Quarta rivoluzione industriale: il ruolo di IoT e RFID

Qualcosa sta cambiando, ed è solo agli inizi. È la quarta rivoluzione industriale, che grazie all’innovazione tecnologica amplifica le capacità cognitive umane, dando la possibilità di analizzare, elaborare e utilizzare miliardi di informazioni. Alla base di questa rivoluzione c’è un insieme di tecnologie, tra cui spicca l’Internet of Things (IoT) basata sull’RFID (Radio Frequency Identification), che attraverso l’uso delle radiofrequenze consente di identificare e tracciare in modo automatico e univoco ogni oggetto su cui l’etichetta è stata applicata. Entro il 2021 saranno 25 miliardi gli oggetti taggati con RFID, e quindi connessi all’IoT.  Non è un caso, infatti, che l’RFID stia vivendo un nuovo slancio grazie alla sua capacità di aprire inedite opportunità sia per le aziende di produzione sia per i retailer.

Senza standard condivisi l’RFID non abilita la piena interoperabilità tra sistemi

Un nuovo mondo, dunque, tutto da sviluppare. Come emerge dal progetto di GS1 Italy insieme all’RFID Lab dell’Università di Parma, se le prospettive sono rosee e le possibilità enormi, con il nuovo slancio dell’RFID stanno emergendo anche i problemi. Il primo: senza standard condivisi l’RFID in sé non abilita la piena interoperabilità tra sistemi e la scalabilità dei progetti. Infatti, l’adozione da parte delle aziende di sistemi proprietari diventa inefficace e insufficiente nel momento in cui il business aumenta e ci si interfaccia con nuovi clienti e mercati di scala sovralocale.
Per evitare questi problemi occorre parlare la stessa lingua globale con tutti i business partner.

Identificare in modo univoco i singoli prodotti

“È per questo che GS1 ha sviluppato l’Electronic Product Code (EPC), uno standard che identifica in modo univoco e inequivocabile i singoli prodotti”, spiega Linda Vezzani, GS1 visibility and RFID standards specialist di GS1 Italy. In pratica l’EPC è una sorta di codice fiscale di ogni prodotto, che permette di identificarlo in modo univoco, catturare le informazioni lungo tutta la catena di approvvigionamento e renderle disponibili attraverso le onde radio. Per le aziende che già utilizzano il linguaggio globale GS1 l’adozione dell’RFID è semplice perché si sfrutta l’identificazione GS1 usata per i propri prodotti, e quindi, le informazioni di prodotto vanno solo tradotte in linguaggio EPC.

Tre case history

Le potenzialità dell’utilizzo della tecnologia RFID con standard GS1 condivisi sono enormi, e i risultati per le aziende capofila di questo approccio sono interessanti. Qualche esempio? La case history di Decathlon, che ha adottato lo standard EPC/RFID a livello di item su tutti i prodotti presenti negli store, e del Gruppo Bonterre, che l’ha applicato su ogni unità logistica (pallet). In entrambi i casi sono stati raggiunti benefici in termini di aumento della visibilità lungo la supply chain, della produttività, dell’affidabilità e del controllo degli stock di magazzino. Significativo anche il caso del Giappone, dove nel 2017 il governo ha avviato una sperimentazione con l’obiettivo dichiarato di arrivare a inserire il tag RFID su tutti i prodotti entro il 2025, abbassandone il costo a circa uno yen.

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