche un incremento della percentuale di soggetti con difficoltà di addormentamento: nel periodo pre-Covid-19 si trattava del 39%, mentre durante il lockdown è salita al 55%. Nei lavoratori invece i ricercatori hanno osservato anche un incremento dell’insonnia di mantenimento, ovvero i ripetuti risvegli notturni, che è passata dal 24% nel periodo pre-Covid-19 al 40% durante il lockdown.

Stretta relazione tra cattivo sonno, depressione e ansia

I ricercatori hanno constatato anche che il 30% del campione ha riportato sintomi depressivi e il 34% sintomi ansiosi, più evidenti nel gruppo degli studenti e nei soggetti di sesso femminile.

“Lo studio – ha aggiunto Ferini Strambi – ha dimostrato una stretta relazione tra cattivo sonno, depressione del tono dell’umore e ansia. Il sonno è una funzione fondamentale per il benessere del nostro organismo, ed è importante che le persone imparino a rispettare semplici regole volte a migliorare il riposo notturno e a favorire il benessere generale”.

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Crolla il turismo, in estate -56 milioni di presenze

Per il turismo italiano questa è l’estate peggiore degli ultimi 20 anni. Nonostante la ripresa della mobilità nazionale e internazionale le prenotazioni non decollano, e si stimano 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti in meno rispetto all’estate del 2019. È quanto emerge da uno studio condotto da CST Firenze per Assoturismo Confesercenti su un campione di 2.118 imprenditori della ricettività, che disegna una brusca frenata che potrebbe cancellare oltre 3,2 miliardi di euro di fatturato. Di cui il 52% per le attività extralberghiere e il 48% per il comparto alberghiero.

Dimezzati i visitatori stranieri, flessione più contenuta per la domanda interna

A pesare è soprattutto il calo dei visitatori stranieri. Sui 56 milioni di pernottamenti perduti 43 milioni sono di turisti esteri, che quest’anno non raggiungeranno le località del nostro Paese, con un crollo del 43,4% rispetto all’estate 2019, quasi un dimezzamento. La flessione sarà invece più contenuta per la domanda interna (-11,6%), ma i risultati peggiori saranno registrati dal comparto alberghiero, con una flessione del -28,7%, mentre l’extralberghiero si attesterà al -23,7%. La tendenza negativa interesserà tutte le aree, anche se gli andamenti peggiori sono stati segnalati dagli imprenditori del Nord Ovest (-32,9% di pernottamenti). Valori negativi più o meno omogenei sono attesi per il Nord Est (-28,7%) e Centro (-25,8%), mentre meno pesante, ma comunque rilevante, sarà la riduzione per il Sud e le Isole (-19,3%).

Saranno circa 23mila le strutture che non apriranno affatto

Il calo ipotizzato delle presenze turistiche sarà del -38,3% per le località lacustri e del -36% per quelle termali. La flessione si attesta invece al -34,3% per le città d’arte e affari, del -31,4% per mete rurali e collinari, del -21,8% per le località montane e del -20,9% per quelle marine. Alla riduzione della domanda corrisponderà anche un netto calo dell’offerta del settore ricettivo. Saranno infatti circa 23mila le strutture che quest’estate non apriranno affatto, di cui 3mila nel comparto alberghiero. Ed è prevedibile per l’estate 2020, riferisce Adnkronos, una riduzione complessiva di 1,8 milioni di posti letto.

Oltre 82 mila addetti rimasti senza lavoro

Secondo lo studio di CST Firenze la riduzione della domanda e dell’offerta avrà anche un importante effetto occupazionale. Si stima infatti che a oggi siano oltre 82mila gli addetti (fissi e stagionali) del sistema ricettivo rimasti senza posto di lavoro, di cui solo una parte protetta dalle misure economiche messe in atto dal Governo. In particolare, il 66% degli addetti era attivo nel comparto extra alberghiero, e il 34% nelle imprese alberghiere.

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