Lavoro agile: ecco le best practice

Il lavoro agile sta iniziando a diventare una normalità. In questo contesto, di grande trasformazione, dynamic working, comunicazione coerente e politiche aziendali sono gli elementi che attraggono i talenti. Ad affermarlo è PageGroup, società leader mondiale nel recruitment, che ha illustrato le best practice utili alle aziende che ancora non hanno adottato politiche di flessibilità oraria e di welfare. Dynamic working, comunicazione coerente e politiche aziendali sono appunto i tre punti cardine attorno ai quali costruire ed implementare piani efficaci di smart working.

Smart working apprezzato da Millennial e Generazione X

Millennial e Generazione X sono d’accordo nel conferire un impatto positivo dello smart working sul work life balance (rispettivamente per il 72% e per il 62%, secondo lo studio di PageGroup “Lavoro e vita privata”), dati che rendono evidente la necessità di ripensare i propri modelli organizzativi per le società che vogliono attrarre i migliori talenti e favorire il benessere dei propri dipendenti grazie ad un contesto lavorativo flessibile e moderno. Tuttavia, creare un ambiente di lavoro che rispetti queste caratteristiche non è sempre semplice. Dal ripensamento degli spazi all’adozione di nuove tecnologie, i fattori che concorrono alla creazione di un ecosistema agile sono molteplici e spesso determinati da elementi esterni al mondo del lavoro: infatti, il cambiamento degli stili di vita e delle aspettative delle generazioni più giovani hanno contribuito a creare una vera e propria “nuova normalità”. Motivo per cui, ad oggi, il lavoro flessibile non è più considerato un benefit esclusivo, ma un elemento assodato all’interno della quotidianità in cui viviamo e lavoriamo.

In base alla propria esperienza, PageGroup ha individuato tre pilastri chiave su cui fondare la nuova normalità e portarla all’interno delle aziende.

I pilastri chiave

La nuova normalità, secondo gli esperti, si sviluppa su tre direttrici. Prima,  il Dynamic working: lavoro basato su rendimento e conseguimento dei risultati, piuttosto che sul numero di ore passate in ufficio. Se il rendimento è elevato e le responsabilità rispettate, non dovrebbe importare dove e quando i risultati sono prodotti. Seconda, la comunicazione coerente: i dipendenti devono essere sempre coinvolti e consapevoli delle decisioni e dei cambiamenti che arrivano da amministratori e dirigenti. Questo permette di creare un ambiente inclusivo, in cui nessuno si sente discriminato.

Terza direttrice, politiche a livello aziendale: nel caso in cui venga introdotta una politica di lavoro flessibile, dev’essere applicata a tutti i livelli (magari escludendo solo i dipendenti in prova). Questo per creare un senso di comunità e un ambiente che promuove l’uguaglianza. Inoltre, in questo modo il personale si sente supportato, accettato e riconosciuto.

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