Google potenzia le ricerche con l’AI: in arrivo l’algoritmo Mum

Google vuole potenziare ulteriormente il suo motore di ricerca, e spinge l’acceleratore sull’Intelligenza Artificiale. Questa volta la parola chiave è Mum, acronimo di Multitask Unified Model, un nuovo algoritmo in grado di fornire risultati anche alle richieste più complesse in termini di contenuti, video e immagini.
“Oggi ci sono più informazioni accessibili rispetto al passato e i progressi nell’Intelligenza Artificiale trasformeranno radicalmente il modo in cui utilizziamo tali informazioni”, spiega Prabhakar Raghavan, Senior Vice President di Google in occasione dell’evento annuale in streaming Search On.

Una modalità di ricerca ‘inquadra-e-chiedi’

Tante sono le novità di Google presentate durante Search On, e che arriveranno nei prossimi mesi per tutti gli utenti del motore di ricerca. La prima riguarda la ricerca per immagini attraverso Lens, l’app lanciata nel 2017. Più in particolare, basterà toccare l’icona dell’app per inquadrare la foto di ciò che stiamo cercando, come ad esempio una bici o una maglietta, per chiedere a Lens di trovare qualcosa simile o di averne una descrizione dettagliata. Si tratta di una modalità di ricerca ‘inquadra-e-chiedi’, che potrà rendere più facile anche trovare il punto esatto all’interno di un video che ci interessa.
Quanto ai video, il nuovo algoritmo Mum consentirà di trovare argomenti correlati all’interno di un un filmato, anche quelli che non sono esplicitamente menzionati. Questo è possibile “in base alla comprensione avanzata delle informazioni nel video”, spiega Google.

Ulteriori miglioramenti visivi in arrivo nei prossimi mesi

La prima versione di questa funzione verrà lanciata nelle prossime settimane, “con ulteriori miglioramenti visivi in arrivo nei prossimi mesi”, sottolinea ancora Google. I progressi nell’Intelligenza Artificiale, porteranno poi anche a una pagina di Ricerca rinnovata e più visiva, che comprenderà la funzionalità ‘Cose da sapere’, per approfondire nuovi argomenti, anche personalizzandoli a seconda dell’utente. D’altronde, lo slogan scelto per promuovere l’appuntamento annuale dedicato alle novità quest’anno è: ‘Ogni risposta porta a una nuova domanda’.

Su Google Maps anche il dettaglio degli incendi e le informazioni sul clima

Arrivano poi su Google Maps anche il dettaglio degli incendi e delle informazioni sul clima, ma anche la possibilità per chi non ce l’ha di avere un proprio indirizzo grazie all’app Address Maker. Il test è già partito in alcune comunità africane, riporta Ansa. 
“Con l’Intelligenza artificiale di Google e le informazioni sulla mappatura – aggiunge ancora la società di Mountain View durante l’evento Search On -, le persone e le organizzazioni di tutto il mondo possono accedere a informazioni utili e affidabili, necessarie per fare progressi nell’affrontare sfide globali come il cambiamento climatico”.

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Design, i nuovi trend emersi al Salone del Mobile

Più che trend sono mega trend, e riguardano tutte le sfere dell’abitare. Dall’ultimo Salone del Mobile di Milano sono emersi diverse tendenze che impatteranno – o che già lo fanno – sul nostro modo di abitare. Dopo la pandemia, si sono innescati importanti cambiamenti in tutte le sfere della nostra vita, e ovviamente il design e l’arredamento non fanno eccezione. Dalla sostenibilità alla tecnologia, passando per concetti più nuovi come la biofilia, ecco cosa dicono gli esperti del settore, secondo un’indagine condotta tra i professionisti e riportata da Ansa.  

Sostenibilità a 360 gradi e biofilia

Tema forte in tutti gli ambiti, la sostenibilità riguarda moltissimo tutta la filiera del settore arredo. Da qui nasce la volontà di proporre soluzioni e prodotti che presentano una percentuale più alta di materiali riciclabili, per esempio, o rappresentano il risultato di un percorso di innovazione interna delle aziende della propria filiera per contenere il consumo di energia e di risorse. La tendenza è trasversale e coinvolge diverse categorie di prodotti: pergole fotovoltaiche per esterni, rivestimenti attivi, cucine e bagni realizzati in materiali riciclabili. In questo contesto si inserisce anche la biofilia, ovvero la presenza di verde negli oggetti che ci circondano tutti i giorni. D’altronde, non è un segreto che le piante negli ambienti migliorano il nostro benessere, contribuendo a ridurre lo stress e ad aumentare la produttività. Cresce quindi a tutti i livelli il desiderio di una connessione più forte, fuori e dentro la casa, con la natura.

Tinte accese e leggerezza

Il bianco non passa mai di moda, insieme alla palette delle tinte naturali. Però il 2021 è anche l’anno dei colori forti, come quelli primari affiancati fra loro, così come è il momento della leggerezza. Un trend che si traduce in linee sottili per arredi e complementi, che non ingombrano lo spazio ma anzi contribuiscono a creare una sensazione di pulizia e ordine. Sono leggere anche le soluzioni proposte per dividere le stanze della casa – ad esempio pareti mobili o scorrevoli – una necessità emersa proprio co l’avvento dello smartworking e della Dad. Anche gli open space devono consentire di separare gli spazi secondo necessità.

Ordine e tecnologia invisibile

Ci si rilassa meglio, in casa, se tutto è in ordine e se non vediamo pile di oggetti ad ogni sguardo. Anche per questo prendono sempre più piede arredi trasformabili che “spariscono” alla vista. Anche la tecnologia diventa funzionale a rendere la vita in casa più semplice: ad esempio nei bagni debuttano  percorsi di mindfulness o sistemi come la cromoterapia. In cucina, gli elettrodomestici diventano sempre più ‘programmabili’, in modo da rendere la quotidianità più facile e, in parallelo, partecipare al contenimento dei consumi energetici. 

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La transizione verso il Food&Beverage Bio passa per il packaging sostenibile

Le vendite di prodotti biologici negli ultimi dieci anni sono cresciute del 133%, raggiungendo a luglio 2021 un valore di 4.573 miliardi di euro, dei quali 3.872 nel mercato domestico. E circa 23 milioni di famiglie italiane, l’89% del totale, almeno una volta nell’ultimo anno hanno acquistato Food&Beverage Bio. I prodotti bio sono una componente strutturale del carrello della spesa degli italiani, e le azioni a favore della sostenibilità che le imprese portano avanti si hanno ripercussioni sempre maggiori sul settore agroalimentare italiano. Cresce infatti l’impegno alla transizione a un packaging sostenibile, che abbandona la plastica vergine/monouso a favore di materiali riciclati e riciclabili oppure ottenuti da fonti rinnovabile.

Cosa guida la scelta nell’acquisto di un prodotto bio?

Per comprendere queste dinamiche Nomisma ha realizzato per Assobio un’analisi di 6 case history aziendali, che hanno consentito di mettere a fuoco il percorso di adozione di un packaging sostenibile nell’impresa e i relativi costi. E se le imprese vanno incontro alle nuove richieste del consumatore, che nella scelta di un prodotto bio privilegia innanzitutto due driver, l’origine (42%) e le caratteristiche del packaging (21%). In relazione alle caratteristiche della confezione, gli aspetti più considerati riguardano l’effettiva sostenibilità dei materiali, la preferenza verso uno specifico materiale impiegato, alla leggerezza e all’essenza di eccessi di imballaggio, fino alle confezioni plastic free, cui si sommano le informazioni in etichetta e sull’impatto ambientale del prodotto.

Gli ostacoli all’adozione di un packaging più sostenibile 

Questo scenario di adozione di un packaging più sostenibile si confronta con l’aumento dei prezzi delle materie prime e con le complessità di adeguamento tecnologico delle linee produttive, a fronte di una non immediate e automatica disponibilità a pagare un differenziale di prezzo da parte del consumatore. “Questi sforzi sono premiati dal consumatore – afferma Ersilia Di Tullio, senior project manager di Nomisma – che posto a scegliere fra la precedente confezione e quella più sostenibile dichiara una netta preferenza per quest’ultima: l’85% sceglie, infatti, il nuovo packaging sostenibile, il 9% dichiara di preferire il precedente e il 6% non rileva alcuna differenza”.

L’etichetta deve rendere esplicito al consumatore il valore aggiunto

“La vera sfida, in un mondo di etichette sempre più ricche di informazioni e di claim – dichiara Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence Nomisma -diventa quindi quella di comunicare in maniera chiara e immediata la sostenibilità del packaging, rendendo esplicito al consumatore il valore aggiunto, per l’ambiente e per la collettività, che deriva dalla scelta quotidiana di consumare prodotti sostenibili per metodo di produzione e per caratteristiche dei materiali della confezione”.

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Pmi verso la resilienza grazie al Next Generation Eu

Il piano di rilancio Next Generation Eu è un mezzo fondamentale per lo sviluppo post-pandemico, “soprattutto per le Pmi – spiega Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader – al fine di sostenere la loro crescita e resilienza e favorire il posizionamento competitivo anche sui mercati internazionali”.
Secondo il report La nuova generazione di Aziende Private – Il percorso verso la resilienza e le opportunità del Next Generation Eu, di Deloitte Private, l’elemento che concorre alla resilienza delle Pmi è la tecnologia, e come priorità strategica la trasformazione digitale.

Attribuire un ruolo primario alla digitalizzazione

Secondo Deloitte Private, il tessuto produttivo italiano attribuisce un ruolo primario alla digitalizzazione, spinta proprio dalla crisi pandemica, con un aumento del 23%. Nell’ultimo anno però il fatturato delle Pmi si è contratto in media del 10,6% e i margini operativi lordi hanno registrato una contrazione stimata al 22,8%, rischiando di metterne a repentaglio la resilienza. 
Potenziare le Pmi significa quindi “tutelare le eccellenze del nostro Paese, incluso il Made in Italy dove spesso la frammentazione e le ridotte dimensioni dei player hanno portato nel lungo periodo a problemi di competitività e tensione patrimoniale, soprattutto in quei settori dove sono più rilevanti le economie di scala e la capacità di investimento” aggiunge Lanzillo. 

La sostenibilità è un driver fondamentale per il rilancio verso il New Normal

“A determinare il carattere di resilienza delle imprese italiane – sottolinea Lanzillo – concorrono anche i temi di sostenibilità e di riduzione delle emissioni, seppur a differenti livelli: da chi è ancora in fase di implementazione iniziale (41%), a chi a metà processo (35%) o addirittura è maturo su queste tematiche (6%). Più della metà delle aziende italiane che hanno partecipato alla ricerca Deloitte dal titolo Connect for Europe: Next Generation Eu, ritiene la sostenibilità ambientale un driver fondamentale per il rilancio verso il New Normal. Nello specifico, oltre a migliorare la responsabilità sociale (37%) e fornire un contributo concreto alla realizzazione di un’economia circolare (31%), le aziende vedono nello sviluppo di progetti di sostenibilità ambientale anche una strada per coniugare i benefici ambientali a un netto potenziamento della performance aziendale.

Indirizzare il piano strategico verso le priorità del PNRR

Il PNRR, riporta ftaonline.com, con le proprie direttrici di azione concentrate su digitalizzazione, sviluppo tecnologico, sostenibilità e sussidiarietà, può contribuire a facilitare il raggiungimento di livelli di resilienza elevata anche alle imprese oggi categorizzate come a media o bassa resilienza. Conoscere i provvedimenti normativi che verranno adottati nel contesto della realizzazione delle priorità del PNRR, potrà quindi costituire un elemento di vantaggio competitivo. Questo, se le aziende sapranno indirizzare i piani strategici di breve e medio termine verso le priorità favorite dai finanziamenti del Piano, o i provvedimenti dedicati.

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La prima preoccupazione per i giovani del mondo? I cambiamenti climatici

Siamo abituati a sentir dire che i più giovani sono apatici e disinteressati a quanto succede attorno a loro. Beh, non è così: la Deloitte Global 2021 Millennial and Gen Z Survey, giunta alla sua decima edizione, rivela che le nuove generazioni sono attente ai problemi globali e soprattutto vogliono cambiamenti che possano portare a un mondo più equo e sostenibile. Si tratta di una tendenza globale, dato che i risultati sono simili anche se il sondaggio è stato condotto su oltre 23.000 intervistati in tutti i Paesi del globo (800 in Italia).

I temi che stanno più a cuore agli italiani 

“Ambiente, disoccupazione e salute sono i tre grandi temi che preoccupano i Millennial e la GenZ in Italia. A un anno dall’inizio della pandemia i Millennial italiani sono preoccupati per le prospettive lavorative e finanziarie, mentre cresce l’attivismo della GenZ, che porta con sé una maggiore attenzione per il tema ambientale, ma anche una nuova sensibilità sulle discriminazioni legate al genere, all’etnia e all’orientamento sessuale” precisa il rapporto. Al sondaggio hanno risposto i cosiddetti Millennial (nati tra il 1983 e il 1994) e GenZ (nati tra il 1995 e il 2003) in Italia e nel mondo.

Gli italiani più sensibili ai temi ambientali

Dalla stessa ricerca emerge come i ragazzi italiani, sia GenZ sia Millennial, siano più sensibili della media globale sul tema ambientale ma, allo stesso tempo, siano più scettici sulla probabilità che le persone, dopo la pandemia, si impegneranno ad agire sulle questioni ambientali. A crederci, infatti, è solo il 23% dei Millennial italiani contro il 37% dei Millennial nel mondo e il 31% della GenZ italiana contro il 40% della GenZ nel mondo. Inoltre, il 49% dei Millennial e il 48% della GenZ del nostro Paese pensa che abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno ed è troppo tardi per contrastare il cambiamento in corso.

Il messaggio alle aziende

“Dalla Millennial&Gen Z Survey emerge chiaramente che i giovani sono sempre più preoccupati per la situazione ambientale e sono molto critici verso i leader, sia politici sia aziendali, che hanno affrontato la questione finora. Come dimostra il report dell’Ipcc pubblicato lunedì 9 agosto, i ragazzi esprimono una preoccupazione legittima e fondata. Per questo anche le istituzioni e le imprese devono iniziare ad affrontare il cambiamento climatico come una minaccia serie e imminente” ha commentato Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte Italia. “In particolare, per le imprese italiane non solo ci sarà bisogno di una conversione di prodotti e servizi nel segno della sostenibilità, ma sarà anche vitale riuscire a includere nelle proprie strategie di lungo periodo i rischi legati al cambiamento climatico. Non farlo potrebbe avere costi elevatissimi, e quasi certamente superiori a quelli che stiamo pagando per la pandemia da Covid-19”.

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Turismo, per chi non fa vacanze pesa più la questione economica della paura

Il 54% degli italiani ha deciso ci concedersi una vacanza anche in questo difficile 2021, contro un altissimo 46% (circa 10 milioni di nostri connazionali, il 9% in più rispetto all’anno scorso) che invece non le farà per più di un motivo. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Demoskopika per la trasmissione Anni 20 Estate in onda su Rai2. Tra l’altro sorprende che sulla scelta di rinunciare alle ferie pesa di più la questione economica rispetto ai timori legati alla pandemia. Il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, ha così commentato questo scenario: “Le difficoltà economiche pesano più della paura del Covid nei consumi turistici degli italiani. Adesso è il momento delle decisioni politiche consapevoli”. 

Un turismo a due volti

“Quest’anno – ha detto ancora Rio – sarà inevitabilmente caratterizzato da un turismo a due volti, uno speculare all’altro. Da una parte, chi ha scelto di trascorrere una vacanza, principalmente in Italia, e, dall’altra, chi al contrario, fiaccato economicamente dall’emergenza pandemica vi ha già rinunciato. Un orientamento preoccupante  che, ad oggi, coinvolgerebbe ben 10 milioni di italiani. Quindi, nonostante, il turismo italiano sia fortunatamente in fase di graduale ripresa, risulta fondamentale attenzionare le gravi ripercussioni sia sul tessuto produttivo, con la chiusura di quasi 100 mila imprese, l’infiltrazione economica della criminalità organizzata nel comparto che sul piano sociale con un incremento dei bisogni di liquidità dei cittadini e con ben 370 mila famiglie in più in condizione di povertà relativa. In questa direzione, la politica deve avere il coraggio di fare scelte precise. C’è un problema prioritario di governance da cui consegue anche l’efficacia delle azioni di mitigazione dei provvedimenti pubblici messi in campo per la ripresa del sistema turistico italiano”.

Vacanze italiane per chi le può fare

Tra chi farà o ha già fatto una vacanza, l’87% ha scelto il nostro Pese come destinazione. Il 13%, invece, ha optato per il viaggio oltre confine: l’11,1%, in particolare, ha in programma una meta europea, mentre il 2,1% opta per una destinazione internazionale. Tra i “villeggianti”, prevale chi ha già prenotato una vacanza (31%), modalità immediatamente seguita da coloro i quali “stanno pensando di programmare una vacanza per i prossimi mesi” (17%). Mentre, ad oggi, soltanto il 6% si trova già in villeggiatura. 

I giovani i più inclini a partire

Sono soprattutto i più giovani (il 62%) gli italiani più propensi a partire, mentre la quota si abbassa drasticamente fra gli over 65 (33%). I principali fan delle vacanze, forse un po’ a sorpresa, sono gli abitanti del Mezzogiorno. Si tratta di persone che possiedono un titolo di studio medio-alto e si trovano in una condizione di lavoro dipendente (dirigenti, quadri, impiegati, etc.) piuttosto che autonomo. Quasi 6 italiani su 10, infine, si affideranno alla tradizione optando di trascorrere la vacanza al mare (58%), seguita dalla linea di prodotto turistico “montagna” (15%), dalla vacanza nelle “città d’arte e dei borghi” (10%) e in “campagna e agriturismo” (8%).

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Bonus rottamazione Tv fino a 100 euro, come funziona?

Giancarlo Giorgetti, il ministro dello Sviluppo economico ha firmato il decreto attuativo che rende operativo il bonus rottamazione Tv, la misura che sostiene i cittadini nell’acquisto di televisori compatibili con i nuovi standard tecnologici di trasmissione del digitale terrestre Dvbt-2/Hevc Main 10. La nuova tecnologia consentirà infatti di migliorare la qualità del segnale e di dare spazio alle trasmissioni in alta definizione, e l’agevolazione consiste in uno sconto del 20% sul prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 100 euro, che si può ottenere rottamando un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018.

L’agevolazione non prevede limiti di Isee

Il bonus rottamazione Tv ha, infatti, l’obiettivo di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi che non saranno più idonei ai nuovi standard tecnologici, al fine di garantire la tutela ambientale e la promozione dell’economia circolare attraverso un loro corretto smaltimento. A differenza del precedente incentivo, che resta comunque in vigore ed è pertanto cumulabile per coloro che sono in possesso di tutti i requisiti, il bonus rottamazione Tv si rivolge a tutti i cittadini in quanto non prevede limiti di Isee. In particolare, verrà riconosciuto un bonus per l’acquisto di un televisore per ogni nucleo familiare fino al 31 dicembre 2022. Le risorse destinate alla misura sono complessivamente 250 milioni di euro.

Come smaltire il vecchio apparecchio?

Il provvedimento individua tre requisiti per beneficiare dell’incentivo: residenza in Italia, rottamazione di un televisore e il pagamento del canone di abbonamento al servizio di radiodiffusione. A tal riguardo è previsto che potranno accedere all’agevolazione anche i cittadini, di età pari o superiore a settantacinque anni, che sono esonerati dal pagamento del suddetto canone. La rottamazione potrà essere effettuata in sede di acquisto del nuovo televisore, consegnando al rivenditore quello vecchio, che si occuperà poi dello smaltimento dell’apparecchio e di ottenere un credito fiscale pari allo sconto riconosciuto al cliente al momento dell’acquisto del nuovo apparecchio. Un’altra modalità per rottamare la vecchia tv è consegnarla direttamente in una isola ecologica autorizzata. In questo caso un modulo certificherà l’avvenuta consegna dell’apparecchio, con la relativa documentazione per richiedere lo sconto sul prezzo di acquisto.

Come verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso?

In vista del passaggio agli standard di trasmissione del digitale terrestre di nuova generazione Dvbt-2/Hevc Main 10 i cittadini possono verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso e gli elenchi delle apparecchiature idonee seguendo le informazioni e le procedure indicate sul sito nuovatvdigitale.mise.gov.it. Il decreto, controfirmato dal ministro dell’economia e delle finanze riporta Askanews, è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.

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Cala il fatturato del Legno-arredo, nel 2020 -8,2%. Previsioni positive per il 2021

Nell’anno della pandemia è il segmento del mobile di alta gamma a fronteggiare il maggior calo di vendite, pari al -11,6%, superiore a quello delle imprese che operano nella fascia più economica, che registrano una contrazione del -6,9%. In ogni caso, nel 2020 il fatturato delle maggiori aziende italiane del settore del mobile e dell’illuminazione ha segnato una flessione dell’8,2% sul 2019, in particolare, del -9% per quanto riguarda le vendite all’estero e del -7,6% per quelle sul mercato interno. Per il 2021 però è previsto un forte rimbalzo dell’8,7%, con il 52,5% delle aziende che stima un incremento degli investimenti rispetto all’anno precedente. Si tratta di alcuni dati emersi dal Report dal titolo La filiera del legno-arredo e illuminazione condotto dall’Area Studi di Mediobanca.

Le flessioni più ampie coinvolgono soprattutto i produttori di illuminazione

Con riferimento alle specialità, le flessioni più ampie hanno coinvolto soprattutto i produttori di illuminazione, che registrano un calo del -13,1%, i produttori di poltrone e divani (-12,5%), e le realtà che operano a monte della filiera nella lavorazione del legno (-11,7%). Secondo il report di Mediobanca, segnali di migliore tenuta, invece, arrivano dal segmento cucine (-4,5%), da quello di sedie, tavoli e parti accessorie (-3,4%), e arredo bagno (-1,1%).

Segnali ancora più negativi e contrazioni a doppia cifra per l’export

Segnali ancora più negativi si riscontrano per l’export. Le vendite estere hanno infatti segnato contrazioni a doppia cifra, in particolare, per i contractor (-24%) e le sedute imbottite (-17,6%).
Per il 2021 le aspettative di una crescita del fatturato superiore al 5% riguardano però il 79,2% delle imprese, con un 47,5% che intravede la possibilità di una ripresa che vada oltre il 10%. Solo l’11,9% delle aziende prospetta un calo delle vendite, mentre il 78,2% lo ha già subìto nel corso del 2020.

Nel 2021 atteso un rimbalzo dell’8,7%

Il report di Mediobanca, scrive Aslanews, segnala però che i singoli comparti appaiono ottimisti di recuperare rispetto al quadro consegnato dal 2020. Nell’insieme, il rimbalzo si attesta all’8,7%, con intonazione migliore sul mercato interno (+9,7%) rispetto all’export (+7,6%). L’alta gamma (+9,4%), poi, andrebbe meglio delle produzioni massive (+8,5%), mentre si attendono di chiudere il 2021 in doppia cifra i produttori di living & sleeping (+12,6%) e quelli di legno grezzo e semilavorati (+11,2%). I tre segmenti che hanno contenuto le perdite nel 2020 proseguirebbero di buona lena anche nel 2021, ovvero cucine (+9,1%), bagni (+8,5%), sedie, tavoli e parti accessorie (+6,9%).

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Europei 2021: cosa mangiano gli italiani mentre guardano le partite?

Cosa mangiano gli italiani durante le serate passate a guardare le partite di calcio degli Europei 2021? E quali prodotti entrano nel loro carrello della spesa? Il Campionato europeo di calcio UEFA 2021, iniziato venerdì 11 giugno, ha visto l’Italia impegnata fin dalla prima giornata nella sfida contro la Turchia. Con l’inizio della competizione europea, e con l’allentamento delle restrizioni per il contenimento della pandemia, è tornata anche l’abitudine degli italiani a guardare le partite insieme in casa. Complici anche le restrizioni legate al Covid-19, che limitano ancora il numero di persone che possono accedere ai locali al chiuso, molti italiani si sono organizzati per vedere le partite della Nazionale comodamente in casa propria. E sicuramente in queste occasioni non manca qualcosa da bere e mangiare in compagnia di amici e parenti, per vivere al meglio l’emozione di queste serate di inizio estate.

Bevande alcoliche e non, pop corn, patatine, e dolci confezionati o fatti in casa

Cosa comprano e cosa consumano le famiglie italiane durante le partite degli Europei? GfK ha cercato di rispondere a questa domanda analizzando i consumi rilevati attraverso il proprio Consumer Panel in occasione dell’ultima edizione dei campionati Europei, tenutasi nel 2016. Gli Europei 2016 avevano trainato la crescita di penetrazione per molte categorie del Largo Consumo, dalle bevande, alcoliche e analcoliche, allo snacking salato, come pop-corn, frutta secca, grissini, e patatine. Ma anche i dolci confezionati e agli ingredienti per prepararli in casa, come preparati per torte, lievito di birra, mascarpone. Interessante notare come tra i prodotti che nel 2016 crescevano in penetrazione ci fossero anche gli ingredienti per la classica pasta al pomodoro.

Monitorare i nuovi trend emersi per effetto della pandemia da Covid-19

È importante monitorare i consumi degli italiani durante questa edizione degli Europei, per capire come sono cambiate le loro abitudini nel corso degli anni, e se magari è possibile notare qualche nuovo trend emerso per effetto della pandemia da Covid-19. “Le grandi manifestazioni sportive sono un’ottima occasione per generare Penetrazione, che è il principale driver di crescita di mercati e brand del Largo Consumo – commenta Marco Pellizzoni, Commercial Lead Consumer Panels di GfK Italia -. Per le aziende è fondamentale sfruttare al meglio questo momento attraverso attività mirate di comunicazione e in store, per generare prove di prodotto (Trial) da consolidare in seguito alla fine della manifestazione”.

Calcio, un settore che oggi più che ha mai bisogno di re-inventarsi

“Ma non solo – continua Marco Pellizzoni -: in un settore come il Calcio che oggi ha più che mai bisogno di re-inventarsi, diventa fondamentale per Aziende, Retailers, Squadre di Calcio, Associazioni di Club e Federazioni capire le effettive opportunità e creare efficaci selling stories basate sui comportamenti reali dei consumatori, come quelli rilevati attraverso il Consumer Panel GfK”. 

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Effetto di stress e restrizioni, 1,2 milioni di fumatori italiani in più

Dopo la riduzione registrata ad aprile 2020 a maggio 2021 i fumatori sono cresciuti di 1,2 milioni, il 26,2% in più. La pandemia ha cambiato le abitudini degli italiani anche rispetto al fumo, e se tra i fumatori di sigarette tradizionali il 26,3% ora fuma dieci o più sigarette al giorno, tra questi, l’1,5% addirittura più di 20.
Tra i giovani, questi ultimi sono anche quelli che rispetto ai coetanei spendono più denaro senza il controllo dei genitori: se il 45,4% dei non fumatori dichiara di non spendere nulla senza il consenso dei genitori, la percentuale scende al 12,3% tra i fumatori occasionali, e all’11,5% tra i fumatori abituali. Secondo uno studio longitudinale dell’Iss, svolto in collaborazione con l’Istituto Farmacologico Mario Negri, percentuali del tutto sovrapponibili si registrano anche tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche.

A maggio 2021, 26,2% di fumatori

Dallo studio emerge che dopo una riduzione della percentuale dei fumatori osservato ad aprile (21,9%) rispetto a gennaio 2020 (23,3%), ovvero pre lockdown, c’è stato un incremento significativo che ha portato al 24% di fumatori a novembre 2020 e a 26,2% a maggio 2021. Il numero di sigarette fumate al giorno nella rilevazione di maggio 2021 è tornato a essere come in situazione di pre lockdown, mediamente di 10,8 sigarette al giorno (11,4 maschi, 10,1 femmine). A maggio 2021, poi, il 9,0 % della popolazione usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta elettronica, con un numero medio di ‘svapate’ al giorno di 30. In particolare, il 65% usa più frequentemente la tipologia ricaricabile, il 22% con serbatoio grande e il 13% ‘usa e getta’, mentre il 67% la usa con liquidi contenenti nicotina.

Durante la pandemia aumenta la percentuale di utilizzatori di http

La percentuale di utilizzatori di e-cig pre lockdown era dell’8,1%, ed è salita al 9,1% ad aprile 2020, rimanendo tale sia a novembre 2020 sia a maggio 2021.A maggio 2021 invece il 7% della popolazione usa regolarmente o occasionalmente la sigaretta a tabacco riscaldato (Htp). La percentuale di utilizzatori di Htp è significativamente aumentata durante la pandemia, passando dal 4,1 % di gennaio 2020 al 4,4 % di aprile 2020 fino al 7% di novembre 2020. Una percentuale rimasta stabile fino a maggio 2021.

Il consumo occasionale di tabacco è associato a comportamenti non salutari

Lo studio rileva poi come il consumo occasionale o abituale di tabacco tradizionale o di sigaretta elettronica sia più frequentemente associato a comportamenti non salutari come il ‘binge drinking’. Si tratta della pratica di consumare cannabis o nuove sostanze psicoattive, ed è un’abitudine attuata più frequentemente dai fumatori di sigarette tradizionali o dagli utilizzatori di sigarette elettroniche rispetto a chi non fuma. Così, se l’1,0% dei non fumatori dichiara di bere fino a perdere il controllo tre o più volte, scrive l’Agi, la percentuale sale a circa il 7,0% tra i fumatori occasionali o abituali di sigarette tradizionali, e a circa il 9,0% tra i consumatori di sigarette elettroniche.

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