Perché si lascia l’azienda? I 10 motivi delle Grandi dimissioni 

Dalle relazioni professionali con colleghi e superiori all’aumento di stipendio, dalla ricerca di un lavoro più interessante alle opportunità di carriera, e dal desiderio di avere più tempo per sé fino a quello di cambiare, Randstad ha stilato la lista delle 10 ragioni principali per cui i lavoratori scelgono di lasciare un’organizzazione. Le ragioni che spingono i lavoratori ad abbandonare il proprio lavoro spesso sono molto più articolate dell’offerta economica, e mettono in discussione processi consolidati. E con la ripartenza del mercato del lavoro e la caccia ai talenti, molti sono spinti a un cambiamento. Come dimostra il boom di Grandi dimissioni, le cui motivazioni non sono sempre scontate.

La prima ragione è il rapporto con i colleghi

La prima ragione per cui i lavoratori lasciano un’azienda è il rapporto con i colleghi di livello pari o superiore. Soprattutto nel secondo caso, non necessariamente perché il rapporto è conflittuale, ma perché non allineato ai bisogni di quel momento. L’esperienza collettiva degli ultimi mesi ha poi indotto una riflessione sul significato più profondo della vita e del lavoro. Molte persone cambiano posto alla ricerca di un contenuto di lavoro più interessante e stimolante, più in linea con le aspettative del ruolo professionale che vogliono ricoprire. Ma non c’è solo il tipo di lavoro. Sempre più persone, indipendentemente dal ruolo in azienda, non si dicono più disposte a scendere a compromessi tra i valori prioritari per la loro identità personale e quelli dell’organizzazione in cui operano.

Quando la retribuzione è percepita come insufficiente

È il motivo più scontato, ma oggi lo stipendio è determinante in una fase di forte competizione. Se la retribuzione è percepita come insufficiente rispetto al proprio valore, è probabile che un lavoratore sia attratto da offerte migliorative.  Da sempre un fattore molto importante, l’equilibrio tra vita privata e professionale, è stato messo a dura prova durante il lockdown. La sua rilevanza è aumentata esponenzialmente, e spesso i lavoratori scappano da condizioni ‘tossiche’, in cui l’attività professionale invade totalmente quella privata. E soprattutto i più giovani chiedono prospettive di crescita, step professionali, stimoli continui.

Non sempre si cambia per aumentare di livello

A volte, specie per profili qualificati a inizio carriera, è più interessante un’opportunità di specializzazione in un ambito di interesse, per acquisire conoscenza ed esperienza in un ruolo. Non sempre, quindi, si cambia per aumentare di livello. L’esperienza del lockdown e la perdita della relazione di molti luoghi di lavoro hanno messo in evidenza anche l’importanza di un ambiente di lavoro accogliente, positivo e stimolante. Ma dopo l’esperienza dello smart working di massa, oggi molti lavoratori ricercano espressamente offerte di lavoro che consentano di svolgere l’attività a distanza con maggiore flessibilità sugli orari. Talvolta però le dimissioni sono parte di un processo che va oltre l’ambito professionale. Cambiare il posto di lavoro può significare dare un taglio alla quotidianità, mettendosi alla prova per dare nuovo significato al proprio percorso.

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